Chi lavora sette giorni di seguito viene risarcito in automatico
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13 Set 2016
 
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Chi lavora sette giorni di seguito viene risarcito in automatico

Stress e usura psicofisica per chi lavora oltre sei giorni consecutivi: il danno si presume e non va dimostrato.

 

Non c’è bisogno di un certificato medico o di una perizia medico-legale per dire che chi lavora sette giorni su sette si stanca di più di chi, invece, può contare sul weekend per riposarsi: e così, secondo una sentenza di poche ore fa della Cassazione [1], a chi lavora oltre sei giorni consecutivi spetta in automatico il risarcimento del danno da usura psicofisica. Come dire che lo stress si presume sempre e non va dimostrato in causa. Quanto poi all’importo dell’indennizzo, esso sarà determinato secondo quanto prevede il contratto collettivo nazionale di lavoro.

 

Chi invece asserisce di aver subito un danno superiore rispetto a quello fissato dal Ccnl, perché costretto dall’azienda a svolgere una continua attività lavorativa puntualmente non seguita dai riposi settimanali, dovrà darne specifica prova: deve cioè dimostrare l’ulteriore danno biologico. In questo caso, sì, bisognerà ricorrere a certificati del medico curante o, meglio, di strutture pubbliche che possano attestare la patologia riportata dal dipendente che ha lavorato oltre i limiti sindacali. E se l’azienda non vuol risarcire il danno, non resta che avviare l’azione giudiziale: citare, cioè, in causa il datore di lavoro e chiedere al giudice di accertare ogni voce di danno patita dal dipendente.

 

In sostanza, tutte le volte in cui un dipendente lavora per più di sei giorni di seguito, senza poter contare sui riposi settimanali (obbligatori per costituzione) può far affidamento su due voci di danno, il cui risarcimento gli spetta di diritto:

  • la prima è il danno da usura psico-fisica, che si presume sempre sussistente, non va dimostrata e che viene quantificato secondo quanto prevedono i contratti collettivi;
  • il secondo è il danno biologico che, invece, va dimostrato in modo specifico e consiste in una infermità determinata da una continua attività lavorativa non seguita dai riposi settimanali.

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 21 giugno – 13 settembre 2016, n. 17966
Presidente Bronzini – Relatore Manna

Svolgimento del processo

Con sentenza del 2.3.06 il Tribunale di Roma condannava Videotime S.p.A. a pagare in favore dei lavoratori di cui in epigrafe l’indennità compensativa del lavoro prestato, per effetto di turnazione, nel settimo e ottavo giorno consecutivo.
Con sentenza depositata il 23.7.10 la Corte d’appello di Roma, in totale riforma della pronuncia di prime cure, rigettava la domanda per difetto della maggiore penosità del lavoro così prestato, atteso che la peculiare turnazione articolata su sette od otto giorni consecutivi era stata stabilita proprio per venire incontro ad una richiesta dei dipendenti, affinché – lavorandosi oltre il sesto giorno consecutivo – il riposo non coincidesse sempre con lo stesso giorno della settimana, ma potesse essere accorpato con altri giorni di riposo e coincidere anche con il sabato o con la domenica.
Per la cassazione della sentenza ricorrono i lavoratori di cui in epigrafe affidandosi a sei motivi.
Videotime S.p.A. resiste con controricorso e spiega ricorso incidentale basato su un solo motivo.
Le parti depositano memoria ex art. 378 c.p.c.

Motivi della decisione

1-

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[1] Cass. sent. n. 17966/16 del 13.09.16.

 


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