Che succede se la controparte non si presenta in causa
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14 Set 2016
 
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Redazione
 


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Che succede se la controparte non si presenta in causa

Dopo la notifica dell’atto di citazione o del ricorso, l’avversario in un giudizio civile non è obbligato a costituirsi e può rimanere assente, ossia contumace, per tutto il processo.

 

“L’avvocato mi ha detto che l’avversario non si è presentato in causa: questo vuol dire che vincerò?” una domanda legittima, che più di una persona si pone nel momento in cui è costretta a ricorrere al giudice per far valere i propri diritti e, dopo l’avvio del giudizio, scopre che la controparte non è così interessata a difendersi, tanto da non costituirsi del tutto. In verità, sotto questa generica affermazione, si possono intendere due diversi fenomeni. Analizziamoli qui di seguito.

 

 

Mancata costituzione e contumacia del convenuto

L’avversario non ha nominato un avvocato e non ha presentato scritti difensivi: egli, cioè, nonostante la notifica della citazione o del ricorso, non ha preso una posizione, rimanendo del tutto indifferente al giudizio. È la cosiddetta contumacia che si ha quando – detto in termini più tecnici – la parte convenuta non si costituisce in giudizio.

La “costituzione” consiste nel deposito in cancelleria di un fascicolo di parte, con tutte le difese e le prove a sostegno delle proprie argomentazioni.

 

Per fare una metafora, potremmo equiparare la contumacia alla situazione del ragazzo che, all’inizio dell’anno scolastico, non si è iscritto a scuola e, quindi, non risulta indicato nel registro di classe, non avendo presentato la domanda all’istituto.

 

Una volta dichiarata la contumacia il processo prosegue regolarmente ma in assenza del convenuto.

Il convenuto, in realtà, può costituirsi in qualsiasi momento del processo (purché non sia finito), quindi anche in ritardo, ma dovrà accettare la causa nello stato in cui essa si trova. In pratica, e tanto per fare un esempio, se i termini per le richieste di prova sono già scaduti, egli non ha possibilità di ottenere una proroga. Quindi, chi non si costituisce per tempo lo fa a proprio rischio e pericolo, non potendo poi rimettere in gioco ciò che già è stato fatto all’interno del processo.

 

 

Mancata presentazione in udienza: l’assenza

È anche possibile che la parte, regolarmente costituita, non si presenti a una o a più specifiche udienze. In tal caso, l’avversario ha già presentato, regolarmente, le proprie difese, ma si è dimenticata di presenziare in udienza (o non ha voluto farlo). È la cosiddetta assenza della parte. In verità, non si tratta dell’assenza della parte, ossia del cliente, ma del suo avvocato, che è l’unico titolato a parlare con il giudice e a presentare le richieste. Quindi, se ad esempio il cliente dovesse presentarsi nell’aula del tribunale, ma il suo avvocato dovesse essere da un’altra parte, si verificherà comunque l’assenza.

 

Per usare, anche in questo caso, una metafora, l’assenza in udienza è equiparabile al caso dello studente che, pur iscritto all’anno scolastico e, quindi, presente nel registro di classe, manchi un singolo giorno.

 

 

Effetti della contumacia e dell’assenza

Ritornando al quesito iniziale, chiariamo ora quali vantaggi può avere la parte nel caso in cui l’avversario sia contumace o assente. In entrambi i casi la risposta è identica. Il giudice deve valutare le prove offerte dall’attore (ossia da chi avvia la causa): pertanto, se queste mancano o sono insufficienti, egli non potrà vincere la causa neanche se l’avversario non si è presentato in giudizio. Dunque, con o senza la controparte, il magistrato è sempre chiamato a verificare la fondatezza della domanda dell’attore.

 

Esiste però un principio, che va sotto il nome di principio di non contestazione, in base al quale il compito di chi inizia la causa e che non trova, in udienza, l’avversario davanti è assai avvantaggiato. La norma del codice di procedura afferma infatti che tutto ciò che non viene espressamente contestato si considera ammesso dall’avversario. Una sorta di confessione implicita. È chiaro, quindi, che se io sostengo di aver dato 100 euro a un altro soggetto e quest’ultimo nulla dice a riguardo, la circostanza si deve considerare come provata e ormai incontrovertibile.

Questo principio si applica, tuttavia, solo al caso di assenza e non di contumacia. I principi garantistici del nostro processo, infatti, riconoscono il diritto a non costituirsi in giudizio e a restare contumaci: è proprio questa la ragione per cui la contumacia non deve risolversi in uno svantaggio per la parte e, quindi, non può essere considerata come una confessione tacita.

 

Certo è che la parte contumace non può presentare prove a proprio favore, ossia non può contraddire e contestare quelle portate dall’attore. E questo è già una grande facilitazione per quest’ultimo.


 


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