Soldi falsi, si possono tenere?
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18 Set 2016
 
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Soldi falsi, si possono tenere?

Se la polizia mi trova banconote false nel portafogli o in casa, rischio il penale? È un reato tenere dei soldi falsi senza farli circolare?

 

Secondo la Cassazione, il reato di detenzione di denaro falso scatta solo se vi è l’intenzione del soggetto di mettere in circolazione le banconote contraffatte [1]. Quindi, il comportamento di chi conserva i biglietti nel portafogli o di chi li custodisce a casa non integra alcun illecito penale o tributario. Il codice penale [2] difatti punisce due diverse condotte:

  • il comportamento di chi, ben sapendo di aver ricevuto da altri delle banconote false (quindi, essendo in malafede), le detiene al fine di metterle in circolazione, oppure lo spende o le mette in circolazione;
  • chiunque, avendo ricevuto in buona fede da altri le banconote false, una volta accortosi di ciò ugualmente le spende o le mette altrimenti in circolazione. La sanzione è la reclusione fino a sei mesi o la multa fino a 1.032 euro.

 

Non basta quindi l’intenzione di smerciare il denaro falso per far entrare in gioco il penale: il possessore deve essere anche in malafede, ossia deve essere consapevole che il denaro non è autentico. Invece, se per propria ignoranza egli non si accorge di avere in mano un biglietto falsificato, il reato non scatta anche se lo si consegni a un commerciante. No si può, ad esempio, configurare l’illecito penale nei confronti di chi, non resosi conto dei biglietto di 50 euro falso nel proprio portafogli, lo dia al benzinaio; se però quest’ultimo, dopo l’indagine nella macchinetta a infrarossi, gli segnala la questione, il reato scatta se il possessore – facendo finta di niente – si rechi in un altro negozio ad acquistare della merce e spacciando la banconota falsificata. In questo caso, infatti, c’è la consapevolezza dell’illecito.

 

Ricordiamo peraltro che anche l’attività di fotocopiare soldi non è reato se la falsificazione risulta macroscopica, se cioè anche ad occhio nudo è facile capire che si tratti di una copia.

 

 

Come fare a capire che c’è l’intenzione di mettere in circolazione il denaro falso?

Abbiamo appena detto che il reato di detenzione di denaro falso si configura solo se il possessore ha l’effettiva e consapevole intenzione di mettere in circolazione la banconota contraffatta. Come fa la polizia a stabilire che c’è questa intenzione? Quale elemento è necessario perché, nel momento in cui un soggetto viene trovato con i soldi falsi nel portafogli, si può ritenere che egli non voglia solo conservarli (magari per collezionismo o a ricordo della fregatura presa), ma smerciarli? A chiarirlo è stata, a più riprese, la Cassazione [3]: l’intenzione di mettere in circolazione denaro falso si può evincere da qualsiasi elemento o indizio (purché logico). Ad esempio, potrebbe essere dato peso al fatto che il possessore non sappia indicare, alla polizia, la provenienza di dette banconote o nell’ipotesi in cui questi venga trovato con ben più di un biglietto falso [4].


La sentenza

Cass. sent. n. 10539/2014

Ai fini della configurabilità del reato di detenzione di monete contraffatte, per metterle in circolazione, è necessario il dolo specifico – “sub specie” di intenzione del soggetto agente di mettere in circolazione le banconote contraffatte, ricevute in malafede – che può essere liberamente, purché logicamente, desunto da qualsiasi elemento sintomatico; pertanto, è, a tal fine, rilevante il difetto di qualsiasi indicazione, da parte dell’imputato, in ordine alla provenienza delle dette banconote nonché di un qualunque diverso lecito fine della detenzione, trattandosi di elementi sintomatici e convergenti, e, quindi, valutabili, in concorso di altri elementi, nel riconoscimento del dolo.

 

Cass. sent. n. 40994/2014

In tema di detenzione di monete contraffatte al fine di metterle in circolazione, di cui all’art. 455 c.p., la consapevolezza della falsità del denaro al momento della sua ricezione, che vale a distinguere il reato dalla diversa ipotesi di buona fede prevista dall’art. 457 c.p., può essere desunta dalla pluralità delle banconote contraffatte detenute nonché dal difetto di una qualsiasi indicazione, da parte dell’imputato, sia della provenienza del denaro che di un qualunque diverso e lecito fine della sua

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[1] Cass. sent. n. 25500/2007. Negli stessi termini, Cass. sent. n. 215187/1988. In dottrina, cfr. MANZINI, Trattato di diritto penale italiano, vol. VI, Utet, 1984, p. 569; CRISTIANI, voce Falsità in monete e valori pubblici, in Dig. d. pen., vol. V., Utet, 1991, p. 66.

[2] Art. 457 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 10539/2014.

[4] Cass. sent. n. 40994/2014.

 


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