Se il vicino di casa ti perseguita puoi denunciarlo
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14 Set 2016
 
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Se il vicino di casa ti perseguita puoi denunciarlo

Stalking condominiale in caso di rumori, minacce, insulti, invasioni della privacy.

 

Nei condomini è molto facile sconfinare nel penale: è vero, molte delle condotte più contestate negli edifici non costituiscono reato (ad esempio la produzione di rumori notturni che diano fastidio solo a pochi condomini) e, per altri, l’illecito penale scatta solo in presenza dei casi più gravi (si pensi al getto di oggetti ed acqua dal balcone di sopra a quello di sotto); ed è anche vero che la recente riforma ha depenalizzato i più frequenti reati commessi tra vicini di casa (ingiurie, danni alle cose altrui, dispettucci vari: leggi “Danni e dispetti condominiali: non è più reato”), ma tutte queste condotte, quando poste in essere in modo costante e con lo scopo di generare uno stato d’ansia alla vittima, fanno scattare un reato più grave e – questa volta sì – punito in modo severo. È il caso dello stalking condominiale di cui si è occupata molto spesso la giurisprudenza.

 

Con la parola stalking si intendono gli atti persecutori: non quindi, solo, quelli dell’uomo ai danni di una donna (o viceversa) dettati da ragioni sentimentali, ma anche quelli tra altri soggetti per i motivi più svariati. Così, chi nel condominio perseguita il proprio vicino di casa, tanto da rendergli impossibile la vita, si macchia del delitto di stalking [1] e viene punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Non è necessario un comportamento reiterato e costante, nel tempo: secondo i giudici bastano anche pochi episodi, finanche due soltanto, purché il risultato sia quello di esasperare la vittima, generando in quest’ultima un grave stato di ansia o costringendola a cambiare le proprie abitudini quotidiane pur di non essere molestata (si pensi a chi deve chiudere le persiane per non essere spiato, a chi è costretto a insonorizzare la propria camera da letto pur di non sentire il calpestio volontario del vicino del piano di sopra, a chi entra nell’edificio dal garage pur di non essere pedinato, ecc.). Senza parlare poi dei casi di chi è costretto a sottoporsi a terapie di tranquillanti pur di recuperare l’agognata pace.

 

Il tribunale di Padova ha riconosciuto il reato di stalking condominiale in caso di minacce e insulti ai vicini di casa, rumori, bestemmie e altri comportamenti altrettanto gravi. Tali condotte – si legge nella sentenza – avevano ingenerato un profondo stato di ansia nei condomini, costretti a sprangare le porte di casa e a limitare le proprie uscite per non incontrare il molestatore. Tanto ha costretto il G.I.P. a imporre all’indagato di allontanarsi dal condominio pur di non molestare gli altri proprietari. Una misura davvero eccezionale, visto che, secondo la Cassazione, lo stalker dei condomini non può essere allontanato da casa propria.

 

Secondo il Tribunale di Genova rientrano nello stalking condominiale anche le piccole, insistenti, destabilizzanti torture quotidiane come spiare dalle finestre, suonare musica a tutto volume nel cuore della notte, bussare alle pareti con un bastone, buttare la spazzatura dal balcone e, per completare, anche minacce.

 

Secondo la Cassazione [2], per aversi stalking, la condotta di disturbo può essere anche condotta in un lasso di tempo brevissimo, purché ingeneri nella vittima uno stato d’ansia grave e perdurante oppure un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona cara, sino a costringere la vittima ad alterare le proprie abitudini di vita. Quindi, anche due sole minacce o molestie possono far scattare il reato in commento [3].

 

È sempre la Cassazione [4] a precisare che integra il delitto di stalking la condotta di chi compie atti molesti ai danni di più persone, costituendo per ciascuna motivo di ansia, senza bisogno che gli atti molesti siano diretti necessariamente a una sola persona, quando si rechi molestia a diverse persone tra loro accomunate e abitanti nello stesso edificio e si provochi turbamento a tutte le altre e la minaccia fatta a uno può comunque spaventare anche altri.

 


La sentenza

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE – SENTENZA 25 maggio 2011, n.20895 – Pres. Ferrua – est. Rotella

Fatto e diritto
1 – Il Tribunale di Torino condannava in giudizio abbreviato A.F. ad a.2 di reclusione con l’attenuante di cui all’art. 89 c.p. equivalente ad aggravante e recidiva, e la diminuente di cui all’art. 442 c.p.p., per atti persecutori e violenza privata (A – B) commessi in libertà e consecutivi danneggiamento aggravato ed interruzione di ufficio nella Casa Circondariale

(C -D), disponendone la misura di casa di cura e custodia per sei mesi.
Il Tribunale riteneva che l’imputato aveva offeso B.S. e le sue condomine, P.P. anche tramite la figlia minore, D.B.M. e sua madre, Z.B., presso la quale la D.B. si era dovuta trasferire e L.A., costretta a mutare le proprie abitudini. La B. era stata minacciata di morte il … in una con il cappellano D.M. con punteruolo e martello, se non se né fossero andati lei ed i condomini dall’edificio in cui abitavano. Inoltre l’… A. aveva bloccato l’ascensore in cui la B. era salita per sfuggirgli e, intervenuta la Polizia, l’aveva minacciata di morte alla sua uscita dal carcere. Aveva (B) anche bloccato l’ascensore a danni di L. commesso altri fatti intesi atti persecutori al danni di donne

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[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 38089/2016.

[3] Cass. sent. n. 20985/2016.

[4] Cass. sent. n. 26878/2016.

 


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