Cavi Enel: quale risarcimento?
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21 Set 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Cavi Enel: quale risarcimento?

Quali sono i diritti di chi è obbligato a far passare cavi elettrici nella sua proprietà? È possibile essere risarciti in caso di danno?

 

La manutenzione delle condutture elettriche che transitano all’interno delle proprietà private spetta all’ente gestore del servizio. Di conseguenza, se la cattiva conservazione dell’elettrodotto produce dei danni per il fondo servente, l’Enel è tenuto a risarcire il pregiudizio subito. Può sempre essere richiesto, inoltre, un intervento volto a mettere in sicurezza l’impianto, scongiurando così l’insorgere di eventuali pericoli.

La servitù di elettrodotto: l’importanza dell’atto costitutivo

Secondo la legge, ogni proprietario ha l’obbligo di consentire il passaggio di condutture elettriche nel proprio fondo [1]. L’interesse della collettività, in questo caso, prevale su quello del privato, il quale è tenuto a sacrificare parte del suo diritto.

 

La servitù di elettrodotto può essere costituita in modo volontario (l’ente gestore manifesta l’esigenza di far passare cavi elettrici sul fondo e il proprietario vi acconsente) oppure coattivamente. In quest’ultimo caso, vi può essere un provvedimento amministrativo che, in modo autoritativo, va ad imporre la servitù; in alternativa, in conseguenza del rifiuto del titolare del fondo, può accadere che l’ente che gestisce il servizio adisca l’autorità giudiziaria al fine di ottenere una sentenza costitutiva della servitù.

 

In tutti questi casi, è di fondamentale importanza esaminare l’atto costitutivo della servitù, al fine di rilevare quali sono gli oneri posti a carico dell’Enel e quali quelli che gravano sul proprietario del fondo. Il concreto esercizio del diritto di servitù e la ripartizione delle spese, infatti, possono variare da caso a caso, fermo restando che la legge pone dei principi valevoli a livello generale.

Gli obblighi del gestore e i diritti del proprietario del fondo

La legge afferma che l’esercizio della servitù deve avvenire con il minor aggravio possibile per il fondo servente [2]. Ciò sta a significare che, se da un lato il privato deve concedere il passaggio di cavi elettrici nella sua proprietà, d’altro canto questo non può comportare per quest’ultimo un sacrificio maggiore di quello strettamente necessario. In questo senso, si sottolinea che il transito dell’elettrodotto non può comportare danni, né può essere pericoloso per la sicurezza o l’incolumità personale.

 

Spetta all’ente gestore del servizio, pertanto, provvedere a sue spese alla manutenzione e conservazione dell’impianto, a meno che da tali attività non derivi un vantaggio per il fondo servente o non sia diversamente disposto nell’atto costitutivo [3]. Il privato ha inoltre la possibilità di segnalare eventuali anomalie e pericoli (si pensi a cavi elettrici troppo vicini ad alberi o alla richiesta di cordatura di fili elettrici pericolosi) che vanno eliminati dal gestore. Qualora quest’ultimo non provveda e il passaggio dell’elettrodotto arrechi pregiudizio alla proprietà privata, è possibile adire l’autorità giudiziaria per vedersi risarcire il danno da omessa o cattiva manutenzione. È importante sottolineare, altresì, che l’ente gestore del servizio ha il potere/dovere di tagliare rami di alberi vicini alla conduttura aerea e suscettibili di creare un corto circuito, un danno o un malfunzionamento all’impianto stesso [4].

 

Se il proprietario intende effettuare innovazioni o nuove costruzioni sul proprio fondo, ha diritto di chiedere all’Enel lo spostamento delle condutture, suggerendo, per quanto possibile, un diverso luogo adeguato all’esercizio della servitù. Il tutto a spese dell’ente, salve, anche in questo caso, differenti pattuizioni presenti nell’atto costitutivo[5]. La domanda di rimozione o diversa collocazione dell’elettrodotto deve però essere sorretta da adeguata motivazione: in altri termini, occorre che si prospetti un’esigenza concreta per il privato (ad esempio, alla base della richiesta non potrà esserci un ragione meramente estetica).


[1] Art. 1056 cod. civ.

[2] Art. 1065 cod. civ.

[3] Art. 1069 cod. civ.

[4] Art. 121 D.Lgs. 1775/1933.

[5] Art. 122 D.Lgs. 1775/1933.

 


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