Se nell’estratto ruolo di Equitalia ci sono cartelle mai ricevute
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19 Set 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Se nell’estratto ruolo di Equitalia ci sono cartelle mai ricevute

Ho chiesto a Equitalia un estratto ruolo e ho scoperto la presenza di debiti per cartelle mai notificate al mio indirizzo: cosa devo fare per difendermi?

 

Per dimostrare il proprio credito, Equitalia non può limitarsi a fornire l’estratto di ruolo; se il contribuente, insoddisfatto di ciò che vi trova riportato, vuol saperne di più e chiede di verificare la correttezza di quanto riportato nel predetto estratto, deve provare la corretta notifica delle cartelle di pagamento.

Per dimostrare la regolare consegna delle cartelle di pagamento, Equitalia deve conservare ed esibire all’interessato:

  • nel caso di notifica della cartella direttamente nelle mani del contribuente mediante il messo notificatore, l’originale della relazione di notifica (si tratta del verbale redatto dal pubblico ufficiale con cui dichiara di aver consegnato l’atto al destinatario);
  • nel caso di notifica della cartella mediante Poste Italiane e, quindi, con raccomandata a.r., l’originale della cartolina con l’avviso di ricevimento.

È quanto chiarito dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.

 

 

Come chiedere a Equitalia la prova della notifica della cartella?

Abbiamo detto che è diritto del contribuente richiedere, in qualsiasi momento, a Equitalia la prova della corretta notifica della cartella indicata nell’estratto di ruolo. L’unico modo con cui l’Agente della riscossione potrà dimostrare la regolare consegna della cartella è far vedere all’interessato i predetti documenti (originale della relazione di notifica o dell’avviso di ricevimento della raccomandata).

 

Il contribuente può avanzare la richiesta con una semplice domanda di accesso agli atti amministrativi da presentarsi in carta semplice, da depositare agli sportelli di Equitalia oppure con posta elettronica certificata.

 

In questo modo, se Equitalia riesce a recuperare tali documenti la richiesta di pagamento è legittima. Viceversa il contribuente non è tenuto a pagare. In tal caso, se l’Esattore insiste nella richiesta di pagamento o avvia gli atti esecutivi (pignoramento), il contribuente può proporre ricorso al giudice contestando la mancata notifica della cartella (cosiddetto atto prodromico).

 

In teoria il contribuente potrebbe proporre ricorso al giudice anche senza chiedere prima l’accesso agli atti amministrativi se è sicuro di non aver ricevuto mai alcuna notifica. Lo farà, ovviamente, a proprio rischio e pericolo poiché, se Equitalia dovesse riuscire a dimostrare il contrario, egli perderà il giudizio e dovrà pagare le spese processuali per la soccombenza. L’istanza di accesso agli atti serve, quindi, per avere certezza dei propri sospetti, anche se non sospende i termini per fare ricorso (è quindi sempre bene preparare subito le carte per l’avvio del giudizio in tribunale).

 

Nel momento in cui il contribuente avvia un ricorso per omessa notifica della cartella di pagamento indicata nell’estratto di ruolo, Equitalia si deve difendere esibendo, nuovamente, gli originali che attestano la corretta consegna della cartella stessa. Quindi dovrà depositare:

  • l’originale della relazione di notifica, in caso di consegna a mani tramite il messo notificatore;
  • l’originale dell’avviso di ricevimento, in caso di notifica tramite raccomandata a.r. da parte del postino.

 

La fotocopia di tali documenti non ha alcun valore, né ha valore se essa è autenticata da un funzionario di Equitalia: il personale dell’Agente della Riscossione, infatti, non ha qualifica di pubblico ufficiale (trattandosi di società privata e non pubblica) e, pertanto, non ha potere certificatorio e non può attestare la conformità all’originale di una fotocopia. Solo con gli originali, dunque, l’Agente per la riscossione esattoriale può provare il diritto di credito.

 

 

Per quanto tempo Equitalia deve conservare i documenti?

Equitalia deve conservare tali documenti (originale di relazione di notifica o della cartolina a/r della raccomandata) per non meno di cinque anni dalla notifica della cartella di pagamento. Ma se il contribuente avvia l’impugnazione della cartella, Equitalia è obbligata, prima dell’inizio del giudizio, a depositare tutta la documentazione in originale anche oltre il termine dei cinque anni. Si pensi al caso di riscossione del canone Rai o dell’IVA che, per legge, si prescrivono dopo dieci anni. Se in causa, il contribuente dovesse contestare la mancata notifica della cartella di pagamento ed Equitalia non fosse in grado di dimostrare il contrario – cosa che può fare solo esibendo gli originali della relazione di notifica o dell’avviso di ricevimento della raccomandata – perderebbe il giudizio e il contribuente non dovrebbe più pagare.

 

 

L’onere della prova è di Equitalia

In definitiva, la contestazione del contribuente circa la mancata notifica della cartella riportata sull’estratto di ruolo obbliga sempre Equitalia a dimostrare il contrario, ossia la regolare consegna della cartella medesima. Il concessionario deve innanzitutto conservare l’originale della cartella fino al pagamento, se vuol provare l’esistenza del credito in caso di esercizio del diritto di accesso da parte del contribuente. E deve poi dimostrare l’avvenuta notifica esibendo in originale o la relazione di notifica del messo oppure l’avviso di ricevimento della raccomandata (a seconda di come la cartella è stata notificata).

 

La prova dell’esistenza delle cartelle di pagamento – e quindi della pretesa tributaria – deve sempre essere fornita da Equitalia attraverso gli originali. Il contribuente deve avere la possibilità di controllare la pretesa per poi eventualmente contestarla; mentre il concessionario deve conservare copia della cartella, finché il ruolo non sia stato pagato, così da fornire la prova al contribuente che eserciti il diritto di accesso.

 

Ricordiamo che dal 1° giugno 2016, per ditte individuali, società e professionisti iscritti in albi o elenchi, la notifica delle cartelle avviene soltanto via posta elettronica certificata (mentre resta facoltativa per i privati, anche se titolari di Pec). In tal caso Equitalia deve conservare le Pec del gestore che attestano la spedizione e la consegna dell’email certificata.


[1] CTR Lombardia, sent. n. 3831/1/2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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