Mantenimento: l’assegno sociale dell’ex moglie fa reddito
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14 Set 2016
 
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Mantenimento: l’assegno sociale dell’ex moglie fa reddito

Ha diritto a chiedere una riduzione dell’assegno di mantenimento l’ex marito se dimostra che la donna percepisce altre fonti di reddito come, ad esempio, anche l’assegno sociale.

 

Fa un grosso errore l’ex moglie che prima fa causa al marito per ottenere l’assegno di mantenimento e solo dopo che il giudice ne ha quantificato l’importo presenta la domanda all’Inps per ottenere la pensione sociale. Difatti, l’eventuale accoglimento della richiesta assistenziale da parte dell’Istituto di previdenza fa sì che il reddito della donna si accresca. Con la conseguenza che il marito ben potrebbe, subito dopo, chiedere al giudice la revisione dell’assegno di mantenimento. In buona sostanza, l’assegno sociale «fa reddito» e, pertanto, comportando ciò un innalzamento delle condizioni economiche della donna, il contributo economico mensile a carico dell’ex marito può essere ridotto. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1].

 

La pensione sociale – si legge in sentenza – costituendo fonte idonea a sopperire in qualche misura alle esigenze di vita di chi la percepisce, rappresenta un elemento valutabile ai fini dell’accertamento della condizione economica della persona che richiede l’assegno di divorzio.

 

Di conseguenza, nel fissare l’importo dell’assegno che l’uomo deve versare all’ex moglie è necessario prendere in considerazione ogni tipo di reddito mensile fisso percepito dalla donna, ivi compreso – per quanto di importo modesto – l’assegno sociale.


La sentenza

LA SENTENZA

 

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 15 luglio – 14 settembre 2016, n. 18092

Presidente Di Palma – Relatore Cristiano

Fatto e diritto

1) La Corte d’Appello di Bologna, con sentenza del 23.5.011 emessa in sede di giudizio di rinvio dalla Cassazione, ha determinato (conformemente a quanto già deciso nella sentenza cassata) in € 250 mensili, rivalutabili in base agli indici ISTAT a partire dal 1°.7.03, l’assegno dovuto da D.V. a R.B. a seguito della cessazione degli effetti civili del matrimonio dagli stessi contratto. 2) La sentenza è stata impugnata da D.V. con ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, con il quale si lamenta violazione dell’art. 384, 2° comma c.p.c., nonché vizio di motivazione, per avere la corte del merito ignorato la statuizione contenuta nella sentenza rescindente, che le imponeva di tener conto nella determinazione della misura dell’assegno divorzile, del reddito pensionistico percepito dalla B., e si chiede a questa Corte di decidere la controversia nel merito.

R.B. non ha svolto attività difensiva.

3) Il motivo, nella sua prima parte, deve essere accolto.

Questa Corte aveva infatti cassato la prima sentenza d’appello, che aveva fissato la misura dell’assegno divorzile in € 250

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[1] Cass. sent. n. 18092/2016 del 14.09.16

 


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