Come si fatturano le spese di giudizio contro Equitalia
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14 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Come si fatturano le spese di giudizio contro Equitalia

Ricorso tributario vinto contro Equitalia o contro un ente impositore: con quali modalità il legale deve fatturare le spese del giudizio?

 

Come nel processo civile, anche nel processo tributario le cosiddette spese del giudizio (ossia il pagamento degli avvocati e delle tasse) sono poste a carico della parte soccombente (ossia di chi perde la causa). Invece le spese sono poste a carico di entrambe le parti se si tratta di questioni giuridiche nuove, se è mutata la giurisprudenza su uno degli aspetti essenziali della causa o se vi sia soccombenza reciproca (ossia entrambe le parti non ottengono totalmente ciò che avevano chiesto). Tale principio vale anche nel caso in cui la parte che perde la causa sia Equitalia, l’Agente della riscossione.

 

Secondo la Corte di Cassazione [1], infatti, non rileva il fatto che Equitalia, nel richiedere, ad esempio, multe e sanzioni non dovute, abbia posto in essere un atto al quale era obbligata: anch’essa è responsabile in solido per il pagamento delle spese di lite insieme all’ente per conto del quale ha proceduto alla riscossione. Insomma, sia Equitalia che l’ente impositore sono tenuti a verificare, prima della notifica della cartella, che la richiesta di pagamento sia fondata.

A questo punto, in caso di soccombenza di Equitalia e di condanna di quest’ultima (in solido con l’ente titolare del credito) bisogna  verificare come fatturare le spese del giudizio e ottenere quanto dovuto.

 

 

Processo tributario: spese del giudizio a carico di Equitalia e dell’ente impositore

La condanna al pagamento delle spese del giudizio pronunciata nei confronti dell’ufficio impositore può seguire due strade:

  • la sentenza condanna Equitalia al rimborso delle spese legali sostenute dal contribuente, comprese le spese anticipate dal cliente in corso di causa [2]. In tal caso, Equitalia deve versare i soldi direttamente alla parte;
  • la sentenza condanna Equitalia con distrazione delle spese legali in favore dell’avvocato della controparte [3], se quest’ultimo ne ha fatto richiesta; in particolare, la distrazione delle spese prevede che il giudice, nella stessa sentenza di condanna della parte soccombente, distragga a favore del difensore – e non del suo cliente – gli onorari non riscossi e le spese da lui stesso anticipate.

In entrambi i casi, la sentenza deve essere definitiva (si dice «passata in giudicato»).

 

La somma che l’Ente deve liquidare include sia l’Iva, anche se la parte vittoriosa può detrarre l’Iva dovuta al proprio difensore, sia il contributo alla Cassa Forense, in quanto entrambi oneri accessori al pagamento delle competenze.

 

Il legale, pertanto, può:

  • chiedere il pagamento direttamente al proprio cliente, emettendo fattura nei suoi confronti; il cliente, poi, potrà esercitare azione di rivalsa nei confronti della parte soccombente;
  • chiedere il pagamento alla parte soccombente con la distrazione di onorari e spese: anche in questo caso il legale deve emette fattura nei confronti del proprio cliente, ma deve anche rilasciare alla parte soccombente una ricevuta per le spese da quest’ultima pagate. Peraltro, nella fattura deve essere evidenziato che il pagamento non è stato effettuato dal cliente, ma dal soggetto soccombente. Il cliente è tenuto a pagare solamente l’Iva se è un soggetto passivo d’imposta che ha diritto alla detrazione (azienda o professionista). In caso contrario, l’Iva è corrisposta dal soccombente

 

 

Omesso pagamento delle spese

Se l’ente soccombente non  adempie al pagamento delle spese di giudizio tributario, la parte vincitrice può ricorrere al giudizio di ottemperanza [4] oppure alla procedura esecutiva ordinaria.


[1] Cass. sent.n. 17502/2016.

[2] Artt. 90-91 c.p.c.

[3] Art. 93 cod.proc.civ.

[4] Art.70 D.lgs. 546/1992.

 


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