Liti tra vicini di casa: come gestirle
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13 Set 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Liti tra vicini di casa: come gestirle

Cosa fare se i rapporti di vicinato degenerano? Quali sono i rimedi legali utilizzabili e quali no? Lo chiarisce il giudice amministrativo.

Il Tribunale amministrativo regionale per l’Emilia Romagna chiude le porte all’ammonimento del questore come rimedio alle liti tra vicini di casa. In tale contesto, infatti, è difficile assistere ad episodi di stalking, condizione necessaria per l’emanazione del provvedimento in commento [1]. Nei rapporti di vicinato vengono generalmente commessi illeciti più lievi, che non comportano l’insorgere di un perdurante stato di ansia e preoccupazione nella vittima. In questi casi, spiegano i giudici, è sufficiente l’intervento delle forze di polizia, obbligate dalla legge a sedare il diverbio.

Ammonimento del questore e stalking: cosa sono?

I rapporti di vicinato, si sa, non sempre sono idilliaci. Sono all’ordine del giorno liti tra vicini di casa che, a volte, possono peggiorare. Non di rado si assiste a veri e propri atti di insofferenza reciproca che sfociano nella commissione di reati come molestie o disturbi, danneggiamenti, minacce [2].

Come comportarsi in questi casi?

Sono frequenti le richieste di ammonimento che pervengono in Questura al fine di far cessare la condotta molesta del proprio vicino. Tuttavia, l’accoglimento di tali istanze è subordinato al verificarsi di una condizione: essere vittima di un vero e proprio stalking.
Tale reato, introdotto nel 2009, consiste nel porre ripetutamente in essere atti molesti o minacciosi che abbiano l’effetto di:

  • alterare le abitudini di vita della vittima;

  • provocare in quest’ultima un continuo stato di ansia e paura;

  • generare in essa un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto [3].

Si pensi a disturbi reiterati, continue telefonate o minacce via sms, pedinamenti che turbino gravemente il benessere psicofisico della vittima.

Il delitto in questione è perseguibile a querela, vale a dire che essa è necessaria perché si instauri il procedimento penale. La stessa va proposta entro sei mesi dall’ultimo episodio molesto [4].

 

In alcuni casi, però, querelare lo stalker può essere controproducente: il soggetto verrebbe sottoposto a indagini ed eventualmente processato, ma i tempi per l’emissione della sentenza sarebbero inevitabilmente lunghi.

Per questo motivo, la legge ha introdotto una rapida alternativa al procedimento penale: la possibilità di richiedere un ammonimento verbale da parte del questore, che inviti l’autore del fatto a tenere un comportamento conforme alla legge.

Il provvedimento può essere invocato fino a che non si sia presentata la querela per il reato.

La presentazione dell’esposto obbliga il questore a convocare le parti e ad indagare sull’accaduto. Se ritiene sia stata effettivamente commessa una condotta di stalking, la stessa autorità ammonisce verbalmente l’autore invitandolo a tenere un comportamento conforme alla legge [5].

Perché tra vicini di casa l’ammonimento non è utilizzabile?

Secondo il Tar, l’ammonimento del questore è un provvedimento sproporzionato rispetto agli illeciti solitamente compiuti nei rapporti di vicinato.

Difatti è difficile che le condotte poste in essere in tale ambiente arrivino ad influire gravemente sulla sfera privata della vittima, alterandone le abitudini di vita, provocando un perdurante stato di ansia e preoccupazione o tanto meno generando paura per l’incolumità propria o di un proprio congiunto.

Non significa che ciò non possa accadere anche nei rapporti di vicinato, tuttavia si tratta di casi eccezionali.

Il contesto di cui si tratta è spesso caratterizzato da una vicendevole intolleranza, che può sfociare in una serie di disturbi e screzi. Qualora si avanzi richiesta di ammonimento per il vicino disturbatore, però, è probabile che questa venga rigettata dal questore. L’autorità invocata, si badi, è tenuta per legge a svolgere gli accertamenti necessari, a convocare le parti e sentire eventuali testimoni. Tuttavia, se la situazione di fatto non rientra nel campo di applicazione dello stalking, egli non può concedere il provvedimento richiesto.

In questi casi, quindi, la soluzione consiste nell’invocare l’intervento delle forze di polizia, che sono obbligate dalla legge a garantire la sicurezza dei cittadini, a preservare l’ordine pubblico, nonché a provvedere al bonario componimento dei dissidi tra privati [6].

Se si ritiene sia stato commesso un reato, poi, nulla vieta di sporgere denuncia ed eventualmente querelare l’autore dell’illecito.


[1] TAR Emilia Romagna, sent. n. 792/2016 del 19/08/2016.

[2] Artt. 660, 635 e 612 cod. pen.

[3] Art. 612 bis cod. pen.

[4] Art. 612 bis, comma 4, cod. pen.

[5] Art. 8, D.L. 11/2009.

[6] Art. 1, R.D. 773/1931.

Autore immagine: Pixabay

 


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