Scaricare dal wi-fi gratis di un locale: chi ne risponde?
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15 Set 2016
 
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Scaricare dal wi-fi gratis di un locale: chi ne risponde?

Copyright: il titolare dell’hotel, del locale o del negozio presso cui è disponibile il wi-fi libero e gratis non risponde però delle violazioni del diritto d’autore commesse da chi scarica illegalmente. Ma la password è obbligatoria.     

 

Il problema non è di poco conto: molti locali lasciano disponibile il wi-fi gratis ai propri clienti, ma che succede se uno di questi scarica musica e film piratati, violando il copyright? Chi ne risponde e chi paga i diritti al titolare dei contenuti? Prendere il proprietario del computer portatile su cui è avvenuta la violazione è molto difficile, anche perché ormai non c’è più l’obbligo di consegnare una copia del documento di identità negli internet café e nei luoghi in cui la connessione a internet è libera. Il punto però è che la polizia postale, in questi casi, intercetta subito il titolare del locale dagli estremi della connessione. Il quale diventa quindi un parafulmine per tutti gli illeciti commessi dagli approfittatori del wi-fi gratis.

 

La questione è stata decisa oggi dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con una sentenza che farà storia e segnerà il corso dei prossimi anni in materia di copyright e pirateria [1]. Secondo i giudici europei, il titolare del diritto d’autore violato non può chiedere il risarcimento al gestore del locale, il quale è solo un intermediario e il suo compito si esaurisce nel “semplice trasporto” di informazioni attraverso la sua connessione Internet (cosiddetto «mere conduit»). Unico responsabile è dunque il possessore del computer dal quale è avvenuto il download di materiale illegale, che ha profittato del wi-fi gratis dell’esercizio commerciale.

 

Il proprietario dei diritti d’autore però – rassicura la Corte di Lussemburgo, lasciando una magra consolazione alle vittime della pirateria informatica – può ottenere da un giudice o da un’autorità nazionale un ordine in base al quale il commerciante venga obbligato a proteggere la sua rete con una password in modo da scoraggiare il download illegale. Ciò affinché gli utenti della rete libera siano obbligati a rivelare la loro identità onde ottenere la password richiesta e non possano quindi agire anonimamente.

Non è però possibile fare in modo che la rete internet del proprietario del locale venga sorvegliata dalla polizia, in modo da poter arrestare i criminali informatici.

 

Il proprietario della connessione wi-fi non risponde, quindi, delle violazioni del copyright commesse dai propri clienti ma solo a patto che non compia attività che possano, in qualche modo, renderlo complice dell’illecito. In particolare, la Corte individua tre condizioni per poter affermare la sua estraneità all’atto di pirateria:

  • egli non deve dar origine alla trasmissione;
  • non deve selezionare il destinatario;
  • non deve selezionare né modificare le informazioni trasmesse.

In pratica

Un commerciante che mette a disposizione dei propri clienti una rete wireless non è responsabile delle violazioni del diritto d’autore commesse dagli utenti. IL giudice può imporgli solo di proteggere la rete tramite password per ottenere i documenti di identità dei navigatori e identificarli.

La sentenza

SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)

15 settembre 2016 (*)

«Rinvio pregiudiziale – Società dell’informazione – Libera circolazione dei servizi – Rete locale senza fili (WLAN) professionale – Messa a libera disposizione del pubblico – Responsabilità dei prestatori intermediari – Semplice trasporto – Direttiva n. 2000/31/CE – Articolo 12 – Limitazione di responsabilità – Utente sconosciuto di tale rete – Violazione dei diritti dei titolari di diritti su un’opera protetta – Obbligo di protezione della rete – Responsabilità civile del professionista»

Nella causa C‑484/14,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Landgericht München I (tribunale regionale I di Monaco di Baviera, Germania), con decisione del 18 settembre 2014, pervenuta in cancelleria il 3 novembre 2014, nel procedimento

Tobias Mc Fadden

contro

Sony Music

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[1] C. Giust. UE sent. n. C-484/14, del 15.09.2016.

 


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