Gli eredi pagano le tasse del defunto
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15 Set 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Gli eredi pagano le tasse del defunto

Responsabilità degli eredi per i tributi del defunto: solidale e pro quota. L’importanza della comunicazione all’ufficio delle imposte da parte degli eredi.

 

Gli obblighi tributari maturati dal defunto non si estinguono, ma sono ereditati dai suoi successori. In buona sostanza, quindi, gli eredi devono pagare le tasse che, ad esempio, il proprio genitore doveva versare e che non ha saldato.

Ebbene, cosa si deve aspettare l’erede e quali sono le sue responsabilità?

 

 

Siamo tre figli: chi paga le tasse dovute da mio padre defunto?

Nei rapporti interni tra gli eredi, l’obbligo dovuto ed ereditato non può che essere diviso secondo le proprie quote di eredità. Ad esempio, nel caso citato, le quote non potranno che essere uguali e, pertanto la tassa di turno sarà equamente divisa tra i tre figli.

 

Invece nei rapporti con l’ente impositore di turno, ad esempio l’agenzia delle entrate, la responsabilità potrebbe essere solidale. Ciò significa che il singolo erede potrebbe essere chiamato a pagare l’intero importo della tassa ereditata, per poi agire in rimborso (si spera amichevole) nei riguardi degli altri eredi.

Ma andiamo per ordine e vediamo caso per caso.

 

Imposte sui redditi (Irpef, Ires, ecc): in questo caso la legge [1] dichiara esplicitamente che l’obbligo degli eredi è solidale. Tale conclusione è confermata anche dalla giurisprudenza della Cassazione [2]. Se, pertanto arriva un accertamento avente ad oggetto un imposta sui redditi, il singolo erede è chiamato a pagarne l’intero importo, salvo farsi rimborsare, pro quota, dagli altri eredi.

 

Imposta di successione: anche in questo caso l’obbligo degli eredi è solidale [3]. L’erede deve versare l’intero importo e poi recuperare il dovuto dagli altri.

 

Imu, tasi ed altri tributi: in questi casi, invece, la responsabilità dell’erede nei confronti dell’ente impositore è soltanto pro quota. Pertanto non si può pretendere dal singolo il versamento dell’intera imposta. Questa conclusione è confermata sia dalla stessa giurisprudenza della Cassazione richiamata in nota, sia da una recente decisione della Commissione tributaria provinciale di Rieti [4].

 

 

A chi deve essere notificato l’accertamento fiscale intestato a mio padre?

In materia d’imposte sui redditi, è bene sapere che alla morte di un genitore, gli eredi devono comunicare le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale all’ufficio delle imposte con sede nel domicilio fiscale del defunto [1]. Questa comunicazione può essere sia depositata direttamente presso l’ufficio in questione sia inviata tramite racc.ta a.r.

 

Se la descritta trasmissione non dovesse avvenire, l’Agenzia delle entrate è obbligata a notificare l’accertamento fiscale intestato al defunto, indirizzandolo impersonalmente e collettivamente a tutti gli eredi, all’ultimo domicilio fiscale dello medesimo defunto. Ove mai, in mancanza della predetta comunicazione, l’ente impositore dovesse, invece, notificare l’atto presso il domicilio degli eredi, tale notifica sarebbe nulla e sarebbe motivo di annullamento dell’accertamento fiscale ricevuto [5].

 

Si sa, però, che spesso la posta arrivata all’indirizzo del genitore deceduto non sempre è prontamente conosciuta. Magari, ad esempio, ci sono degli avvisi di giacenza che restano dimenticati nel tempo. Ebbene, onde evitare di pagarne le conseguenze è opportuno effettuare prontamente la comunicazione sopra descritta e presentare, altresì, la dichiarazione di successione (ricordatevi che è obbligatoria entro 12 mesi dall’apertura della successione).

 

Quest’ultima, infatti, ai sensi di legge [6], deve essere trasmessa dall’Agenzia delle Entrate al comune di residenza degli eredi. Questo, ad esempio, consentirà al comune di notificare l’accertamento della Tasi all’indirizzo degli eredi e secondo la loro quota di responsabilità.


[1] Art. 65 dpr. 600/1973.

[2] Cass. sez. trib sent. n. 22426/2014.

[3] Art. 36 dlg 346/1990.

[4] Ctp di Rieti sent. n. 297/2016.

[5] Cass. sez. trib sent. n. 26718/2013.

[6] Legge 147/2013, comma 687.

 


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