Dark web: cos’è e perché visitarlo
Miscellanea
18 Set 2016
 
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Dark web: cos’è e perché visitarlo

Affittare un killer, fare spaccio di droga e di armi senza essere intercettati dalla polizia: è questo il Dark Web, una fetta oscura del Deep Web. Ma cos’è il dark web? Ce lo spiega Alessandro Curioni. Ecco l’Internet che solo in pochi navigano. E i propositi, come dice il nome stesso, non sono mai cristallini.

 

Alessandro Curioni è un esperto di sicurezza informatica, padre della DI.GI. Academy. Dopo averlo sentito spiegare cosa sono i bit coin e come si può evitare la tassazione dei “soldi digitali”, ecco che ci fa entrare in un altro mondo affascinante, ma sinistro: il dark web, il lato oscuro della rete che in pochi conoscono. Qui – per usare le parole dello stesso Alessandro – “non potete proprio immaginare a cosa state andando incontro”. Quindi, allacciate le cinture di sicurezza e godetevi questa intervista.

 

 

Le cronache degli ultimi anni si sono riempite di riferimenti a un fantomatico Deep Web, ma di cosa si tratta?

 

Per quanto strano possa sembrare, ognuno di noi visita il Deep Web molto più spesso di quanto immagini. Ogni volta che accediamo al nostro profilo Facebook privato, quando guardiamo la nostra casella di posta elettronica via web oppure ci colleghiamo al nostro conto corrente on line. Ecco, in tutti questi casi siamo nel Deep Web, cioè quella parte di internet che i motori di ricerca per varie ragioni non riescono a indicizzare, perché il loro sistemi di ricerca automatizzati non possono raggiungere i siti che lo compongono per una qualsiasi ragione. Nei casi che ho citato, il fatto che i sistemi siano protetti da uno username e una password li rendono di fatto inaccessibili a Google & Co. Tuttavia esiste un altro luogo che, per ragioni diverse, risulta non catalogabile dai motori di ricerca; una porzione estremamente piccola rispetto al web e al deep web. Si tratta del Dark web.

 

 

Possiamo parlare di “lato oscuro della Rete”?

 

Essenzialmente sì. Nel contesto generale di internet si tratta di una manciata di siti, i ricercatori ipotizzano qualche centinaio di migliaia. Queste reti, costruite nell’ambito della Grande Rete, sono accessibili soltanto grazie a particolari software e la più celebre è conosciuta come TOR. Sostanzialmente si tratta di un network in cui la navigazione avviene attraverso l’omonimo browser che dovrebbe garantire la navigazione anonima grazie alle caratteristiche peculiari del sistema di navigazione. TOR è l’acronimo di The Onion Ring (l’Anello di cipolla), un progetto sviluppato a metà degli anni novanta dai laboratori di ricerca della Marina degli Stati Uniti con l’obiettivo di oscurare le comunicazioni dei servizi segreti. Il meccanismo di funzionamento prevede diversi strati di protezione, da cui il concetto di onion che significa cipolla, per impedire l’intercettazione del contenuto del traffico dati e l’identificazione di mittenti e destinatari. Le comunicazioni, infatti, sono crittografate e, prima di arrivare a destinazione, rimbalzano tra diversi sistemi, impedendone la tracciatura.

 

 

Quindi si tratta di un sistema completamente anonimo?

 

Diciamo che offre un certo grado di riservatezza, ma non è assoluta per due ragioni. La prima dipende dall’utente, perché il suo comportamento potrebbe consentire di ritracciarlo. La seconda è legato al fatto che, proprio per le sue caratteristiche, il dark web ha attirato criminali di vario tipo che, sfruttando le sue caratteristiche hanno pensato di utilizzarlo per i loro traffici. A ruota sono arrivate le forze dell’ordine che hanno sviluppato strumenti tecnici, di fatto dei virus informatici, e delle tattiche di infiltrazione per perseguire i delinquenti. Di conseguenza sono emerse nel tempo delle debolezze nel sistema di protezione garantito da TOR.

 

 

Potremmo paragonarlo ai bassifondi di una città?

 

Il paragone è decisamente appropriato. Si stima che circa il 60% delle attività sul dark web sia illegale e spazi dalla pedo-pornografica fino al traffico di armi, passando attraverso quello della droga e la possibilità di affittare un killer. Le peculiarità delle rete TOR combinata con le caratteristiche delle cryptovalute come il Bitcoin hanno generato un ambiente perfetto per tutti quegli affari che non sono esattamente trasparenti. Tuttavia, come nei bassifondi delle città non abitano soltanto delinquenti, lo stesso vale per il dark web: quelle stesse caratteristiche permettono infatti a movimenti per i diritti civili con base in paesi soggetti a dittatura di comunicare con il mondo esterno e denunciare abusi e violenze. Molti media hanno creato all’interno della rete TOR dei siti in cui si posso depositare anonimamente documenti di denuncia, offrendo anche la possibilità di essere contattati da un giornalista; sempre in modo, anonimo, per argomentare e aggiungere dettagli su quanto si è scoperto. Esiste anche Facebook con milioni di visitatori, come pure servizi per l’invio di email riservate e per trasferimenti di Biticoin. Insomma molto è oscuro, ma non tutto.

 

 

Ma se volessimo accedervi?

In passato era piuttosto complicato, ma oggi TOR è diventato un browser piuttosto facile da usare sia nella sua versione per computer sia in quella per smartphone. Basta scaricarlo dal sito torproject.org e installarlo; poi siamo pronti a navigare. Ovviamente, date le modalità di funzionamento, sarà molto più lento dei normali browser quando si tratta di visualizzare video o contenuti particolarmente pesanti, ma comunque funziona.

 

 

Consigli di navigazione?

Soltanto due. Non dimenticatevi che siete nei bassifondi, quindi attenti a quello che fate o dite, anzi sarebbe meglio non dire e fare nulla di particolare. Inoltre, come ho scritto nel mio ultimo libro: molte volte quello che trovate è, purtroppo, esattamente quello che sembra; in altri casi, invece, non potete proprio immaginare a cosa state andando incontro. Per il resto toglietevi la curiosità. A proposito se qualcuno volesse una preview della rete TOR può fare qualche ricerca su questo sito http://onion.link


Autore immagine: Pixabay.com

 


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