Licenziamento per chi usa i permessi 104 per studiare
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13 Set 2016
 
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Licenziamento per chi usa i permessi 104 per studiare

Il dipendente che prende i permessi dal lavoro ai sensi della legge 104 non può assentarsi dalla casa del familiare disabile: il portatore di handicap deve essere seguito nel corso di tutte le 24 ore.

 

I tre giorni di permesso mensili, riconosciuti dalla legge 104 del 1992 a chi assiste un familiare portatore di handicap, non hanno altra finalità che quella di assistere il disabile: pertanto, il dipendente assente dal lavoro perché ha chiesto appunto i suddetti permessi, non può svolgere, durante tale frangente, altre attività come, ad esempio, quella di frequentare un corso universitario o sostenere un esame. Anche la finalità di studio, per quanto tutelata dalla costituzione, non può comunque costituire una scusa per dire una bugia all’azienda. Chi, infatti, mente al datore di lavoro e usufruisce dei permessi 104 per finalità diverse da quelle che sono loro proprie, commette non solo un illecito disciplinare, passibile di licenziamento in tronco (senza cioè preavviso), ma anche una truffa ai danni dell’Inps (che, alla fine, è l’ente che paga lo stipendio al dipendente durante tali giorni). Lo ha chiarito ancora una volta la Cassazione con una sentenza di questa mattina [1].

 

Che la Suprema Corte abbia giurato guerra ai furbetti che utilizzano i permessi della legge 104 per scopi personali (una gita, una serata in discoteca, lo shopping, ecc.) non è un fatto nuovo. Anzi, ormai i giudici hanno anche sdoganato l’utilizzo di investigatori privati, pagati dall’azienda, per poter snidare le bugie dei dipendenti assenti dal lavoro. Investigatori che, oltre a depositare le fotografie in processo, potranno anche rendere prova testimoniale. Parliamo ovviamente del caso in cui, a seguito del licenziamento, il dipendente abbia anche “la faccia” di impugnarlo.

Ma il caso di oggi presenta una particolarità: sull’altro piatto della bilancia non c’è una finalità ludica o un interesse personale, ma il diritto allo studio che, insieme a quello al lavoro, è uno degli obiettivi primari di ogni moderno stato democratico. E anche del nostro. Ebbene, secondo quanto affermato dalla Cassazione, non è tanto quello che si svolge durante i permessi 104 a costituire o meno la giustificazione per il dipendente, quando la bugia in sé detta al datore di lavoro e all’Istituto Nazionale di Previdenza. Bugia che, quindi, fa scattare il licenziamento senza neanche il preavviso.

 

Il permesso previsto dalla legge 104/92 non serve né per riposarsi dal lavoro o per l’accudimento del familiare invalido, ma è finalizzato all’assistenza del disabile stesso. E, in questo, la Cassazione è chiara: i permessi devono essere fruiti in coerenza con la loro funzione. Dunque, è legittimo il licenziamento per giusta causa del dipendente che usufruisce dei permessi in questione, ma invece di assistere il familiare disabile, frequenta corsi universitari.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 21 giugno – 13 settembre 2016, n. 17968
Presidente Macioce – Relatore Blasutto

Svolgimento del processo

1. La Corte di appello di Venezia, con sentenza n. 717/14, ha confermato la pronuncia di primo grado con cui era stata respinta l’impugnativa dei licenziamento intimato a L.P. dal Comune di Villafranca di Verona.
2. Alla dipendente era stato contestato di avere utilizzato, nel primo trimestre del 2012, complessivamente n. 38 ore e 30 minuti di permesso ai sensi dell’art. 33 L. 104/92, fruiti per finalità diverse dall’assistenza alla madre disabile, e specificamente per recarsi a Milano a frequentare le lezioni universitarie di un corso di laurea.
3. La Corte distrettuale ha osservato:
a) che la fruizione dei permessi, comportando un disagio per il datore di lavoro, giustificabile, solo a fronte di un’effettiva attività di assistenza e l’uso improprio dei permesso costituisce grave violazione intenzionale degli obblighi gravanti sul dipendente; b) che la tutela offerta dalla L. 104/92 non ha funzione di ristoro compensativo delle energie spese per l’accudimento del disabile;
c) che i fatti erano risultati dimostrati alla stregua delle risultanze delle indagini di P.G., in relazione all’attività

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[1] Cass. sent. n. 17968/16 del 13.09.16.

 


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Commenti
14 Set 2016 Rocco Binelli

Quanto esposto va contro la stessa legge 183/2010 che ha eliminato i requisiti di esclusività e continuità .
La Presidenza della corte dei Ministri con la circolare 1 del 2012 è stata abbastanza chiara in merito.
Sempre La Presidenza della corte dei Ministri con parere prot. n. 44274 del 05 novembre 2012 ha dichiarato che chi assiste può allontanarsi dal portatore di handicap o non recarsi al lavoro mentre il portatore di handicap è al lavoro , per svolgere attività che il portatore di handicap non può svolgere.
A quanto pare la legge scritta dice una cosa ma chi traduce o interpreta la legge ne dice un altra .
Sembra quasi la scusa dell’ultimo minuto per licenziare cittadini anche monoreddito e anullare un diritto che serve ad aiutare chi è in difficoltà .