Quali diritti si perdono con il divorzio?
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19 Ott 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Quali diritti si perdono con il divorzio?

Divorzio vuol dire scioglimento del matrimonio a seguito del venir meno della comunione materiale e spirituale tra i coniugi. Che significa? Quali diritti si perdono?

 

Il divorzio è una causa di scioglimento del matrimonio indipendente dalla morte di uno dei coniugi [1]. Vediamo in cosa consiste e quali sono i diritti che l’ex coniuge perde quando sceglie questa strada.

 

 

Divorzio: cos’è?

Per una corretta definizione di divorzio, occorre fare una distinzione premilinare, quella tra matrimonio civile e matrimonio concordatario:

  • nel matrimonio civile (cioè quello contratto in Comune davanti all’Ufficiale dello Stato Civile), il divorzio è lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale, pronunciato con sentenza da parte del Tribunale competente;
  • nel matrimonio concordatario (cioè quello celebrato in Chiesa e poi regolarmente trascritto nei registri dello Stato Civile del Comune), si parla più propriamente di «cessazione degli effetti civili» del matrimonio stesso: permangono infatti gli effetti sul piano del sacramento religioso (a meno che non si ottenga una pronuncia di annullamento o di nullità da parte del Tribunale Ecclesiastico Regionale o della Sacra Rota); ciò in quanto, per la Chiesa, il vincolo matrimoniale è indissolubile e non può venir meno «finché morte non separi» i coniugi.

 

 

Divorzio: cause

Perché il matrimonio possa essere sciolto occorrono due condizioni:

– l’accertamento della fine della comunione spirituale e materiale tra i coniugi;

– la sussistenza di una della cause previste dalla legge [2]:

  • la separazione legale dei coniugi (intesa come sospensione dei doveri reciproci tra loro intercorrenti);
  • una sentenza penale a carico dell’altro coniuge per reati relativi al contesto familiare (incesto, prostituzione, ecc…);
  • situazioni matrimoniali create all’estero dal coniuge cittadino straniero (ad esempio, celebrazione all’estero di nuovo matrimonio);
  • la non consumazione del matrimonio.

 

 

Divorzio: cosa produce?

Come anticipato, in caso di matrimonio civile si scioglie il vincolo matrimoniale; in caso di matrimonio religioso, si verifica la cessazione degli effetti civili (permane, invece, il vincolo indissolubile sul piano del sacramento religioso). Ma non è tutto:

  1. la moglie perde il cognome del marito che aveva aggiunto al proprio dopo il matrimonio (ma può mantenerlo se ne fa espressa richiesta e il Giudice riconosce la sussistenza di un interesse della donna o dei figli meritevole di tutela);
  2. fino a quando il coniuge economicamente più debole non passi a nuove nozze, il Giudice può disporre che l’altro coniuge sia tenuto a corrispondere un assegno periodico (detto assegno divorzile): l’importo è quantificato in base alle condizioni e ai redditi di entrambi i coniugi, tenuto conto della durata del matrimonio;
  3. viene decisa la destinazione della casa coniugale e degli altri beni di proprietà;
  4. i figli minorenni vengono affidati a uno dei coniugi, con obbligo per l’altro di versare un assegno di mantenimento della prole o a entrambi congiuntamente (si parla, in tal caso, di affidamento condiviso) [3];
  5. ciascuno dei coniugi perde i diritti successori nei confronti dell’altro: in altre parole, nessuna pretesa sull’eredità dell’ex;
  6. se la sentenza di divorzio aveva a suo tempo riconosciuto a un coniuge il diritto all’assegno di mantenimento (una somma di denaro a favore del coniuge che ne ha più bisogno e ai figli), tale coniuge ha diritto anche alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto (o a una sua quota), a condizione che nel frattempo il coniuge rimasto in vita non si sia risposato;
  7. se uno dei coniugi matura il diritto al trattamento di fine rapporto (Tfr) prima che sia pronunciata la sentenza di divorzio, l’altro coniuge ha diritto a una parte di tale importo;
  8. si scioglie la comunione legale.

 

Dunque, ricapitolando: niente più cognome del marito per la moglie, la casa coniugale e gli altri beni dei coniugi vengono ripartiti tra marito e moglie, si stabilisce l’affidamento dei figli, addio eredità e comunione dei beni.


[1] L’introduzione dell’istituto è stata fortemente avversata nel nostro ordinamento, come in tutti quelli di area cattolica. Tuttavia, negli anni Settanta, il movimento favorevole al divorzio ha avuto la meglio, tanto da condurre all’approvazione della l. n. 898 del 01.12.1970 (legge Fortuna-Baslini).

[2] Art. 3, l. n. 898 del 01.12.1970, modificato dalla l. n. 55 del 06.05.2015 sul divorzio breve.

[3] Nel rispetto di quanto previsto anche dagli artt. da 337-bis a 337-octies cod. civ. (così come introdotti dal d.lgs. n. 154 del 28.12.2013 in materia di filiazione).

 


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