Pensione anticipata dipendenti pubblici solo con motivazione
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15 Set 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione anticipata dipendenti pubblici solo con motivazione

La Pubblica Amministrazione può pensionare in anticipo d’ufficio il dipendente solo con una motivazione adeguata: non basta la maturazione dei requisiti.

 

Per la pensione anticipata “forzata” da parte della Pubblica Amministrazione non basta che il dipendente abbia raggiunto i requisiti per la pensione, se non ha raggiunto il limite d’età ordinamentale: è necessario, difatti, che l’Amministrazione motivi adeguatamente la risoluzione del rapporto di lavoro. È quanto stabilito recentemente da una sentenza della Cassazione [1], che specifica i più recenti orientamenti sull’argomento, senza, comunque, sminuire l’interesse della P.A. al buon andamento economico rispetto all’interesse del dipendente a restare in servizio.

Ma procediamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza sulle ipotesi in cui un ente pubblico può cessare dal servizio unilateralmente un proprio dipendente.

 

 

Cessazione dal servizio da parte della P.A.: quando è possibile?

Riguardo al pensionamento d’ufficio dei pubblici dipendenti è stata emanata, lo scorso anno, un’importante circolare della Funzione Pubblica [2], che spiega i casi in cui può essere cessato il rapporto lavorativo su iniziativa dell’Amministrazione. La possibilità di pensionamento “forzato”, in particolare, deriva dall’abolizione dell’istituto del trattenimento in servizio [3].

Nel dettaglio, le ipotesi in cui la P.A. può cessare d’ufficio un proprio dipendente dal servizio sono le seguenti:

  • lavoratore che ha raggiunto:
    • il limite d’età ordinamentale: si tratta del limite, previsto dai singoli settori di appartenenza, oltre il quale il dipendente deve essere collocato a riposo d’ufficio, nella maggior parte dei casi pari a 65 anni;
    • l’età per la pensione di vecchiaia (dal 2016, 66 anni e 7 mesi);
    • almeno 20 anni di contribuzione;
    • sussistendo tutti e tre i requisiti, si verifica un’ipotesi di cessazione dal servizio obbligatoria;
  • lavoratore che ha raggiunto il limite d’età ordinamentale e la contribuzione per la pensione anticipata (dal 2016, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne): anche in questo caso la cessazione dal servizio è obbligatoria;
  • lavoratore che ha raggiunto la contribuzione per la pensione anticipata, ha compiuto 62 anni ma non ha ancora raggiunto il limite d’età ordinamentale: in questo caso, la cessazione dal servizio è facoltativa.

 

 

Cessazione dal servizio facoltativa da parte della P.A.

In base alla circolare della Funzione Pubblica, dunque, l’ente ha discrezionalità, nel pensionare il dipendente, soltanto nel caso in cui non abbia raggiunto il limite d’età ordinamentale.

Nell’ipotesi di collocamento a riposo facoltativo, la discrezionalità dell’Ente ha dei precisi limiti: infatti, il recesso deve avere una specifica motivazione, che può riguardare direttamente il dipendente o richiamare eventuali criteri applicativi per la cessazione, deliberati in atti generali di organizzazione.

Il pensionamento obbligatorio, in particolare, non deve risultare discriminatorio per il lavoratore (ad esempio, i criteri per la cessazione devono essere uguali per uomini e donne) e deve rispondere ai principi di legalità, imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione.

La motivazione è dunque dovuta al dipendente, nel caso in cui abbia raggiunto i requisiti per la pensione anticipata ma non l’età ordinamentale; di conseguenza, il dipendente ha la facoltà di controllare:

  • l’appropriatezza della cessazione del rapporto rispetto alla finalità di riorganizzazione perseguita dall’ente datore di lavoro;
  • l’assenza di criteri discriminatori nella scelta dei dipendenti da cessare.

 


[1] Cass. sent. n. 18099/2016.

[2] Circ. Min. per la Semplificazione e la P.A. n. 2 del 19/02/2014 .

[3] Art. 1 D.L. 90/2014.

 


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Commenti
23 Set 2016 francesca sparavigna

Articolo molto chiaro, anche se personalmente ho dei dubbi sull’obbligatorietà nel secondo caso. Ed in ogni caso, il requisito contributivo ritengo dovrebbe essere di effettivo servizio. Ipotizziamo un dipendente pubbico che raggiunge i 65 anni di età (limite ordinamentale per la categoria) ed i 42 anni e 10 mesi di contributi, di cui 3 anni per contributi figurativi che – come noto – dal 1 gen2012 concorrono solo per il maturare del diritto. Ai fini della misura della pensione egli potrebbe far conto solo dell’apporto di 39 anni e 10 mesi, ricevendo dal pensionamento “coatto” una penalizzazione ammortizzabile invece parzialmente con il proseguimento volontario sino al requisito di vecchiaia.