Licenziamento per uso permessi 104
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17 Set 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Licenziamento per uso permessi 104

Il lavoratore ha diritto di fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito per assistere il familiare disabile: l’uso per altre finalità può comportare il licenziamento disciplinare.

 

L’uso improprio o abuso dei permessi retribuiti per assistere familiari con handicap può costituire giusta causa di licenziamento quando lede gravemente l’affidamento del datore di lavoro, perché per esempio i permessi vengono utilizzati in modo continuativo e non occasionale per finalità personali del dipendente o attività comunque diverse dall’assistenza al disabile.

 

Come noto, la legge [1] riconosce al dipendente, pubblico o privato, la possibilità di fruire di permessi retribuiti, coperti da contribuzione, per assistere (a condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno) persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado o entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

 

Una recente sentenza della Cassazione [2] ha precisato che l’assenza dal lavoro per la fruizione del permesso deve porsi in relazione diretta con l’esigenza di assistenza al disabile. Il beneficio dei permessi non ha infatti una funzione meramente compensativa o di ristoro delle energie impiegate dal dipendente per l’assistenza prestata al disabile. In altri termini, i giorni di assenza dal lavoro giustificati con i permessi 104 devono essere dedicati ad attività riferibili direttamente alla cura del disabile.

 

La legge non consente di utilizzare il permesso per esigenze diverse da quelle proprie della funzione di assistenza: il beneficio comporta infatti un sacrificio organizzativo per il datore di lavoro, giustificabile solo in presenza di esigenze riconosciute dal legislatore (e dalla coscienza sociale) come meritevoli di superiore tutela.

 

Se il nesso causale tra assenza dal lavoro ed assistenza al disabile manca del tutto, come nel caso in cui il lavoratore sfrutta i permessi per finalità personali, non può riconoscersi un uso del diritto coerente con la sua funzione e dunque si è in presenza di un uso improprio o di un abuso del diritto.

 

L’uso improprio dei permessi o un loro abuso rappresenta una condotta illegittima nei confronti:

– del datore di lavoro: il dipendente priva ingiustamente il datore di lavoro della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento da questi riposto;

 

– dell’Ente di previdenza che eroga del trattamento economico i quanto comporta un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale.

Tanto rileva anche ai fini disciplinari per cui se il lavoratore sfrutta in via continuativa i permessi per finalità diverse da quelle di assistenza può essere licenziato per giusta causa.

 

La Cassazione afferma dunque il seguente principio di diritto: la  fruizione del permesso 104 da parte del dipendente deve porsi in nesso causale diretto con lo svolgimento di un’attività di assistenza a favore del disabile per il quale il beneficio è riconosciuto. I permessi retribuiti non hanno funzione meramente compensativa o di ristoro delle energie impiegate dal dipendente per un’assistenza comunque prestata in altri momenti. L’uso improprio del permesso può integrare, secondo le circostanze del caso, una grave violazione intenzionale degli obblighi gravanti sul dipendente, idonea a giustificare anche il licenziamento.


[1] Art. 33 L. n. 104/1992.

[2] Cass. sent. n. 17968 del 13.9.16.

 


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Commenti
18 Set 2016 Rocco Binelli

Legge 104/92 art.33 , successiva modifica legge 53/2000 art.20 che ha eliminato il requisito della convivenza , ultima modifica legge 183/2010 art.24 ha eliminato anche la “continuità” e l’”esclusività” dell’assistenza , anche l’Inps, con circolare n.155/2010 ha confermato che “oltre al requisito della convivenza, anche la continuità e l’esclusività dell’assistenza non sono più elementi essenziali al fine del godimento dei permessi di cui all’art.33 L. 104/92, escludendo così i requisiti di sistematicità ed adeguatezza, elaborati nel tempo per verificare il contenuto e le modalità di assistenza . Dipartimento della Funzione Pubblica è stato chiesto in particolare se i giorni di permesso dei due soggetti interessati debbano essere fruiti nelle stesse giornate. Questo quanto deliberato dal Dipartimento nel citato parere: “La situazione ordinaria è che le giornate fruite come permesso ex l.104 del 1992 coincidano, ma ciò non esclude che qualora il lavoratore che assiste il disabile abbia la necessità di assentarsi per svolgere attività, per conto del disabile, nelle quali non è necessaria la sua presenza, il primo possa fruire dei permessi anche nelle giornate in cui la persona disabile si rechi regolarmente al lavoro, pertanto, considerando anche la varietà delle situazioni che di fatto possono presentarsi, si è dell’avviso che una limitazione da questo punto di vista difficilmente potrebbe giustificarsi in base alla legge.” (Parere n. 44274 del 15.11.12 – Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri). L’Amministrazione nel formulare il parere in merito alla questione sottopostale, evidenzia un aspetto importante che in questa sede merita di essere evidenziato e che conferma quanto precedentemente asserito circa le modalità di svolgimento dell’assistenza ex L. n. 104/92. Anche secondo il Dipartimento, è lecito che un lavoratore che assiste un disabile si allontani dalla abitazione di quest’ultimo per svolgere alcune commissioni . La Presidenza della corte dei Ministri con la circolare 1 del 2012 è stata abbastanza chiara in merito , qui potrete leggere cosa ha esposto o dichiarato : Sempre La Presidenza della corte dei Ministri con parere prot. n. 44274 del 05 novembre 2012 ha dichiarato che chi assiste può allontanarsi dal portatore di handicap o non recarsi al lavoro mentre il portatore di handicap è al lavoro , per svolgere attività che il portatore di handicap non può svolgere , qui potrete leggere il parere A quanto pare la legge scritta dice una cosa ma chi traduce o interpreta la legge ne dice un altra . Sembra quasi la scusa dell’ultimo minuto per licenziare cittadini anche monoreddito e anullare un diritto che serve ad aiutare chi è in difficoltà .