Autotutela: atto annullato anche se il termine del ricorso è scaduto
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21 Set 2016
 
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Autotutela: atto annullato anche se il termine del ricorso è scaduto

Richieste di pagamento dell’Agenzia delle Entrate, di Equitalia, dell’Inps o di altre amministrazioni: si può presentare un’istanza di annullamento dell’atto illegittimo in l’autotutela anche se è diventato definitivo per decorrenza dei termini per ricorrere al giudice.

 

Immaginiamo che una persona riceva un avviso di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate e solo dopo molto tempo, parlando con un avvocato, si accorga che la richiesta del fisco è illegittima e poteva essere annullare dal giudice. Ora però è troppo tardi perché i termini per il ricorso sono ormai scaduti. Cosa può fare il contribuente per difendersi? Deve necessariamente pagare benché la pretesa sia errata o può, comunque, appellarsi al “buon cuore” dell’amministrazione, sperando che, dietro sua segnalazione, annulli l’atto illegittimo? La risposta c’è ed è nascosta dietro una parola: si chiama «autotutela» ed è un ricorso che può presentare ogni cittadino, in carta semplice e senza avvocato, tutte le volte in cui ritiene che un atto amministrativo a lui indirizzato sia illegittimo e vada annullato.

 

Ebbene, è stato più volte chiarito che la P.A. può annullare in autotutela il proprio atto illegittimo anche quando esso è divenuto ormai definitivo per decorso dei termini opporsi davanti al giudice. In altre parole, se anche il cittadino si muove in ritardo e fa scadere il tempo massimo per presentare un ricorso in tribunale, può sempre appellarsi al principio di correttezza e imparzialità dell’azione amministrativa contenuto nella Costituzione [1] e, confidando in esso, presentare una richiesta di annullamento in autotutela.

 

Non solo. Poiché con l’annullamento dell’atto in autotutela l’amministrazione tutela sé stessa e la correttezza del proprio operato, l’ufficio può comunque intervenire d’ufficio, anche se manca l’istanza del contribuente, onde assicurare adeguati canoni di buona amministrazione.

 

 

Cos’è l’autotutela?

Grazie all’autotutela in materia tributaria il cittadino ha la possibilità di farsi ascoltare dagli uffici tutte le volte in cui ritiene di aver subito un’ingiustizia. Annullando l’atto volontariamente, la P.A. evita inutili contenziosi che la vedrebbero soccombente e obbligata a pagare peraltro anche le spese processuali. In pratica, con la «richiesta di esercizio dell’autotutela», il cittadino chiede all’ufficio di riesaminare un atto che può essere corretto o annullato.

 

Il ricorso in autotutela va presentato alla stessa amministrazione che ha emesso l’atto contestato; lo si può fare con deposito a mani, con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata.

Il contribuente può anche usare il modello reso disponibile dall’Agenzia delle entrate, chiedendone una copia presso gli uffici, così come può prelevarlo dal sito dell’Agenzia delle entrate, all’indirizzo www.agenziaentrate.it.

 

Non è necessaria l’assistenza di un avvocato o un commercialista: lo stesso contribuente può prendere carta e penna (o anche la tastiera di un computer) e scrivere l’istanza, stando ben attento a firmarla e datarla. Nell’istanza egli dovrà indicare gli estremi dell’atto contestato, spiegare le ragioni della propria opposizione e perché esso va annullato. Sarà poi opportuno allegare in fotocopia l’atto stesso.

 

 

Autotutela anche a termini scaduti per il ricorso

Nel 1997 il Ministero dell’Economica ha approvato un apposito regolamento sull’autotutela con il quale viene sancito il principio per il quale chi ha il potere di emettere un atto ha anche il dovere-potere di correggerlo in caso di errore. Dunque, qualsiasi atto sbagliato deve essere annullato dall’ufficio anche se:

  • l’atto è divenuto ormai definitivo per decorso dei termini per ricorrere davanti al giudice;
  • l’atto sbagliato non è mai definitivo;
  • il cittadino ha presentato ricorso ma esso è stato respinto dal giudice, con sentenza divenuta definitiva, per motivi formali (inammissibilità, irricevibilità, improcedibilità). Se invece, la sentenza definitiva ha respinto il ricorso del cittadino per motivi non formali ma di merito, stabilendo quindi il diritto alla riscossione da parte del fisco, l’autotutela non può essere più presentata;
  • è stato già presentato un ricorso davanti al giudice: nulla toglie che il contribuente, per risparmiare tempo e denaro, chieda nel frattempo all’amministrazione di annullare l’atto illegittimo. In tal caso, se così dovesse succedere, la causa verrebbe estinta per «cessazione della materia del contendere»;
  • il contribuente non ha presentato alcuna istanza in autotutela: come detto l’amministrazione può procedere anche d’ufficio tutte le volte in cui si accorge di aver sbagliato.

 

Con la lettera-circolare del 1998 [2], il ministero delle finanze ha ricordato agli uffici «che non tengono conto della normativa vigente» e, in particolare del decreto sull’autotutela, che l’atto sbagliato è annullabile senza limiti di tempo. L’autotutela non è «una specie di optional» e l’ufficio emittente «non possiede una potestà discrezionale di decidere a suo piacimento se correggere o no i propri errori» perché il mancato esercizio dell’autotutela di un atto illegittimo «può portare alla condanna alle spese dell’amministrazione con conseguente danno erariale (la cui responsabilità potrebbe essere fatta ricadere sul dirigente responsabile del mancato annullamento dell’atto)».

