L’economia sommersa vale 206 miliardi
Miscellanea
13 Set 2016
 
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Massimiliano Palumbo
 


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L’economia sommersa vale 206 miliardi

L’Istat diffonde i dati: «È il 12,9% del Pil». La Cgia di Mestre: «Spesso si tratta di un paracadute sociale»

 

Economia: buone notizie. Anzi, no. Dall’Istat arriva la descrizione dei diversi volti del nostro Paese. Primo ritratto. Dall’Istituto nazione di statistica scrivono: «La produzione industriale cresce». Di poco, ma cresce. Insomma, se si esclude il «marcato calo del comparto dell’energia, aumenti si rilevano invece in tutti gli altri principali comparti: beni intermedi, beni strumentali e beni di consumo». Bene. Finalmente un po’ di ossigeno. Ma l’Italia viaggia anche in una dimensione parallela, quella del sommerso.

 

Secondo ritratto: sempre l’Istat, durante un seminario tenuto nella sua sede, fa sapere che l’economia sommersa e illegale vale il 12,9% del prodotto interno lordo, qualcosa come più di 200 miliardi. E le cifre sono in crescita. Nel 2011 la percentuale del sommerso era il 12,4 del Pil e nel 2012 è stata il 12,7. Anche se, come ha spiegato Gian Paolo Oneto (direttore centrale Istat della contabilità), su questi ultimi dati può aver influito la crisi di quegli anni.

 

Le cifre in gioco sono alte, tanto che Giorgio Alleva (presidente dell’Istituto di statistica) afferma che «l’Istat sta procedendo ad esplorare la fattibilità di un conto satellite dell’economia illegale. È necessaria una migliore conoscenza del fenomeno per mettere in campo adeguate politiche di contrasto».

 

Attenzione. Non bisogna fare analisi superficiali. L’economia sommersa non è la conseguenza di una certa propensione all’imbroglio da parte degli italiani.  «Come dimostrano i dati – sostiene Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre – con la crisi economica, l’economia sommersa ha subito un forte incremento. In questi ultimi anni molti pensionati al minimo e chi ha perso il lavoro non hanno avuto alternative: per mandare avanti la famiglia hanno dovuto ricorrere a piccoli lavoretti per far quadrare i magri bilanci familiari».

«Un esercito di invisibili composto da 3,5 milioni di unità di lavoro – prosegue Zabeo – che non paga né tasse né contributi. È evidente che chi pratica queste attività irregolari fa concorrenza sleale nei confronti degli operatori economici che operano alla luce del sole e non possono o non vogliono evadere»

Tuttavia, esistono forti differenze tra Nord e Sud del Paese. «Nel Mezzogiorno, ad esempio, possiamo affermare che il sommerso costituisce un vero e proprio ammortizzatore sociale. Sia chiaro – conclude Zabeo – nessuno di noi vuole giustificare il lavoro nero spesso legato a doppio filo con forme inaccettabili di sfruttamento, precarietà e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste forme di irregolarità occupazionale non sono legate ad attività riconducibili alle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena elencate costituiscono, in questi momenti così difficili, un paracadute per molti disoccupati o pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese».


 


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