Quando scade una cambiale?
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17 Ott 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Quando scade una cambiale?

La cambiale è un titolo esecutivo che assegna al possessore il diritto di ricevere il pagamento della somma a una data scadenza. Vediamo di capirne i meccanismi.

 

 

Cambiale: cos’è?

La cambiale è un titolo esecutivo (cioè un atto scritto che attribuisce al creditore il potere di agire nei confronti del debitore, nel caso in cui quest’ultimo non adempia la sua obbligazione) [1] che assegna al possessore il diritto di ricevere il pagamento della somma in essa indicata, sulla base del tipo di scadenza riportata.

 

Vediamo di capire come funziona, quali sono le tipologie di cambiale e, soprattutto, il meccanismo relativo alla scadenza.

 

 

Cambiale: tipologie

Esistono due tipi di cambiali: quella tratta e i cosiddetti «pagherò» o vaglia cambiario.

 

Nella cambiale tratta, il traente (l’autore della cambiale) ordina ad un’altra persona (il trattario) di pagare una determinata somma in favore di un beneficiario, che può coincidere con lo stesso traente. Se il trattario accetta e firma, egli è obbligato al pagamento verso il beneficiario indicato o quello subentrante con la girata, cioè l’atto con cui una cambiale e tutti i diritti a essa inerenti vengono trasferiti da un soggetto ad un altro.

 

Il vaglia cambiario, invece, contiene un ordine esecutivo di pagamento verso il beneficiario: in pratica, una vera promessa di pagamento dato che l’emittente del vaglia è il debitore stesso.

 

 

Cambiale: quando scade?

La scadenza delle cambiali può essere:

  • a vista: tale scadenza sta a indicare che la cambiale è pagabile all’atto della presentazione (in altre parole, quando viene vista – appunto – da chi la deve pagare). Le cambiali caratterizzate da tale modalità di scadenza devono essere presentate per il pagamento entro un anno dalla data di emissione;
  • a certo tempo vista: tale scadenza si ha quando, vicino alla firma di accettazione del trattario, sono riportate espressioni del tipo: «A trenta giorni vista pagherete….», «A sessanta giorni vista pagherete….». Significa che il termine previsto per il pagamento si calcola partendo dalla data di accettazione della tratta. Quindi, ad esempio, nel primo caso, significa che la cambiale dovrà essere pagata entro 30 giorni da quando il trattario firma per accettazione;
  • a certo tempo data: in tal caso, la scadenza si calcola partendo dalla data di emissione. Ad esempio, se una cambiale emessa il 10 settembre porta l’indicazione «A 30 giorni data pagherò…», la scadenza della cambiale è il 10 ottobre; analogamente se la stessa cambiale porta l’indicazione «A 60 giorni data pagherò….», la sua scadenza è il 10 novembre (in quanto ottobre ha 30 giorni; se ne avesse avuti 31 la sua scadenza sarebbe stata il 9 novembre);
  • a giorno fisso: la scadenza è, in questo caso, indicata con precisione sulla cambiale. Ad esempio, può essere indicata con l’espressione «Al 25 gennaio 2017 pagherete (o pagherò)…». praticamente, si indicano esattamente giorno, mese e anno in cui dovrà essere effettuato il pagamento.

Le scadenze «a vista» e «a certo tempo vista» sono tipiche delle cambiali tratte, anche se si considerano pagabili a vista anche i pagherò emessi senza l’indicazione della scadenza.

 

Se la scadenza non viene indicata, la cambiale si considera pagabile «a vista»; può anche accadere che la scadenza indicata sia impossibile, per esempio il 31 aprile o il 30 febbraio: in tali ipotesi, la cambiale non viene considerata un titolo esecutivo. Se la scadenza coincide con una domenica, un sabato o un’altra festività, risulta automaticamente prorogata al primo giorno lavorativo utile.

 

Gli altri elementi obbligatori della cambiale sono la denominazione, l’ordine incondizionato di pagamento di una determinata somma, i dati anagrafici completi del debitore, i dati del beneficiario, luogo e data di emissione, luogo e data di scadenza della cambiale.

