Il mio avvocato deve essere assicurato?
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19 Set 2016
 
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Il mio avvocato deve essere assicurato?

Assicurazione obbligatoria: ad oggi, anche se esiste una legge che obbliga gli avvocati a dotarsi di una assicurazione obbligatoria, mancano i decreti attuativi.

 

Avvocati ancora senza assicurazione obbligatoria: anche se esiste una legge che impone a tutti i legali di sottoscrivere una polizza per la responsabilità civile per gli errori professionali [1], secondo il Consiglio Nazionale Forense (Cnf) mancherebbero i decreti attuativi della normativa, per cui essa non è ancora operativa [2]. Detti decreti, in verità, sono già stati scritti dal Ministero della Giustizia e circolano in forma di bozza (per conoscerne il contenuto clicca qui). Si attendono i pareri del Cnf, del Consiglio di Stato e del Parlamento. Nel momento in cui verranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale, essi diventeranno obbligatori e, quindi, ogni avvocato dovrà essere dotato di un’assicurazione per responsabilità professionale, non solo per l’attività giudiziale (ossia per le cause in tribunale), ma anche per quella stragiudiziale (ad esempio pareri, contratti, ecc.). I tempi sembrano vicini, ma è bene, nel frattempo, sapere come comportarsi.

 

 

Il cliente deve essere informato sull’assicurazione

Il cliente mantiene il diritto a sapere, prima del conferimento dell’incarico all’avvocato, se questi è dotato di una assicurazione per la colpa professionale; dal canto suo l’avvocato non può rifiutarsi di rispondere o, tantomeno, dire una bugia. Al contrario, dovrà fornire gli estremi della propria assicurazione, il numero di polizza e la compagnia presso cui è assicurato.

 

Il cliente che scopra che l’avvocato, inizialmente dotato di assicurazione, non la rinnovi, è libero di revocargli l’incarico. Dovrebbe essere, tuttavia, lo stesso professionista a comunicare al proprio cliente il mancato rinnovo della copertura assicurativa, diversamente potendosi configurare una responsabilità in capo a quest’ultimo.

 

 

Cosa cambia se l’avvocato è assicurato?

Nell’ipotesi in cui l’avvocato è assicurato cosa cambia per il cliente? In verità non mutano i termini e i limiti della responsabilità civile del professionista, tuttavia, nel caso in cui essa dovesse sussistere, il cliente ha una garanzia in più di ottenere i soldi del risarcimento. Spieghiamoci meglio.

La legge stabilisce la responsabilità civile dell’avvocato solo se sussistono contemporaneamente due condizioni:

  • l’errore dell’avvocato (per colpa o malafede)
  • la dimostrazione che, in assenza di tale errore, il cliente avrebbe ottenuto un risultato più favorevole.

 

Facciamo un esempio. Una persona perde una causa e si accorge che il proprio avvocato si è dimenticato di depositare un documento importante; se detto atto non ha influito sulla sentenza finale (che avrebbe comunque dato torto al cliente), l’avvocato – seppur ha commesso un errore – non può essere responsabile. In questi casi, neanche la presenza dell’assicurazione dà all’assistito il diritto a essere risarcito.

 

La presenza di una polizza comporta solo che, qualora la colpa dell’avvocato sia stata l’unica causa dell’esito negativo del giudizio, il cliente può ottenere i soldi direttamente dall’assicurazione. Il che è una garanzia superiore del pagamento, specie per danni di importo rilevante.

 

 

Se non c’è l’assicurazione: il pignoramento contro l’avvocato

Ripetiamo però: gli avvocati non sono ancora obbligati a sottoscrivere un’assicurazione per la responsabilità professionale e, in tal caso, all’assistito danneggiato, che lamenti un errore del professionista, non resterà che agire contro quest’ultimo e tentare un pignoramento sui suoi beni. Pignoramento che può estendersi anche ai beni personali: la casa, l’auto personale, il conto corrente, l’arredo. Se l’avvocato è in regime di comunione dei beni, il pignoramento si estende al 50% del valore dei beni acquistati dalla famiglia.

Il cliente potrebbe pignorare eventuali crediti vantati dall’avvocato presso pubbliche amministrazioni (si pensi a un avvocato che eserciti incarichi per conto di un ente pubblico) o presso il Ministero della Giustizia (per svolgimento di pratiche con il gratuito patrocinio).

Il pignoramento non può estendersi ai beni necessari allo svolgimento della professione (ad esempio il computer o l’arredo di studio, l’automobile necessaria andare in udienza) a meno che non siano stati trovati altri beni da aggredire: in tal caso il pignoramento si limita ad un quinto del bene stesso.

 

Per quanto riguarda il conto corrente, si ricorda che non esiste, per gli avvocati, l’obbligo di dotarsi di un conto corrente professionale distinto da quello familiare. Entrambi comunque sono liberamente pignorabili, con la differenza che – in caso di avvocato sposato ed in regime di comunione dei beni – quello familiare può essere pignorato fino a massimo il 50% (l’altro 50% appartiene al coniuge), mentre quello professionale (ossia per l’uso legato all’attività professionale) è pignorabile al 100%.

 


[1] L. n. 247/2012 art. 12 co. 5.

[2] CNF, parere n. 35 del 24.06.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
20 Set 2016 giuseppe fossati

bravi! trovatemi un’avvocato che intestato tutto…….