Posso registrare una persona che ammette un debito?
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20 Set 2016
 
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Posso registrare una persona che ammette un debito?

Un tale mi deve dei soldi e non lo vuole mettere per iscritto, né gli ho fatto mai firmare un contratto: posso registrarlo mentre a voce ammette il debito? Commetto reato?

 

È sempre lecito registrare una conversazione con un’altra persona, a sua insaputa, purché ciò non avvenga all’interno dei cosiddetti luoghi di «privata dimora» di quest’ultima come l’abitazione, il lavoro o l’auto. Il creditore che registri il debitore ammettere di dovergli restituire del denaro non commette, quindi, in tali ipotesi, alcun reato perché – sostiene la Cassazione – chi parla con un’altra persona accetta tacitamente anche l’eventualità che questa la possa registrare.

 

Esclusa quindi la sussistenza del reato per chi registra una persona mentre ammette il proprio debito, discorso differente e autonomo è poi l’utilizzabilità della registrazione all’interno del processo civile di recupero del credito. Questo perché, il codice civile e quello di procedura civile non includono la registrazione audio e video tra le cosiddette “prove tipiche”, ossia quelle disciplinate compiutamente dalla legge. Al contrario, a tali registrazioni viene data la stessa valenza delle cosiddette riproduzioni meccaniche, ossia – tanto per fare un esempio – le fotocopie o le fotografie. Esse non hanno valore di prova documentale se sono contestate dalla controparte contro la quale vengono prodotte. Il rischio, quindi, è quello di effettuare una registrazione e poi non poterla utilizzare come prova, pur non avendo commesso alcun reato. Ecco però alcune importanti precisazioni in merito a questo aspetto che è bene tenere in considerazione per aggirare tale ostacolo.

 

Di sicuro la registrazione audio dell’ammissione di un debito non può essere utilizzata per ottenere un decreto ingiuntivo il quale richiede la presenza di una prova scritta del credito. Il ricorso per decreto ingiuntivo consiste in un iter più veloce di recupero del credito: non si instaura, infatti, alcuna causa alla presenza del debitore, ma è sufficiente la semplice consegna delle prove scritte al giudice per far sì che quest’ultimo, immediatamente, ingiunga al debitore il pagamento della somma, dandogli 40 giorni per opporsi. Come detto, la registrazione della conversazione è una riproduzione meccanica e non un documento scritto come una fattura, un riconoscimento del credito su una scrittura privata, ecc. i quali soli ammetterebbero l’emissione del decreto ingiuntivo.

 

Si può utilizzare la registrazione audio dell’ammissione del debitore nel processo ordinario di recupero crediti, ma a condizione che la controparte non contesti la genuinità e la corrispondenza al vero della registrazione medesima. La Cassazione ha però più volte detto che tale contestazione non può essere generica, ma deve sempre indicare le ragioni per cui il file audio non possa essere considerato una prova. È il caso, ad esempio, di una registrazione poco chiara, in cui le voci delle parti sono sopraffatte dal rumore di fondo e non si comprendono bene le singole parole; o nel caso in cui il debitore non ammette in modo chiaro e netto il debito; o qualora tra le parti siano in corso più rapporti di dare/avere e, nella conversazione, non si faccia riferimento al tipo di credito vantato o all’importo o alla data in cui tale conversazione è avvenuta. Se però il creditore sarà bravo a contestualizzare bene la dichiarazione del debitore e fargli ammettere l’importo esatto dovuto, la ragione di tale debito (ad esempio, il contratto da cui è scaturito o la fattura, ecc.), la data di scadenza del pagamento, ecc. allora la registrazione sarà difficilmente contestabile e, una volta entrata nel processo, potrà valere come prova. Insomma, tanto più è chiara e inequivoca l’ammissione del debitore, tanto più il creditore è al sicuro.


Autore immagine: Pixabay.com

 


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