Posso impedire alla mia ex moglie di trasferirsi con mio figlio?
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15 Set 2016
 
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Posso impedire alla mia ex moglie di trasferirsi con mio figlio?

Il giudice deve sempre preferire la madre nello stabilire la residenza dei figli dopo la separazione e il divorzio; solo se l’ex moglie o convivente risulta priva di capacità genitoriali o educative i figli vanno a stare dal padre.

 

Lascerà sicuramente attoniti la sentenza di ieri della Cassazione [1] con cui i giudici hanno detto, senza più peli sulla lingua, quello che, comunque, di fatto è ormai divenuta la prassi di tutti i tribunali: in caso di separazione tra marito e moglie, i figli devono essere collocati, di preferenza presso la madre se sono in età prescolare o scolare. Il che significa la quasi totalità dei casi poiché, una volta terminata l’istruzione dell’obbligo, essi diventano maggiorenni e decidono da sé con chi stare. Solo la prova dell’incapacità della donna, da un punto di vista educativo e genitoriale (non si fa cenno a casi di incapacità economica) può essere di ostacolo e consentire al giudice di preferire il padre. Insomma, la mamma è sempre la mamma.

Lo scopo della legge – è vero – è quello di adottare una decisione che sia rivolta solo a realizzare il miglior interesse dei minori: tuttavia, secondo la Suprema Corte, si presume che il «miglior interesse dei minori», quando ancora a scuola o prima, è di stare dalla madre (leggi: Figli quasi sempre dalla madre).

 

Ma non è tutto. La madre può anche decidere di trasferirsi a distanza di numerosi chilometri se ciò serve per garantirle il lavoro, le inclinazioni professionali o la carriera. Con il risultato che il marito non può opporsi a questa decisione e sarà peraltro costretto – a meno che non voglia subire una condanna per abbandono dei figli – a farsi centinaia di chilometri a settimane alterne pur di andare a trovare l’ex famiglia.

 

Insomma, l’uomo subisce prima la decisione dei giudici – che gli tolgono i figli -, poi quella dell’ex moglie – che decide di andare a vivere altrove, di fatto rendendogli più difficile la presenza agli incontri periodici con la prole.

E se ciò non bastasse, l’uomo deve anche mantenere la donna e i figli, versando loro l’assegno divorzile col rischio, anche in caso di temporanee difficoltà economiche, di vedersi condannato penalmente per violazione degli obblighi di assistenza (leggi l’articolo: Chi perde il lavoro deve pagare l’assegno di mantenimento?).

 

In definitiva, dopo la sentenza di ieri le cose stanno pressappoco così: nella collocazione dei figli, la madre deve essere sempre preferita rispetto al padre finché i bambini non hanno finito la scuola, in quanto ciò si presume corrispondere al loro interesse. Il fatto che la donna abbia un reddito inferiore a quello dell’uomo non è un elemento sufficiente per spostare la loro residenza presso il padre, poiché a tutto voler concedere sarà quest’ultimo a dover versare loro l’assegno periodico per supplire alle deficienze economiche della madre.

I figli possono stare dal papà solo se la mamma si dimostra priva di capacità educative, circostanza che dovrà essere ovviamente dimostrata e valutata dal giudice anche all’esito di incontri con i servizi sociali.


 


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Commenti
17 Set 2016 Henriette Tenke

La mia realtà è molto diversa: mio ex marito mi ha lasciata da sola con mia figlia autistica, successivamente ha disdetto il nostro contratto di affitto ed ha negato il suo consenso all’espatrio di nostra figlia di sedici anni con la doppia cittadinanza e doppia residenza. Di conseguenza, il giudice ha affidato mia figlia all’Ente pubblico e sono stata costretta di vivere 18 mesi con una ragazza autistica in una casa di accoglienza per poter garantire al padre il diritto alla visita. Ora, dopo che ho lasciato la casa di accoglienza e sono tornata insieme a mia figlia alla nostra unica residenza esistente, sono accusata di sottrazione internazionale di minore, il giudice ha autorizzato il padre di non pagarmi nè l’assegno di mantenimento della ragazza, nè il suo indennità di disabilità che lui continua a riscuotere dall’Inps. Io non solo devo assistere e mantenere da sola una ragazza autistica non autonoma ma sono anche indagata per sottrazione di minore, quando in realtà da due anni non abbiamo una residenza abituale in Italia.
Quindi, dubito che quest’articolo corrisponda alla realtà dei tribunali italiani.