Se il padrone di casa affitta un appartamento a un vicino rumoroso
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12 Set 2016
 
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Redazione
 


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Se il padrone di casa affitta un appartamento a un vicino rumoroso

Il mio padrone di casa ha affittato l’appartamento sotto casa ad una industria dolciaria facendomi passare notti insonni. Lo può fare?  

 

La prima importante precisazione da fare è che la presenza di un vicino rumoroso consente all’inquilino di disdettare il contratto di affitto per giusta causa, anche senza dover attendere la scadenza del contratto di locazione. Secondo infatti la giurisprudenza, la situazione di invilivate dell’appartamento, dettata da rumori circostanti, giustifica il recesso anticipato dal contratto, senza che il locatore possa invocare risarcimenti o penali.

 

In ogni caso, il padrone di casa è sempre libero di affittare altri appartamenti a chiunque preferisca. L’unico limite che può incontrare il proprietario di un appartamento ad affittare il proprio immobile a un determinato tipo di inquilini (ad es. studenti universitari, ditte svolgenti attività commerciali o produttive, ecc.) può trovarsi nel regolamento di condominio. Pertanto, la prima cosa che il lettore dovrà fare è procurarsi una copia del regolamento (eventualmente la si può chiedere all’amministratore o al locatore) e verificare se esso vieti l’utilizzo degli appartamenti dell’edificio per svolgere attività commerciali o di altro tipo che possano provocare rumori.

 

Molti regolamenti contengono appositi limiti all’utilizzo degli immobili per determinati fini ritenuti particolarmente lesivi della tranquillità e quiete dei condomini. È bene precisare, però, che tali clausole sono valide solo se approvate con l’unanimità dei condomini; unanimità che si raggiunge in due modi:

  • o con il voto favorevole di tutti i condomini in assemblea (devono cioè essere tutti presenti e votare tutti a favore della “mozione”);
  • oppure con l’accettazione del regolamento condominiale all’atto del rogito notarile con cui, singolarmente, il costruttore vende i vari appartamenti agli acquirenti.

 

In assenza di un divieto specifico nel regolamento di condominio, l’inquilino molestato dall’attività del vicino ha comunque la possibilità di tutelarsi ricorrendo al giudice se la soglia di rumore prodotta supera la normale tollerabilità. La cosiddetta “normale tollerabilità” è un criterio generale posto dal codice civile per qualsiasi tipo di immissione (non solo rumore, ma anche esalazioni di calore, fumi e vapori, ecc.). Detto criterio deve tenere conto di una serie di variabili come la rumorosità di fondo dell’ambiente in cui il palazzo si trova (è certamente più tollerabile il rumore del vicino in un centro urbano trafficato che non in una periferia) e l’eventuale interesse della produzione (se il regolamento non vieta attività commerciali, non si può certo imporre a un negozio – normalmente trafficato di clienti – un assoluto silenzio).

 

Quindi, ciò che deve fare l’inquilino molestato dal rumore è provvedere egli stesso alla tutela dei propri diritti nei confronti di chi lo disturba. Di certo non può agire nei confronti del suo padrone di casa per aver questi, successivamente alla firma del suo contratto, affittato un appartamento confinante a un vicino rumoroso.

 

L’inquilino può difendersi da solo, agendo contro il vicino rumoroso; non deve  chiedere, al padrone di casa, di fare causa nei confronti del molestatore (situazione che, nel caso di specie, creerebbe un evidente conflitto di interessi, essendo questi locatore di entrambi gli appartamenti, quello molestato e quello molestatore). Pertanto il conduttore deve agire in prima persona, rivolgendosi con un avvocato al giudice e chiedendo il risarcimento del danno o l’eventuale insonorizzazione dei locali.

 

Per valutare l’eventuale superamento della soglia di tollerabilità dei rumori, il giudice nominerà un consulente tecnico d’ufficio, esperto in perizie fonografiche. I costi della perizia saranno anticipati a carico dell’inquilino molestato.


[1] Art. 844 cod. civ.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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