 

 

Cambiale: che succede se non la pago?

La cambiale perde la sua natura di titolo esecutivo (e, quindi, la forza di consentire al creditore di agire direttamente con il pignoramento) dopo tre anni. Alla scadenza di tale termine, tuttavia, il prenditore continua comunque ad avere una prova scritta del credito e può, pertanto, agire per ottenere un decreto ingiuntivo, evitando la trafila di una lunga e costosa causa. Se, quindi, il debitore non paga una cambiale può aspettarsi:

  • nei primi tre anni, un pignoramento immediato (senza bisogno di causa o decreto ingiuntivo);
  • dal terzo anno in poi e fino alla prescrizione del diritto di credito (di norma 10 anni), la notifica di un decreto ingiuntivo.

Vediamo meglio: se la cambiale non viene pagata entro la data di scadenza prevista, il beneficiario può contestare il mancato pagamento con un atto formale, che prende il nome di protesto, una contestazione solenne che viene effettuata da un pubblico ufficiale. Una volta fatto, questo viene trasmesso al Presidente della Camera di commercio competente per territorio il giorno successivo alla fine di ogni mese. La pubblicazione nell’Elenco ufficiale dei protesti ha luogo nei 10 giorni successivi. Se il debitore, entro un anno dal protesto, paga la cambiale tratta o un vaglia cambiario, può chiedere la cancellazione depositando richiesta formale indirizzata al Presidente della Camera di commercio territorialmente competente (quella avente sede nella provincia in cui sono stati messi in atto i protesti) presso l’ufficio protesti. In caso di rifiuto, l’interessato potrà ricorrere al Giudice di Pace del luogo di residenza. Se il pagamento viene effettuato dopo oltre un anno dal protesto, si potrà ottenere la cancellazione solo a seguito della riabilitazione, presentando una richiesta in tal senso al Presidente del Tribunale della provincia di residenza. Ottenuto il provvedimento di riabilitazione, il debitore avrà diritto alla cancellazione.

 

Come dicevamo, essendo un titolo esecutivo, se la cambiale non viene pagata, il creditore può agire immediatamente contro i beni del debitori, scegliendo una delle seguenti strade: esecuzione forzata sul patrimonio del debitore; procedimento ingiuntivo; ordinario giudizio di cognizione.

 

Nel primo caso, se la cambiale è in regola, il creditore può utilizzarla come titolo esecutivo che permette di pignorare i beni del debitore con un atto di precetto.

Se ciò non è possibile o alla scadenza del termine di tre anni (termine in cui, come detto, la cambiale ha efficacia di titolo esecutivo), il beneficiario della cambiale non pagata può rivolgersi a un giudice chiedendo l’emanazione di un decreto ingiuntivo, prima di procedere con il pignoramento. A tal fine occorre, oltre al documento in sé rappresentato dalla cambiale, anche una prova scritta del proprio credito, come ad esempio le fatture valide o dei contratti.

Infine, se non si riesce a portare avanti le precedenti due strade (chiamate anche azioni cambiarie), si può provare con l’ordinario giudizio di cognizione. In pratica, si avvia un vero e proprio processo civile, che servirà per accertare il credito e che porterà alla citazione in giudizio del debitore. Al termine del processo, il giudice può condannare il debitore a pagare la cambiale.


[1] Affinchè la cambiale possa avere un valore esecutivo è necessario adempiere a tutte le formalità previste dalla legge, tra cui il pagamento dell’imposta di bolla, pari all’11 per mille della somma indicata sul vaglia cambiario o al 12 per mille di quella riportata su una cambiale tratta.In assenza del pagamento dell’imposta di bollo o in caso di pagamento incompleto, la cambiale resta valida, ma l’esecutività non è più assicurata, anche se ciò deve essere stabilito da un giudice. Le cambiali si acquistano presso i rivenditori di valori bollati, ossia in tabaccherie e ricevitorie, le stesse che vendono le marche da bollo.

 


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