Bonus prima casa: lo spostamento della sede di lavoro
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12 Set 2016
 
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Redazione
 


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Bonus prima casa: lo spostamento della sede di lavoro

Agevolazioni fiscali: il contribuente che acquista casa deve impegnarsi a trasferire la residenza entro 18 mesi o deve avere già, alla data del rogito, il lavoro nel Comune ove si trova l’immobile agevolato.

 

Si torna a parlare di agevolazioni fiscali sull’acquisto della prima casa, un argomento che genera parecchio contenzioso nelle aule dei giudici tributari, forse per via dell’ampio ricorso al bonus pur quando non se ne ha diritto. La legge impone al contribuente, al momento della firma del rogito notarile con cui acquista la proprietà dell’immobile, di impegnarsi a trasferire (se non lo ha già fatto) la propria residenza nel Comune ove si trova la nuova casa: detto trasferimento deve avvenire al massimo entro 18 mesi; diversamente si perde il beneficio fiscale e bisogna pagare al fisco tutte le tasse che non si sono versate all’atto della stipula.

 

In alternativa al cambio della residenza, il contribuente deve avere la sede del lavoro nel Comune dell’immobile beneficiato. Lavoro che – in assenza di specificazioni da parte della legge – può essere di qualsiasi tipo, tanto autonomo, quanto dipendente. Se così stanno le cose, il contribuente può lasciare la propria residenza lì dove si trova e, quindi, anche in un diverso Comune.

Su questo punto è intervenuta una interessante sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano [1] a fornire un importante chiarimento. Secondo i giudici tributari, la sede del lavoro si deve già trovare – all’atto della firma del contratto di vendita – presso il Comune ove è ubicato l’appartamento: in altre parole non vale (come invece per la residenza) la possibilità di impegnarsi al suo trasferimento entro 18 mesi.

 

Sintetizzando, il contribuente si deve trovare in una delle seguenti tre condizioni al momento della firma del contratto definitivo di compravendita dell’immobile:

  • avere già la residenza nel Comune ove si trova l’immobile beneficiato;
  • non avere la residenza nel Comune ove si trova l’immobile beneficiato, ma impegnarsi a trasferirvela entro massimo 18 mesi;
  • avere già la propria attività lavorativa nel Comune ove si trova l’immobile beneficiato.

 

Secondo la CTP di Milano, l’eventuale impegno del contribuente, nel rogito d’acquisto, a trasferire la propria residenza nel Comune ove lavora è del tutto irrilevante: o si dà prova che il lavoro si trova già presso detto Comune oppure, per salvare l’agevolazione, non c’è altro mezzo che trasferire la residenza nei successivi 18 mesi.

 

Alla sede del lavoro viene equiparata anche la sede di studio.

 

Ciò che conta è dunque che l’attività lavorativa del contribuente (o la sede dello studio) si trovi già, al momento del rogito notarile, presso il Comune ove è ubicato l’immobile beneficiato, mentre non rileva il fatto di promettere di trasferirvela nei successivi 18 mesi.


[1] CTP Milano, sent. n. 4512/2016.

 


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