Il costruttore ritarda nella consegna dell’appartamento: tutele
Lo sai che?
12 Set 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Il costruttore ritarda nella consegna dell’appartamento: tutele

Se, dopo la firma del compromesso, la ditta costruttrice ritarda nell’ultimazione del palazzo e nella consegna dell’immobile, l’acquirente può farsi restituire i soldi e chiedere il risarcimento del danno.

 

Anche se il compromesso, che hai firmato con il costruttore per l’acquisto di un appartamento, può sembrarti capestro – ossia con clausole nettamente a favore di quest’ultimo – e se anche può apparire che questi si sia tutelato per il caso di ritardo nella consegna dell’immobile, una recente sentenza del tribunale di Vicenza fa proprio al caso tuo [1]: è sempre possibile chiedere lo scioglimento del contratto e il risarcimento del danno (se ben dimostrato). Ma procediamo con ordine.

 

Capita raramente che la ditta costruttrice di un palazzo mantenga fede alle promesse e consegni gli appartamenti alla data promessa: tanto è vero che i contratti preliminari (quelli che volgarmente vengono chiamati “compromessi”), nel momento in cui prevedono un termine massimo di ultimazione dell’immobile, stabiliscono anche che, in caso di mancato rispetto di detto termine, l’acquirente non può contestare nulla, né chiedere risarcimenti.

Ammaliati dalle promesse del venditore e dalla speranza di avere al più presto la casa dei propri sogni, quasi tutti firmano il preliminare senza troppo badare a quello che c’è al suo interno. Ma quando arriva la data di consegna e si inizia a bussare alla porta, si sperimenta a proprie spese l’assenza di tutele da parte della legge.

 

Tutele che, però, la sentenza in commento vuol ripristinare. Secondo, infatti, il provvedimento in commento, anche nei casi in cui il compromesso non preveda un termine essenziale per il completamento dell’edificio [2] (con ciò intendendosi quel termine il cui mancato rispetto comporta l’automatico scioglimento del contratto), è sempre possibile ricorrere al giudice per far dichiarare l’inadempimento del venditore tutte le volte in cui il ritardo è intollerabile. Così, ad esempio, dopo due anni di attesa, l’acquirente può pretendere che il compromesso venga “strappato” e gli siano restituite tutte le somme versate in anticipo al costruttore (caparra e quant’altro). Oltre a ciò – ma solo se riesce a dimostrare di aver subito un danno – può pretendere il pagamento di un indennizzo (su questo aspetto, però, il tribunale di Vicenza è stato rigoroso, escludendo la possibilità di un risarcimento vero e proprio, non avendo l’acquirente pagato tasse per un immobile di cui non è mai divenuto proprietario).

 

Insomma, la sintesi della sentenza (che peraltro ricalca precedenti della Cassazione [4]) è la seguente: anche se nel contratto viene stabilito che il mancato rispetto del termine nella consegna dell’immobile non dà diritto all’acquirente di recriminare e contestare alcunché, tuttavia, quando tale ritardo risulta eccessivo, è comunque possibile chiedere al giudice la risoluzione del contratto preliminare e la restituzione degli anticipi.


[1] Trib. Vicenza, sent. n. 817/16.

[2] Art.1457 cod. civ.

[3] Art. 1453 cod. civ.

[4] Dice la Cassazione: l’inosservanza di un termine non essenziale previsto dalle parti per la esecuzione di un’obbligazione contrattuale, pur impedendo la configurabilità della risoluzione di diritto ai sensi dell’articolo 1457 cod. civ. in mancanza di una diffida ad adempiere, non esclude la risolubilità del contratto, a norma dell’articolo 1453 cod. civ., se si traduce in un inadempimento di non scarsa importanza e cioè se il ritardo, imputabile al debitore anche sotto il profilarsi dell’elemento soggettivo, superi ogni ragionevole limite di tolleranza.

 

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti