Come ottenere l’accompagnamento
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18 Set 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Come ottenere l’accompagnamento

L’indennità di accompagnamento spetta agli invalidi civili che non sono in grado di compiere gli atti della vita quotidiana. Chi ne ha diritto e come fare ad averla?

 

Accompagnamento: cos’è?

L’indennità di accompagnamento spetta agli invalidi civili totali, cioè a coloro che hanno ottenuto il riconoscimento di una invalidità totale e permanente del 100%. Viene concessa se, a causa della minorazione fisica o psichica, tali soggetti non sono in grado di muoversi senza la costante presenza di un accompagnatore né di compiere gli atti quotidiani della vita, avendo, pertanto, bisogno di assistenza continua.

 

 

Accompagnamento: caratteristiche

L’indennità di accompagnamento:

  • non è cumulabile con altre indennità simili erogate per cause di servizio, lavoro o guerra (come, ad esempio, l’indennità di disoccupazione);
  • non è subordinata a limiti di reddito;
  • non dipende dall’età della persona (in pratica, anche una persona giovane ma invalida totale può ottenerla);
  • non dipende dalla composizione del nucleo familiare dell’invalido;
  • non è reversibile (cioè non si trasmette agli eredi dopo la morte dell’invalido);
  • è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa.

 

 

Accompagnamento: requisiti per fare domanda

Per beneficiare di tale indennità, non basta essere invalidi civili ed aver ottenuto il riconoscimento di una invalidità totale e permanente del 100%. Occorrono requisiti aggiuntivi; l’invalido totale riconosciuto tale, infatti, deve:

  • trovarsi nell’impossibilità di deambulare (muoversi) senza l’aiuto permanente di un accompagnatore,
  • oppure trovarsi nella impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita, avendo, quindi, bisogno di un’assistenza continua;
  • essere cittadino italiano o cittadino UE residente in Italia o cittadino extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo [1];
  • risiedere in Italia;
  • non essere ricoverato in strutture sanitarie a spese dello Stato o di altro ente pubblico o ricoverato in reparti di lungodegenza o riabilitativi (fermo restando che si continua a ricevere l’accompagnamento durante i periodi di ricovero per terapie legate alle cause del ricovero per il tempo della malattia).

 

 

Accompagnamento: come e quando si ottiene?

Per poter presentare la domanda, è necessario prima recarsi dal proprio medico di base e chiedere il rilascio del certificato medico introduttivo che ha la funzione di accertare il grado di invalidità: la diagnosi deve essere chiara e precisa e contenere l’espressa dichiarazione dello stato del richiedente, che deve essere definito “persona impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” oppure “persona che necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita”.

 

Solo a questo punto può essere presentata la domanda esclusivamente per via telematica. Si può scegliere tra diverse possibilità:

  • direttamente dal sito inps.it, se in possesso del codice Pin rilasciato dall’Istituto, seguendo il percorso: Servizi on line>Servizi per il cittadino>Invalidità civile: invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari. In caso di minore, il codice Pin da utilizzare deve essere quello personale del minore, non quello del genitore o del tutore;
  • tramite gli enti di patronato o le associazioni di categoria dei disabili (ANMIC, ENS, UIC, ANFASS), usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi [2].

 

Dopo la presentazione della domanda, il richiedente viene convocato dall’Inps per gli accertamenti sanitari, alla presenza della commissione medica dell’Asl a cui si aggiunge un medico dell’Istituto. Se all’esito dei controlli viene emesso parere positivo, il cittadino riceve un verbale definitivo.

 

A questo punto, l’invalido è tenuto ad inviare all’Inps alcune informazioni: coordinate bancarie, documentazione attestante l’eventuale ricovero o la frequenza dei centri di riabilitazione.

 

Si ricorda, comunque, che, nel caso in cui venga riconosciuta, l’indennità di accompagnamento decorre dal mese successivo alla data di presentazione della domanda di accertamento sanitario all’Asl.

 

Accompagnamento: qual è l’importo?

L’importo dell’indennità di accompagnamento previsto per l’anno 2016 è di euro 512,34 al mese, pagati per 12 mensilità. Tale cifra non è soggetta a Irpef, cioè quell’imposta che grava su tutte le persone fiscalmente residente in Italia in relazione a qualunque reddito di cui sono titolari.

 

 

Accompagnamento: cose fare dopo l’accettazione della domanda?

Una volta ottenuto, l’accompagnamento non è per sempre. Occorre dimostrare la permanenza della condizione di invalidità che ha determinato l’accettazione della domanda. E, infatti, entro il 31 marzo di ogni anno, gli invalidi civili che percepiscono l’indennità sono tenuti a presentare una dichiarazione a tal fine, sia che si tratti di invalidi civili totali titolari di indennità di accompagnamento e indennità di frequenza, sia che si tratti di invalidi civili parziali titolari di assegno mensile. È l’Inps stesso a inviare un avviso contenente tutte le indicazioni relative alla procedura da seguire per presentare la relativa dichiarazione, sempre e comunque per via telematica. L’interessato può, a tal fine, rivolgersi ad un Caaf (Centri autorizzati di assistenza fiscale) o a un professionista abilitato i quali trasmetteranno i dati direttamente al sistema informatico dell’Inps. In alternativa, ti può procedere autonomamente, utilizzando il Pin e trasmettere la dichiarazione via internet [3].

 

 

Accompagnamento: come contestarlo?

Contro il verbale della Commissione Asl che riconosce o meno l’invalidità civile e la relativa indennità di accompagnamento, la persona può presentare ricorso: dal 2012, la procedura prevede che il ricorrente deve obbligatoriamente effettuare un accertamento tecnico preventivo prima di dare avvio alla causa giudiziaria vera e propria. In sostanza, egli deve recarsi presso il Tribunale di competenza (quello di propria residenza) e presentare l’istanza di accertamento tecnico il cui obiettivo è proprio quello di verificare – preventivamente, appunto – le condizioni sanitarie che legittimano la pretesa fatta valere. Se questo accertamento non viene effettuato, non si può arrivare davanti al giudice.

L’accertamento medico è compiuto da un consulente tecnico nominato dal giudice, alla presenza di un medico legale dell’Inps. Tale consulente redige una relazione che deve essere trasmessa alle parti (cioè all’Inps e al ricorrente). A quel punto, le parti hanno a disposizione trenta giorni di tempo per contestare quanto affermato dal consulente. In assenza di contestazione, il giudice, entro trenta giorni, omologa con decreto l’accertamento del requisito sanitario presentato nella relazione del consulente: in pratica conferma in modo definitivo quanto detto al suo interno. Il decreto è inappellabile, cioè non si possono più presentare ricorsi.

 

Al contrario, se la parte abbia dichiarato di contestare le conclusioni del consulente tecnico dell’ufficio deve depositare, presso lo stesso giudice, entro il termine di trenta giorni dalla dichiarazione di dissenso, il ricorso introduttivo del giudizio, specificando i motivi della contestazione. Inizia, così, il processo che si concluderà con una sentenza inappellabile.

 

È bene che il ricorrente si faccia assistere da un legale che sia presente nella prima udienza ed è, inoltre, a suo carico l’anticipazione delle spese per la consulenza tecnica.

 

 

Accompagnamento: come funziona per i minorenni?

La legge ha recentemente stabilito che il minorenne non è più tenuto a presentare la domanda all’Inps al compimento della maggiore età: l’indennità di accompagnamento gli verrà corrisposta in modo automatico, senza ulteriori accertamenti sanitari e senza bisogno di presentare una nuova domanda [4].


[1] Tale requisito è stato oggetto di aspro dibattito. Per porre fine a qualsiasi ulteriore disputa, è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale n. 40 dell’11.03.2013 che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la norma che subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno – ora permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo – la concessione ai cittadini extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della indennità di accompagnamento e della pensione di inabilità.

[2] A partire dal 4 luglio 2009, non è possibile presentare una nuova domanda per la stessa prestazione fino a quando non sia esaurito l’iter di quella in corso o, in caso di ricorso giudiziario, finché non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato. Fanno eccezione le domande di aggravamento presentate dai malati oncologici.

[3] Gli invalidi civili titolari di indennità di accompagnamento devono presentare la dichiarazione di responsabilità relativa alla sussistenza o meno di uno stato di ricovero a titolo gratuito in istituto. Il modello Inps da compilare è denominato Icric.

La legge prevede una semplificazione per i disabili intellettivi o psichici poiché, in sostituzione della dichiarazione, può essere presentato un certificato medico che riporti la patologia.

[4] L. n. 104 del 14.02.2014.

 


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