Se non si è più innamorati: rischi legali
Lo sai che?
15 Set 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Se non si è più innamorati: rischi legali

Non amare più il proprio marito o la propria moglie è un diritto che non comporta alcuna conseguenza sul piano legale, neanche in termini di pagamento del mantenimento, di assegnazione della casa o collocamento dei figli.

 

Che vi piaccia o no, ci si può sposare e il giorno dopo dire al proprio partner che non si è più innamorati: un’ipotesi del genere non configura alcuna responsabilità, neanche di tipo risarcitorio ai fini, ad esempio, della restituzione delle spese per l’arredo della casa o della celebrazione delle nozze.

Ma non è tutto. Il coniuge “disinnamorato” non può neanche essere ritenuto responsabile della separazione e, quindi, in un’eventuale causa di separazione, non subirà il cosiddetto addebito. È quanto prevede la legge e applicato pedissequamente dalle aule dei tribunali.

 

Non amare più: quali conseguenze legali?

Ci si può alzare una mattina e dire al proprio marito o alla propria moglie «Non ti amo più; voglio separarmi da te» e non avere alcuna ragione o motivo da dare a fondamento di questa perdita di sentimento. Se nelle dinamiche affettive quotidiane, una frase del genere viene considerata un’ammissione di responsabilità, una colpa per via di un’instabilità emotiva, dal punto di vista legale è perfettamente lecito volersi separare senza una ragione.

Chi si vuole separare perché non ama più il proprio coniuge non subisce l’addebito della separazione e non per questo lo deve mantenere: la previsione del pagamento di un assegno di mantenimento poggia su altri presupposti che ora vedremo.

 

 

Ci si può opporre alla richiesta di separazione se si ama ancora?

Dinanzi alla situazione in cui uno dei due coniugi non sia più innamorato, a differenza dell’altro, quest’ultimo dovrà subire la separazione, non potendosi opporre ad essa. Quindi, anche se – come si dice in gergo comune – uno dei due «non firma le carte del divorzio», il processo può andare avanti ugualmente anche senza di lui. Questo perché, oltre alla separazione consensuale (quella che si fa quando entrambi gli sposi si mettono d’accordo sulle condizioni del distacco) esiste anche la separazione giudiziale (che è invece quella in cui le richieste dei due sono confliggenti e l’uno vuole ciò che l’altro non vuol dargli, e viceversa). Insomma, anche se il marito o la moglie non vuol separarsi, l’altro può ugualmente ricorrere al giudice e ottenere una sentenza che ponga fine al matrimonio.

 

 

Chi si vuole separare senza una ragione deve mantenere l’ex?

Chi dice di non amare più la propria moglie o il proprio marito non deve mantenerlo necessariamente. L’assegno di mantenimento viene riconosciuto solo se tra i due coniugi c’è una disparità economica, nel senso che l’uno dei due guadagna più dell’altro. In tal caso, il più “povero”, anche se si tratta di colui che si è scoperto non più innamorato, ha comunque diritto all’assegno di mantenimento.

 

In buona sostanza, questo potrebbe significare – per quanto paradossale possa sembrare – che se Marta dice a Giovanni che non lo ama più e che vuole separarsi, e nello stesso tempo Marta è anche disoccupata mentre Giovanni ha un reddito fisso, quest’ultimo dovrà anche mantenerla.

 

 

Che succede ai figli e alla casa coniugale?

La casa coniugale, di proprietà esclusiva o condivisa di uno dei due coniugi (ad esempio il marito), viene assegnata all’altro coniuge (ad esempio la moglie) solo in presenza di due condizioni:

  • la coppia deve avere figli: se non vi sono figli, i giudici lasciano la casa in capo a chi ne è il proprietario o, se è di entrambi, ne dispongono la divisione (o, in mancanza, la vendita e ripartizione del ricavato);
  • il coniuge non proprietario dell’immobile deve essere anche quello presso cui i figli vanno a vivere (in gergo tecnico si dice coniuge collocatario dei figli).

 

Il fatto di non essere più innamorato non è un pregiudizio per ottenere la collocazione presso di sé dei figli. Di norma, questi vanno a finire di preferenza alla moglie se in età prescolare o scolare. È quanto chiarito ieri dalla Cassazione (leggi Figli quasi sempre alla madre). Dunque, se la donna dichiara di non amare più il marito, può prendersi ugualmente il mantenimento, la collocazione dei figli e, di conseguenza, anche la casa coniugale.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti