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Editoriali Pubblicato il 11 settembre 2016

Editoriali Diario della settimana: ancora problemi col canone Rai

> Editoriali Pubblicato il 11 settembre 2016

Le altre info dal mondo dell’hi-tech: Privacy e WhatsApp. Pen drive cinesi, i problemi legati al basso costo.

Lo confesso: pur trattandosi di un argomento antipatico, sto cominciando ad affezionarmi. Parlo del canone Rai, tra i temi più cliccati sul nostro portale. I motivi penso siano due. Il primo è che a nessuno piace pagare tasse che si considerano inutili o che comunque urtano contro un certo sentimento di giustizia. Non è un giudizio personale sul canone, ma la constatazione di quello che gli italiani pensano e La Legge per Tutti, in tal senso, è un osservatorio privilegiato.

L’altro motivo, secondo solo in ordine di esposizione, è che le modalità di pagamento sono diventate più complicate. L’obiettivo del Governo Renzi era quello di rendere il pagamento più immediato, ma a conti fatti lo Stato è riuscito a centrare gli obiettivi opposti, creando ancora più confusione. Non bastavano i programmi di intrattenimento e le serie tv proposte dalla Televisione italiana. Per intrattenere la vita degli italiani, la politica ha puntato sulla «realtà aumentata» introducendo il pagamento del canone Rai in bolletta. E infatti il terzo argomento più letto della settimana è stato: Canone Rai: se hai trovato in bolletta 80 euro e non 70. È un terzo posto virtuale se pensiamo che l’articolo resiste sul podio già dalla settimana scorsa.

Al primo posto troviamo, anche questa settimana, un argomento hi tech. È una conferma: la nostra vita è sempre più virtuale, anche se le leggi ancora non disciplinano al meglio questa nuova dimensione della società e, di conseguenza, non sono previsti strumenti davvero idonei a controllare e a far osservare le norme. Comunque sia, il titolo dell’articolo in questione è Come non apparire online su WhatsApp. «L’app di messaggistica mette a rischio la privacy – scrive Maura Corrado nel suo pezzo –  non si può non apparire online una volta effettuato l’accesso. Vediamo le alternative per difendere il diritto a non voler essere disturbati». «Il diritto a non voler essere disturbati», scusate la ripetizione, ma è bene ribadire certi concetti. Com’è strana la vita, un tempo era solo questione di buona educazione. Bastava il cenno di un genitore o la preoccupazione di dar fastidio e tutto finiva lì, almeno nella maggior parte dei casi. Oggi deve intervenire la privacy e il diritto, sintomo che da soli non riusciamo a controllarci come si deve.

Dalla Cina con furore. L’articolo più letto della scorsa settimana è quello di Giovanni Garro, Perché le pendrive costano meno nei negozi cinesi. Leggendolo colpisce una frase: «Quando si acquista da uno store cinese, ci sono da considerare le spese di spedizione, i tempi per ricevere il prodotto e la difficoltà per far valere la garanzia». E quindi, ok, risparmiamo, ma occhio. Non sempre conviene.

Come tutte le settimane concludiamo con uno sguardo al futuro. Il presente è come lo descrivono gli Stadio: «È una guerra ogni giorno. Ogni istante che ti volti qualcuno cerca di fotterti. Non ci sono più regole». E il futuro? «Bisognerebbe scoppiasse una rivoluzione. O che almeno tornasse la buona educazione». Sì, l’educazione, il rispetto. Dobbiamo ripartire da lì. È un dovere.

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