Pensione anticipata Ape, ultime novità
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12 Set 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione anticipata Ape, ultime novità

Anticipo pensionistico: penalizzazioni sino al 24%, esenzione per i disoccupati e i dipendenti addetti a lavori usuranti e con Legge 104.

 

Taglio della pensione sino al 24% dell’assegno, ma nessuna penalizzazione per gli addetti ai lavori usuranti, per i disoccupati e per i lavoratori beneficiari della Legge 104: sono queste le principali novità sull’Ape, l’anticipo pensionistico, illustrate ufficialmente ieri dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Nannicini.

L’Ape, in particolare, potrà essere ottenuta da tutti i lavoratori, a prescindere dalla loro tipologia(dipendenti, cococo, partite Iva…), ma solo alcune categorie potranno beneficiare dell’anticipo senza subire penalizzazioni sulla prestazione, o con tagli minimi, grazie a degli sgravi a carico dello Stato.

 

 

Ape: lavoratori non penalizzati

In particolare, è stato reso noto che non subiranno alcuna penalizzazione sull’assegno:

  • i disoccupati di lunga durata;
  • gli addetti a lavori particolarmente faticosi e pesanti;
  • gli addetti a lavori rischiosi;
  • i lavoratori che assistono parenti portatori di handicap grave, ossia i cosiddetti beneficiari della Legge 104.

Come annunciato in precedenza, poi, potranno fruire di un significativo taglio delle penalizzazioni anche i lavoratori con patologie gravi e gli esuberi: questi ultimi, in particolare, si vedranno ridurre le decurtazioni sulla pensione grazie al pagamento di un contributo aziendale, finalizzato a coprire parte del prestito necessario a ottenere il trattamento anticipato.

 

 

Ape: le penalizzazioni

Nel dettaglio, le penalizzazioni sulla pensione, nell’Ape, corrispondono alle rate del prestito necessario per accedere alla prestazione anticipata. L’Ape, infatti, è una sorta di trattamento di prepensionamento, che può arrivare fino al 95% della futura pensione e consente di uscire dal lavoro dai 63 anni di età in poi.

Il prestito finalizzato all’anticipo pensionistico sarà erogato da una banca convenzionata  con un tasso ridotto: per il lavoratore non sarà, comunque, necessario rivolgersi direttamente alla banca, in quanto l’Inps farà da intermediario.

In precedenza era stato reso noto che le penalizzazioni, per l’Ape, andassero da un minimo dell’1,4% (per le categorie tutelate) a un massimo dell’8%. Ora invece è stato annunciato che la penalizzazione oscillerà da un minimo dello 0%, per i lavoratori tutelati, a un massimo del 24% per i lavoratori non appartenenti a una particolare categoria coperta da contributi statali e aziendali, secondo il periodo di anticipo; in particolare, per gli aventi diritto a una pensione di circa 1.000 euro, la penalizzazione:

  • partirà da 50-60 euro mensili per un anno di anticipo;
  • sino ad arrivare a 240 euro nel caso di anticipo pari a 3 anni e 7 mesi.

Bisogna però chiarire che la penalizzazione deve applicarsi soltanto sulla quota retributiva della pensione, cioè sulla quota di assegno calcolata col sistema retributivo, basato sulla media degli ultimi stipendi; la quota calcolata col sistema contributivo, invece, risulta già “penalizzata” di per sé, in quanto basata sui contributi effettivamente accreditati e non sulla media delle ultime retribuzioni.

In base a quanto reso noto, l’Ape risulterà conveniente soltanto per le categorie tutelate, che fruiranno di una penalizzazione nulla o minima o, paradossalmente, per chi avrà diritto a una pensione o molto bassa, o molto alta.

Restano però ancora diverse domande a cui dare risposta: ad esempio, la possibilità di fruire dell’Ape per i cosiddetti “contributivi puri” (cioè per chi non possiede contributi precedenti al 1996 o per  chi ha optato per il calcolo interamente contributivo) e per chi beneficia della Deroga Amato e può pensionarsi con 15 anni di contributi. Ad oggi, per i primi la possibilità sembrerebbe negata dal fatto che, non avendo alcuna quota retributiva nella pensione, non subirebbero penalizzazioni; per i secondi, la risposta parrebbe ugualmente negativa in quanto si parla di un requisito minimo, per l’Ape, di 20 anni di contributi.

Ne sapremo comunque sicuramente di più nelle prossime settimane, alla presentazione della Legge di stabilità 2017.


 


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Commenti
14 Set 2016 Anna Maria NAPOLITANO

Purtroppo con L’Ape non si tiene conto di chi ha comunque sessant’anni (donna che ha lavorato anche a casa e portato avanti una famiglia) quarant’anni di contributi, riconoscimento di causa di servizio VII Ctg. e invalidità civile al 75%, separata e con figlio a carico laureato disoccupato ormai anche in età in cui è d’obbligo l’indipendenza economica anche per costruire a sua volta una famiglia. BASTA! Non se ne può più di inseguire questa pensione e conseguire tutti gli annessi e connessi!!!!