Indennizzo Legge Pinto agli eredi per la causa troppo lunga
Lo sai che?
19 Set 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Indennizzo Legge Pinto agli eredi per la causa troppo lunga

Se la causa dura troppo, gli eredi della parte originaria possono chiedere l’indennizzo Legge Pinto, anche per il ritardo successivo alla loro costituzione in giudizio.

 

Anche gli eredi possono ottenere l’indennizzo a titolo di equa riparazione per il processo troppo lungo. Il beneficio può spettare sia in qualità, appunto di eredi, che succedono nel diritto all’equa riparazione spettante al defunto, sia in qualità di parti della causa, qualora essi si siano costituiti in giudizio al posto del defunto e da tale momento vi sia stato un ritardo irragionevole del processo.

 

Con riguardo alla seconda ipotesi, una recente sentenza della Cassazione [1] ha chiarito che, se la parte è deceduta anteriormente al decorso del termine di ragionevole durata del processo, l’erede ha diritto personalmente (e non per effetto della successione) al riconoscimento dell’indennizzo soltanto per il superamento di tale durata.

 

A tal fine occorre guardare al momento in cui l’erede si è costituito in giudizio e ha assunto quindi la qualità di parte processuale, non avendo alcun rilievo la continuità della sua posizione processuale rispetto a quella del dante causa. Ciò in quanto l’indennizzo previsto dalla Legge Pinto non opera automaticamente ma si basa sul concreto danno subìto dalla parte a causa dei ritardi della giustizia, danno che presuppone la conoscenza del processo e l’interesse alla sua rapida conclusione.

 

Dunque, se l’erede vuole ottenere l’indennizzo per il ritardo subìto personalmente, non può chiederlo con riferimento all’intera durata del processo (instauratosi quando il de cuius era ancora in vita). Occorre infatti analizzare le diverse frazioni temporali del processo al fine di valutarne separatamente la ragionevole durata, senza, tuttavia, escludere la possibilità di un cumulo tra il danno morale sofferto dal dante causa e quello personalmente patito dagli eredi nel frattempo intervenuti nel processo. Secondo la Cassazione è infatti possibile quantificare separatamente e poi cumulare l’indennizzo:

 

– per il ritardo del processo a partire da quando questo è stato instaurato fino a quando la parte originaria è deceduta: tale indennizzo si trasmette agli eredi per effetto della successione;

 

– per il ritardo del processo a partire dal momento in cui, al posto della parte deceduta, si è costituito l’erede: in questo caso l’erede acquista personalmente (e non per effetto della successione) il diritto all’equa riparazione per il danno subito a causa del ritardo nella decisione della causa.

 

Dunque, dato che l’erede assume la qualità di parte e ha diritto a una definizione del giudizio in tempi ragionevoli solo dalla propria costituzione nel giudizio, se trascorre poco tempo tra la data di costituzione  e la conclusione del processo, non risulta maturato il ritardo e quindi non spetta l’indennizzo.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI – 2 Civile, sentenza 15 marzo – 14 settembre 2016, n. 17991

Svolgimento del processo

Con decreto del 20 giugno 2013 la Corte d’appello di Perugia ha accolto la domanda proposta da N.R. e P. , in proprio e nella qualità di eredi di N.F. , intesa ad ottenere l’equa riparazione del danno non patrimoniale conseguente alla durata non ragionevole di un giudizio introdotto nell’anno 1992 dinanzi al Tribunale di Frosinone, fase per la quale vi era stato già il ristoro, e proseguito poi avanti alla Corte di appello di Roma, con atto notificato dal medesimo de cuius nel settembre 2004, definito nel settembre 2010, costituite le eredi nel settembre 2009, commisurato l’indennizzo in Euro 350,00 iure hereditatis ed Euro 1.000,00 iure proprio per ciascuna ricorrente limitatamente al grado di appello.
Per la cassazione di tale decreto il Ministero della giustizia ha proposto ricorso, affidato a tre motivi.
Fissata pubblica udienza al 9 aprile 2015, con ordinanza interlocutoria è stata disposta la rinnovazione della notificazione del ricorso, adempimento assolto dall’Amministrazione con atto notificato il 2 novembre 2015, e rinviata la causa a nuovo molo. Le N. sono rimaste intimate anche dopo l’ulteriore notificazione.

Motivi della

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 17991 del 14.9.16

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti