Come si può ripulire la fedina penale?
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18 Set 2016
 
L'autore
Matteo Cavasin
 


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Come si può ripulire la fedina penale?

Una fedina penale macchiata da reato può essere ripulita con la riabilitazione a certe condizioni ed entro certi limiti

 

Il certificato penale o fedina penale, così come viene definita nel linguaggio comune, raccoglie le informazioni su tutte le condanne penali passate in giudicato di ogni singolo cittadino. L’espressione di condanna “passata in giudicato” o condanna “definitiva” significa che una sentenza o un decreto penale di condanna non sia più impugnabile. I procedimenti penali in corso non vengono annotati nella fedina penale.

 

La fedina penale di una persona può essere consultata da diversi soggetti: dalla persona a cui si riferisce, dalle Forze dell’Ordine, dalla Magistratura, dalla Pubblica Amministrazione ed anche dai datori di lavoro. L’interesse della Pubblica Amministrazione è di venire a conoscenza di eventuali ragioni di incompatibilità del soggetto con cariche elettive o con la partecipazione a concorsi pubblici. Il datore di lavoro ha un legittimo interesse nel conoscere il passato di una persona a cui si lega contrattualmente.

 

Nella fedina penale non vengono iscritte tutte le sentenze definitive. Per una serie di reati minori o a seguito di un procedimento penale che abbia seguito una diversa da quella ordinaria, come nel caso del patteggiamento, il giudice può concedere il beneficio della non menzione nella fedina penale [1]. E’ importante precisare che, nel caso in cui il giudice conceda la non menzione, ciò non significa la mancanza di annotazioni sulla fedina penale. Il privato datore di lavoro non potrà conoscere dell’avvenuta condanna, mentre Forze dell’ordine, Magistratura e Pubblica Amministrazione possono avere accesso alla fedina penale completa nella quale sono riportate tutte le sentenze definitive, anche per condanne lievi. Con la non menzione viene solo omessa la visione di quanto iscritto sulla fedina penale a determinati soggetti.

 

L’iscrizione di una condanna definitiva nella fedina penale può essere materialmente cancellata solo in caso di reati molto lievi e dopo che si siano realizzate determinate condizioni. Questo è il caso delle condanne penali del Giudice di pace dopo che siano trascorsi dieci anni dalla condanna definitiva. Per tutti gli altri reati per ripulire la fedina penale è possibile far dichiarare l’estinzione del reato e degli effetti penali con lo strumento della riabilitazione [2]. Con la riabilitazione non si ottiene materialmente la cancellazione di quanto scritto sulla fedina penale. Quello che cambia è che vicino all’iscrizione della condanna verrà annotato che il reato si è estinto [3]. Quindi anche a seguito di riabilitazione Forze dell’oOrdine, Magistratura e Pubblica amministrazione hanno la possibilità di consultare la fedina penale completa e potranno vedere tutte le iscrizioni anche se riguardanti un reato estinto.

 

La riabilitazione è la procedura che viene usata per cancellare gli effetti di una condanna penale e può essere richiesta in presenza di determinate condizioni [4]. Primo requisito è che siano trascorsi tre anni da quando la pena è stata eseguita. Questo significa che il conteggio degli anni parte dall’ultimo giorno di detenzione in caso di pena alla detenzione in carcere. Per le pene che prevedono il pagamento di una somma di denaro il termine decorre da quando tale somma è stata pagata. Il termine dei tre anni non vale per tutti i reati. In alcuni casi la legge prescrive termini più lunghi che sono di:

  • otto anni se il soggetto è un recidivo [5]
  • dieci anni nel caso di delinquenti che siano stati dichiarati abituali [6], professionali [7], o per tendenza [8].

 

Non sempre le pene vengono eseguite come nel caso dell’indulto oppure, come avviene di frequente, in caso di sospensione condizionale della pena [9]. In questi casi si deve comunque attendere, nel conteggio del termine per chiedere la riabilitazione, il passaggio in giudicato della sentenza.

 

Vi sono inoltre altre condizioni per poter chiedere la riabilitazione ovvero aver pagato le spese di giustizia, aver risarcito il danno e la buona condotta. Le spese di giustizia sono i costi inerenti al procedimento penale ed il mantenimento del soggetto in carcere. Non sono dovute le spese per il mantenimento in carcere nel caso di condanna a pena detentiva inferiore ai due anni. Il risarcimento del danno è il pagamento dei danni causati nella commissione del reato. Non importa che il danneggiato dal reato si fosse costituito parte civile o che abbia avanzato una richiesta di risarcimento danni in un processo civile, nè rileva il rifiuto da parte del danneggiato a ricevere l’offerta di risarcimento danni. Quello che conta ai fini della riabilitazione è che il soggetto che ha commesso il reato dimostri di aver fatto tutto il possibile per risarcire il danno e non che vi sia effettivamente stato un risarcimento.

 

Il soggetto che chiede la riabilitazione deve quindi:

  • fare tutto il possibile per individuare il danneggiato dal reato ed i suoi eredi;
  • offrire come risarcimento una somma di importo congruo che sia anche concreta e disponibile;
  • nel caso in cui non sia stato possibile rintracciare il danneggiato dal reato od i suoi eredi si può versare la somma ad associazioni senza fini di lucro che si occupano di assistere vittime in reati analoghi;
  • se le condizioni economiche di chi chiede la riabilitazione sono precarie si può ottenere la riabilitazione  anche senza aver risarcito il danno o con un risarcimento parziale. In questo caso deve però essere dimostrato che chi vuole essere riabilitato compia uno “sforzo” in proporzione alla sua disponibilità finanziaria.

 

Ai fini dell’ottenimento della riabilitazione è inoltre fondamentale la buona condotta” di chi ha commesso il reato. Questo significa la non commissione di ulteriori reati. Importante notare che nel procedimento di riabilitazione vengono considerate tutte le violazioni di legge e quindi anche i procedimenti in corso dei quali il giudice farà una valutazione caso per caso. Necessario per evidenziare la buona condotta è dimostrare che chi chiede la riabilitazione si sia completamente reinserito nella società a livello di relazioni sia familiari che sociali. Prova del reinserimento nella società è l’essersi dedicato alla famiglia, allo studio, al lavoro od in attività socialmente utili.

 

L’istanza per ottenere la riabilitazione va presentata al Tribunale di Sorveglianza del distretto in cui chi ha interesse è residente. L’istanza può essere presentata anche senza l’assistenza di un avvocato, ma vista la delicatezza della materia e visto che all’udienza che verrà fissata è comunque obbligatoria la presenza di un difensore è meglio rivolgersi ad un legale sin dall’inizio. Nell’eventualità che l’istanza di riabilitazione fosse rigettata si può ricorrere in Cassazione. Il rigetto dell’istanza di riabilitazione per mancanza del requisito della buona condotta comporta l’impossibilità di riproporre l’istanza per due anni dalla definizione del precedente procedimento di riabilitazione [10]. Importante è ricordarsi che la riabilitazione può essere revocata [11] se entro sette anni dalla concessione della riabilitazione lo stesso soggetto commette un delitto non colposo per cui sia punito con il carcere per un tempo superiore ai due anni.

 

 


[1] Art. 175 cod. pen.

[2] Art. 178 cod. pen.

[3] Art. 445 cod. proc. pen.

[4] Art. 179 cod. pen.

[5] Art. 99 cod. pen.

[6] Art. 102 e seg. cod. pen.

[7] Art. 105 cod. pen.

[8] Art. 108 cod. pen.

[9] Art. 163 cod. pen.

[10] Art. 639 cod. proc. pen.

[11] Art. 180 cod. pen.

 


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