Buoni postali fruttiferi: possono cambiare gli interessi?
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20 Set 2016
 
L'autore
Maria Elena Casarano
 


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Buoni postali fruttiferi: possono cambiare gli interessi?

Buoni postali fruttiferi: possibile la modifica successiva e retroattiva dei tassi d’interesse. Occhio però alle condizioni!

 

All’inizio dell’anno ho incassato un buono fruttifero postale serie P sottoscritto nell’anno 1986. In quella sede mi hanno detto che l’interesse non sarebbe stato quello indicato alla sottoscrizione a causa di modifiche normative successive. É corretto? E se no, che rilevanza ha il fatto che io abbia ormai accettato degli interessi ridotti?

 

Per rispondere in modo circoscritto al quesito sarebbe stato utile poter visionare copia del titolo riscosso dal lettore. Ciò in quanto la mancanza di alcuni dati obbliga a fare diverse ipotesi. Cerchiamo quindi di fare chiarezza.

 

 

Buoni postali fruttiferi: cosa sono?

I buoni postali fruttiferi sono titoli di investimento finanziario sottoscrivibili (anche per piccoli importi) e rimborsabili presso ciascun ufficio postale.

Essi garantiscono al sottoscrittore rendimenti crescenti che vengono riconosciuti al momento del rimborso insieme al capitale sottoscritto.

 

 

Buoni postali fruttiferi: come funziona il rimborso?

Le condizioni dell’emissione dei buoni sono prestabilite e durano fino a quanto il portatore non ne richiede il rimborso, assicurandogli:

– la restituzione dell’intero capitale investito in qualunque momento: si tratta dunque di un investimento che non presenta margini di rischio,

– oltre a un rendimento (interessi predeterminati o maggiorazioni diverse) variabile in base alle caratteristiche del tipo di buono e alla data della richiesta di rimborso.

 

 

Interessi sui buoni postali fruttiferi: devono risultare dal titolo?

La legge [1] prevede che i saggi di interesse dei buoni postali fruttiferi possano variare con decreto del Ministro per il Tesoro da pubblicarsi in Gazzetta Ufficiale. Tali variazioni valgono per i buoni di nuova serie emessi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, e possono essere estese ad una o più delle serie precedenti.

Gli interessi vengono corrisposti sulla base della tabella riportata sul retro dei buoni.

Tuttavia, relativamente ai titoli i cui tassi siano stati modificati dopo la loro emissione, tale tabella va «integrata con quella che è a disposizione dei titolari dei buoni stessi presso gli uffici postali» [2].

Attenzione quindi: è sempre possibile la modifica retroattiva dei tassi di interesse in quanto un buono postale può essere rimborsato alla scadenza in base al tasso di interesse stabilito da un decreto ministeriale successivo alla sua sottoscrizione!

 

Veniamo dunque al caso descritto dal nostro lettore.

 

 

Buoni postali del 1986: quali interessi?

Proprio nel 1986 è intervenuto un Decreto ministeriale [3] che ha modificato i saggi di interesse su libretti e buoni postali di risparmio, istituendo una nuova serie di buoni postali fruttiferi (distinta con la lettera Q).

Tale decreto precisa che, oltre ai buoni postali fruttiferi contraddistinti con la lettera Q, sono titoli di nuova serie ordinaria:

 

– i buoni della precedente serie P emessi dal 1° luglio 1986: per questi è prevista l’apposizione, da parte degli uffici postali, di due timbri (uno sulla parte anteriore con la dicitura Q/P) e l’altro su quella posteriore recante la misura dei nuovi tassi (come da foto sotto);

buono-postale-fruttifero-dietro

 

– per i buoni della serie P emessi dal 1° gennaio 1986 al 30 giugno 1986, i nuovi saggi decorreranno dal 1° luglio 1987 e si applicheranno sul montante maturato a quest’ultima data.

Dunque, anche a questi buoni serie P (emessi prima della entrata in vigore del D.m.) è applicabile la modifica sui tassi; modifica che, anche se non risultante da alcun timbro, si presumerà però conosciuta dai portatori dei titoli. In tali casi, infatti, gli importi da corrispondere al momento del pagamento, saranno calcolati non più in base alla tabella posta sul retro degli stessi titoli, bensì al rendimento previsto dal successivo decreto; ciò in quanto le variazioni ai tassi «sono state rese note mediante pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e dunque con modalità idonee a tutelare il risparmiatore» [4].

 

 

Cosa verificare prima di riscuotere un buono

É quindi importante che chi possiede un buono accerti se:

– dopo la sottoscrizione sia intervenuto un successivo decreto di modifica delle originali condizioni a lui note;

– il titolo riscosso (o da riscuotere) sia di data anteriore alla entrata in vigore dell’eventuale decreto che ne modifica gli importi da corrispondere;

– qualora sia successivo ad un nuovo decreto, le poste vi abbiano apposto il prescritto timbro con la indicazione dei nuovi tassi di interesse.

Ora, stante la generica indicazione da parte del lettore dell’anno (1986) di emissione del buono, è necessario procedere ad analizzare le diverse situazioni possibili.

