Patto di prova: quando il licenziamento è illegittimo
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13 Set 2016
 
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Redazione
 


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Patto di prova: quando il licenziamento è illegittimo

Assunzione con il periodo di prova: il licenziamento senza motivazione può essere contestato in diversi casi.

 

È piuttosto ampio l’elenco dei casi in cui il dipendente, assunto con patto di prova, può contestare il licenziamento avvenuto all’esito della prova stessa. A ricordare uno di questi casi è una sentenza di ieri della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.

 

 

Come deve essere il patto di prova?

La legge consente al datore di lavoro di testare le qualità del dipendente prima dell’assunzione definitiva: la verifica delle sue qualità e attitudini viene effettuata durante quello che viene chiamato periodo di prova. Se, alla scadenza di tale termine, il datore ritiene il dipendente non adatto alle mansioni, lo può licenziare senza motivare le ragioni di tale scelta. È questo l’unico caso in cui il licenziamento può avvenire senza una giusta causa o un giustificato motivo e senza preavviso.

Allo stesso modo, anche il dipendente può recedere dal contratto senza preavvisi e ragioni.

 

Affinché, però, il patto di prova possa avere valore, deve rispettare determinati requisiti di forma e di sostanza.

Innanzitutto il patto di prova deve risultare da atto scritto; in mancanza l’assunzione è considerata definitiva, a tempo indeterminato. Il patto di prova deve essere poi firmato da entrambe le parti. In caso contrario lo stesso è nullo e viene considerato come non apposto.

La forma scritta è richiesta dalla legge e pertanto essa deve essere rispettata anche quando i contratti collettivi non la prevedono.

 

La clausola che prevede il periodo di prova deve contenere l’indicazione delle precise mansioni affidate al lavoratore. Ciò, da un lato, per consentire al lavoratore di impegnarsi proprio in quegli specifici compiti; e, dall’altro lato, per evitare che l’azienda licenzi il dipendente sulla base della valutazione di mansioni da questi eseguite, ma per le quali non era stato assunto.

 

La mancanza della specifica indicazione delle mansioni costituisce motivo di nullità del patto (con automatica conversione dell’assunzione in definitiva sin dall’inizio), a prescindere dal livello contrattuale e dalla natura della mansione assegnata.

 

Scaduto il periodo di prova senza che sia data disdetta, il lavoratore si intende assunto definitivamente ed il periodo di prova va computato ai fini dell’anzianità di servizio. Il CCNL fissa la durata del periodo di prova.

 

La legge fissa la durata massima della prova in:

– 6 mesi per tutti i lavoratori;

– 3 mesi per gli impiegati non aventi funzioni direttive.

 

 

Quando il licenziamento all’esito della prova è illegittimo

Se il patto di prova non rispetta le condizioni appena elencate (ad esempio il patto di prova non è scritto, non è stato firmato o non indica le specifiche mansioni), il licenziamento senza preavviso e senza una valida motivazione (giusta causa o giustificato motivo) è illegittimo. Difatti, secondo la Cassazione, non essendo valido il patto di prova, il dipendente si ritiene assunto a tempo indeterminato, con la conseguente applicazione della normale disciplina che non consente il licenziamento immotivato e in tronco.

 

Il licenziamento durante la prova è altresì illegittimo se la valutazione delle qualità del dipendente è avvenuta sulla base di mansioni da questi espletate di tipo diverso da quelle indicate nel patto, ossia differenti da quelle per le quali era stato assunto. Infatti il dipendente deve essere giudicato solo sulla base della sua attitudine a quelli che sono gli effettivi compiti ai quali il datore lo ha assegnato [2].

 

Infine, il licenziamento durante la prova è illegittimo se il dipendente era già stato, in precedenza, assunto dall’azienda per le stesse mansioni oggetto della prova. Secondo la giurisprudenza, infatti, in questi casi, la valutazione delle qualità del lavoratore è del tutto inutile e pretestuosa, essendo queste già note al datore [3].


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 5 luglio – 12 settembre 2016, n. 17921
Presidente Macioce – Relatore Di Paolantonio

Svolgimento del processo

1 – La Corte di Appello di Messina, in parziale riforma della sentenza del locale Tribunale, ha integralmente accolto le domande proposte da D.G. nei confronti del Centro Formazione Professionale “San Giovanni Apostolo” e, dichiarata la nullità del patto di prova apposto al contratto a tempo indeterminato sottoscritto dalle parti il 28 maggio 2007, ha annullato “la risoluzione del rapporto e l’atto di recesso” condannando l’ente di formazione alla “riammissione in servizio e alla corresponsione delle retribuzioni dalla cessazione del rapporto fino alla effettiva reintegrazione”.
2 – La Corte territoriale ha premesso che nei due anni immediatamente antecedenti la stipula del contratto il D. , quale collaboratore a progetto, aveva svolto nei corsi di formazione professionale le medesime mansioni di docente di materie informatiche. Ha, quindi, ritenuto privo di causa il patto di prova, in quanto la sperimentazione era già avvenuta con esito positivo, anche se nel

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[1] Cass. sent. n. 17921/16 del 12.09.2016.

[2] Cass. sent. n. 2852/14.

[3] Cass. sent. n. 17371/15.

 


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