Le cure palliative: i diritti del malato terminale
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19 Set 2016
 
L'autore
Alessandro Galati
 


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Le cure palliative: i diritti del malato terminale

Quando la malattia è diventata inarrestabile, e nessuna guarigione o cura è più possibile, la legge prevede una serie di diritti a favore del malato per lenire il dolore e la sofferenza che sono proprie dello stato finale della vita.

 

In molti casi, purtroppo, alcune malattie hanno un decorso non arginabile: questo comporta per la persona malata  (e per la sua famiglia) dolori, sofferenze psichiche e fisiche, disagi, impedimenti.  Il male non più trattabile, cioè non guaribile e non curabile, in questi casi caratterizza la cosiddetta fase terminale della vita, prostrando chi ne è affetto ed i suoi cari.

 

 

Quale reazione da parte dello Stato?

La questione è perciò centrale nella vita quotidiana: per questo  lo Stato l’ha affrontata con una disciplina specifica che ha il compito di aiutare nei casi cosiddetti di dolore totale, cioè quelli nei quali l’organismo è interamente compromesso sia per le sofferenze fisiche sia per quelle psicologiche cui viene sottoposto. Si è infatti deciso di approvare una legge [1] che prevedesse il diritto di tutti a vedersi garantite le cure palliative e la terapia del dolore. La legge riprende molte riflessioni svolte nel corso degli anni nella letteratura medica e fra le associazioni di pazienti, e mira a garantire che la persona giunta alla fine della sua esperienza umana goda dei trattamenti opportuni a lenire la sofferenza ed a far si che la sua dignità non sia mai compromessa.

 

 

Cosa prevede nel concreto la legge, e cosa sono le cure palliative?

Innanzitutto, la normativa vigente impone che la terapia del dolore e le cure palliative siano inserite nel Piano sanitario nazionale come obiettivo sanitario: questo documento è predisposto dal Governo su proposta del Ministro della salute e stabilisce, per ogni triennio, appunto gli obiettivi da perseguire per tutelare al meglio la salute. Ciò è importante perché solo per gli obiettivi previsti nel Piano vengono poi stanziati alle Regioni i fondi necessari per perseguirli: dunque, inserendo la terapia del dolore e le cure palliative nel Piano sanitario, la legge ha consentito la previsione di spese pubbliche per garantirle.  Detto ciò, la legge definisce le cure palliative e la terapia del dolore:

– le cure palliative sono tutti quei trattamenti che non servono più ad impedire alla malattia di propagarsi e di fare il suo corso, ma hanno il fine di rendere alla persona i servizi di diagnosi, di assistenza e di somministrazione di farmaci che consentano quanto più possibile di tollerare la propria situazione terminale. Le cure palliative non accorciano e non prolungano la vita della persona: sono invece pensate per far si che l’ultima parte della vita stessa non sia per quanto possibile caratterizzata da dolore e sofferenza;

– la terapia del dolore, in particolare, mira a garantire al malato terminale ogni prestazione medica e farmacologica che lenisca il dolore, rendendolo il più possibile controllabile fino – se possibile – ad eliminarlo completamente.

Proprio per raggiungere questi scopi e per scegliere il metodo migliore per realizzarli, la legge impone al medico ospedaliero di indicare nella cartella clinica le caratteristiche del dolore e la sua intensità, oltre ai farmaci usati ed al risultato che gli stessi ottengono.

 

 

Quali sono i diritti che la legge attribuisce?

La legge stabilisce che il malato terminale ha diritto ad usufruire delle terapie del dolore e delle cure palliative che siano elaborate specificamente per la sua situazione (e per quella dei suoi familiari) dai medici specializzati. Dunque, non prevede una terapia uguale per tutti, ma impone di differenziare farmaci ed assistenza in relazione alla situazione individuale. Queste prestazioni debbono essere erogate dalle reti nazionali del trattamento del dolore, che devono assicurare alla persona il trattamento di cui ha bisogno sia in sede ospedaliera che domiciliare. Queste strutture, che comprendono specialisti medici e psicologi, ed attivate dalla necessaria richiesta del medico di famiglia al quale possono rivolgersi sia il malato che i suoi congiunti, operano dunque:

  • nelle sedi ospedaliere (nei casi di ricovero dell’ammalato);
  • al domicilio della persona colpita dalla patologia, sotto il coordinamento del medico di medicina generale (o medico di famiglia), concentrando il loro intervento in specifiche fasce orarie del giorno, in modo da assistere il malato e di supportare psicologicamente la sua famiglia;
  • presso una specifica struttura denominata hospice, ove si provvede – da parte del personale presente con esclusione del medico di famiglia – al trattamento del dolore di coloro che, a causa del progredire della patologia, non possono più essere assistiti a livello domiciliare. Nella pratica, il ricorso all’hospice avviene quando lo stato clinico della persona fa pensare ad una sopravvivenza breve, oppure quando i familiari della persona stessa necessitano di un periodo di riposo fisico e psichico. Per questo la procedura di ricovero presso queste strutture è molto semplice e poco burocratizzata: possono iniziarla infatti direttamente i familiari della persona ammalata proponendo domanda all’hospice stesso, o il medico di base, o il medico preposto all’assistenza domiciliare. Gli hospices sono sempre organizzati in modo da garantire ai familiari il contatto ed il rapporto con il loro congiunto, fino al punto da consentire loro l’ingresso libero. Sono a volte collocati in ambiente ospedaliero, in altri casi in edifici separati ed appositamente creati.

 

I trattamenti del dolore, l’assistenza domiciliare e quella presso gli hospices sono gratuiti, in quanto a carico del Servizio sanitario nazionale.

 

La legge ha poi semplificato la procedura per la prescrizione dei farmaci antidolorifici, consentendo l’utilizzo del ricettario semplice (quello rosa) al posto di quello speciale, più complesso formalmente e più macchinoso nella sua gestione da parte del medico. In questo modo, la persona una volta ottenuta la prescrizione può vedersi dispensata immediatamente la medicina necessaria.

 

La normativa stabilisce poi che i medici chiamati a praticare la terapia del dolore e delle cure palliative debbano essere formati specificamente. Per questo, sono stati istituiti corsi di specializzazione e qualificazione post-universitari.

 

Ancora, la legge prevede che si tengano delle campagne nazionali e regionali di informazione,  in modo da far sapere a quante più possibile la presenza di questi diritti fondamentali. Nella pratica, l’informazione maggiore deve derivare dal medico di famiglia, che è il soggetto più vicino al malato ed ai familiari e che ha il compito di indirizzarli nell’accesso alle cure palliative.


[1] L. 38/2010.

 

Autore immagine: Pixabay

 


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