 

Caso 1: Buono con data di emissione antecedente al 30 giugno 1986

In tale ipotesi, come già anticipato, sul buono non può essere stato apposto alcun timbro, essendo il decreto successivo alla sua emissione.

Per questo tipo di buono spetteranno al portatore, al momento della riscossione, i tassi di interesse (che si presumono conosciuti dai risparmiatori) secondo le condizioni riportate nel decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale [3]; decreto che – come abbiamo detto – ha efficacia retroattiva «per i buoni della serie P emessi dal 1° gennaio 1986 al 30 giugno 1986».

 

Caso 2: Buono emesso in data successiva al 30 giugno 1986

In tal caso bisogna fare due importanti distinzioni:

  • a) Sul titolo risulta il timbro stabilito dal decreto: in tal caso è legittima l’applicazione dei nuovi e diversi tassi di interesse per come modificati dall’intervenuto decreto ministeriale. In altre parole il timbro attesta l’applicabilità dei nuovi tassi di interesse di cui al D.m. e va a modificare quelli originariamente stabiliti.
  • b) Sul titolo non risulta nessun timbro (in quanto erroneamente non apposto dal funzionario addetto alle poste): in questo caso il lettore ha pieno diritto al rimborso del capitale ed interessi per come risultanti dal titolo originario. E il fatto che egli abbia già riscosso, in buona fede, il buono con tasso di interesse ridotto, non gli preclude la possibilità di chiedere il rimborso sulla differenza non pagata dalle Poste.

 

 

Buoni postali fruttiferi: che succede se manca il timbro con i nuovi tassi di interesse?

Per i casi di contrasto tra le condizioni risultanti dal titolo e i tassi di interesse effettivamente riconosciuti dalle Poste, è intervenuta alcuni anni fa la Cassazione con una importante pronuncia a Sezioni unite [5] che ha  definitivamente risolto i molti dubbi in materia, costituendo fino ad oggi un precedente per moltissimi tribunali e corti [6].

La Corte suprema ha infatti chiarito che «Nella disciplina dei buoni postali fruttiferi [7], il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli, si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti; ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio di interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal D.M. che ne disponeva l’emissione, deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali – destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori – che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga, possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note all’atto della sottoscrizione del buono».

 

 

Buoni postali fruttiferi: come vanno rimborsati gli interessi?

La stessa pronuncia precisa che gli interessi dei buoni devono essere corrisposti in base ad una tabella riportata a tergo e che tale tabella, per i titoli i cui tassi fossero stati modificati dopo la loro emissione per effetto di un decreto ministeriale sopravvenuto, va integrata con quella messa a disposizione dei sottoscrittori presso gli uffici postali.

 

In altre parole, le poste devono provvedere a rimborsare gli interessi:

– sulla base della tabella riportata sul retro dei buoni sottoscritti dal risparmiatore

– oppure, qualora sia intervenuta una modifica di quei tassi (attraverso un successivo decreto), sulla base della modifica contrassegnata con timbro sul retro del buono.

La suprema Corte, infatti, sottolinea come il fatto che il sottoscrittore sappia che il tasso di interesse sui propri buoni potrebbe variare dopo la sottoscrizione non implica in automatico anche la consapevolezza che le condizioni dell’emissione siano, al momento della riscossione, diverse da quelle che gli venivano illustrate alla consegna dei titoli.

 

 

Buoni postali fruttiferi: che fare se manca il timbro coi nuovi tassi?

Se dunque sul titolo non è apposto il timbro con i nuovi tassi, il possessore del buono è legittimato a richiedere il pieno rimborso degli interessi alle condizioni originali.

 

Non è detto, dunque, che il lettore sia vittima di uno degli abusi delle Poste spesso denunciati tra le pagine del nostro portale.

Sarà bene invece che egli verifichi a quale delle su enunciate ipotesi sia riferibile il suo caso. Perché, solo ove si trovi nella ipotesi 2 b) prima descritta (buono privo di timbro ma successivo al decreto), avrà pieno titolo per richiedere la differenza sugli interessi maturati, anche rivolgendosi al giudice qualora non gli venga bonariamente (anche a seguito di messa in mora di un legale) riconosciuta dagli uffici postali di competenza.

 


[1] Art. 1 D.l. 30 settembre 1974, n. 460.

[2] 173 ult. co. del T.U. Postale modificato con d.l. n. 460/1974.

[3] D.M. 13 giugno 1986 pubblicato in Gazzetta Ufficiale 28 giugno 1986 n.148.

[4] Così l’ABF (Arbitro bancario finanziario) con decisione n. 1307 dell’8.03.2013.

[5] Cass. Sez. Un., sent. n. 13979 del 15.06.2007.

[6] Cfr. Trib Benevento 22.01.2008; Trib. L’Aquila 26.05. 2010; C.A. Palermo 20.12.2011; Trib. Monza 15.02.2012; Trib. Milano 17.05. 2013; C.A. Palermo 8.03.2016.

[7] Dettata dal testo unico approvato con d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156.

 


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