Donazioni: regali di valore e preziosi vanno restituiti
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19 Set 2016
 
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Redazione
 


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Donazioni: regali di valore e preziosi vanno restituiti

Cessata la convivenza, l’ex che ha ricevuto in donazione regali di valore deve restituirli se il donante si è impoverito.

 

Una cosa data non va più restituita: questo dice il motto popolare, ma per la legge non va sempre così. I regali si possono chiedere indietro quando il beneficiario si è dimostrato ingrato (le ipotesi sono specifiche e vengono fissate dalla legge [1]) oppure quando le parti, inizialmente conviventi, si sono separate e il valore dei beni donati è tanto elevato da aver impoverito il donate (si pensi a case e immobili, gioielli di enorme valore, ecc.). Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza di questa mattina [2].

 

 

La vicenda

Un uomo molto facoltoso aveva donato alla sua compagna diversi quadri di valore e alcuni gioielli tra cui uno del valore di un milione di euro. Cessata la convivenza, il donante aveva chiesto la restituzione dei regali. Al diniego di lei, si era rivolto ai giudici i quali gli hanno dato ragione.

 

 

Se i regali impoveriscono il donante vanno restituiti

La regola secondo cui le donazioni non vanno restituite vale anche per il diritto. Ma ciò trova un limite nell’ipotesi in cui il valore complessivo dei regali comporti un impoverimento del patrimonio del donante. In tal caso, anche se tali donazioni di valore costituiscono un’abitudine per le due parti, esse vanno revocate. Non si può parlare, in casi come questo, di donazioni d’uso che si hanno «quando l’elargizione si uniformi, anche sotto il profilo della proporzionalità, alle condizioni economiche dell’autore dell’atto, agli usi e costumi propri di una determinata occasione, da vagliarsi anche alla stregua dei rapporti esistenti fra le parti e della loro posizione sociale».

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 22 marzo – 19 settembre 2016, n. 18280
Presidente Matera – Relatore D’Ascola

Esposizione del fatto

La causa è sorta nel 2006 e concerne la richiesta di restituzione di tredici oggetti d’arte, tra cui opere di autori famosi quali –omissis– , che durante la relazione sentimentale tra le parti, protratta per parecchi anni, l’odierno resistente aveva consegnato alla ricorrente.
Il tribunale di Milano nel 2009 ha accolto la domanda limitatamente ad un tavolo in noce intarsiato.
La Corte di appello con la sentenza 3 marzo 2011 ha confermato la natura di liberalità d’uso della dazione di quasi tutte le opere, ormai in possesso della convenuta.
1.1) Ha però escluso tale natura quanto ad un quadro di -omissis- del valore stimato di seicentomila Euro, asseritamente donato a chiusura di uno screzio tra le parti, perché la donazione, avvenuta unitamente al regalo di un brillante da tredici carati, costituiva apprezzabile depauperamento del patrimonio del donante; avrebbe quindi richiesto la forma prevista dall’art. 782 c.c..
La Corte di appello ha conseguentemente condannato la convenuta al pagamento in favore dell’attore del controvalore del bene, alienato nelle more.
La donataria ha interposto ricorso per

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[1] In particolare, il donatario ha compiuto atti o tenuto comportamenti che coincidono con i casi di indegnità a succedere; si è reso colpevole di ingiuria grave nei confronti del donante; ha dolosamente provocato un grave danno al patrimonio del donante; ha rifiutato indebitamente di corrispondergli gli alimenti.

[2] Cass. sent. n. 18280/16.

 


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