 

 

Procedimento dell’autotutela

Una volta che il contribuente abbia inviato l’istanza in autotutela, l’amministrazione deve verificare se l’atto è legittimo o meno. Se effettivamente è stato commesso un errore, l’atto va annullato anche se il contribuente non ha più la possibilità di presentare ricorso al giudice. Infatti il fisco non può avvantaggiarsi indebitamente dei propri errori sfruttando la dimenticanza del cittadino che non abbia adito le vie legali per tempo. Quest’ultimo, in definitiva, non può essere tenuto a pagare tasse che non sono strettamente previste dalla legge.

 

Una vota che l’atto sbagliato venga annullato in autotutela, l’amministrazione ha anche l’obbligo di restituire al contribuente le somme da questi già versate e indebitamente riscosse.

 

 

Quando si può annullare un atto fiscale in autotutela?

Il regolamento sull’autotutela elenca solo alcuni casi in cui è possibile presentare il ricorso in autotutela. L’elenco è solo indicativo e nulla toglie che il cittadino possa ugualmente ricorrere anche in altre ipotesi di errori. Ecco dunque le più “tipiche”:

  • errore sulla persona del destinatario dell’atto fiscale;
  • errore logico o di calcolo;
  • errore sul presupposto dell’imposta;
  • doppia imposizione: quando cioè al contribuente venga chiesto due volte lo stesso pagamento;
  • mancata considerazione di versamenti eseguiti;
  • mancanza di documenti successivamente sanata;
  • sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o agevolazioni precedentemente negati;
  • errore materiale del contribuente riconoscibile dal fisco.

 

 

Se l’Agenzia delle Entrate rigetta il ricorso in autotutela

In caso di mancata risposta da parte del fisco, il ricorso in autotutela si considera rigettato. Nel caso di rigetto (espresso o tacito), il contribuente può sempre fare ricorso, ma in tal caso può impugnare non il merito della richiesta di pagamento, ma solo la legittimità formale del rifiuto della P.A. ossia che la pubblica amministrazione abbia seguito il corretto iter normativo. Il che riduce i margini di utilità di tale strumento.

 


 

 

MINISTERO DELLE FINANZE DECRETO 11 febbraio 1997, n. 37

Regolamento recante norme relative all’esercizio del potere di autotutela da parte degli organi dell’Amministrazione finanziaria. (GU n.53 del 5-3- 1997 )

note: Entrata in vigore del decreto: 20-3-1997

Testo in vigore dal: 20-3-1997 IL MINISTRO DELLE FINANZE Visto l’articolo 2-quater del decreto-legge 30 settembre 1994, n. 564, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 1994, n, 656, che prevede che con decreti del Ministro delle finanze sono indicati gli organi dell’Amministrazione finanziaria competenti per l’esercizio del potere di annullamento d’ufficio o di revoca, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilita’ degli atti illegittimi o infondati, nonche’ i criteri di economicita’ sulla base dei quali si inizia o si abbandona l’attivita’ dell’Amministrazione; Vista la legge 10 ottobre 1989, n. 349, recante delega al Governo per la riorganizzazione dell’Amministrazione delle dogane e delle imposte indirette; Visto il decreto legislativo 26 aprile 1990, n. 105, recante norme per la riorganizzazione dell’Amministrazione delle dogane e delle imposte indirette e l’ordinamento del relativo personale; Vista la legge 29 ottobre 1991, n. 358, recante disposizioni per la ristrutturazione del Ministero delle finanze; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992, n. 287, che reca il regolamento degli uffici e del personale del Ministero delle finanze; Riconosciuta la necessita’ di individuare gli organi competenti per l’esercizio del potere di autotutela di cui all’articolo 2-quater del decreto- legge n. 564 del 1994, nonche’ di disciplinare la relativa procedura; Visto l’articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400; Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell’adunanza generale del 28 novembre 1996; Viste le comunicazioni, n. 3-779 del 30 gennaio 1997 e n. 3-911 del 4 febbraio 1997, al Presidente del Consiglio dei Ministri, a

norma dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

ADOTTA

il seguente regolamento:

Art. 1. Organi competenti per l’esercizio del potere di annullamento e di revoca d’ufficio o di rinuncia all’imposizione in caso di autoaccertamento. 1. Il potere di annullamento e di revoca o di rinuncia all’imposizione in caso di autoaccertamento spetta all’ufficio che ha emanato l’atto illegittimo o che e’ competente per gli accertamenti d’ufficio ovvero in via sostitutiva, in caso di grave inerzia, alla Direzione regionale o compartimentale dalla quale l’ufficio stesso dipende.


[1] Art. 97 Cost.

[2] Min. Finanze decr. n. 37 dell’11.02.1997.

[2] Min. Finanze, circolare n. 195/S del 5.08.1998.

 

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Commenti
5 Ott 2016 goffredo perone

E’ solo una presa per i fondelli lo l’amm.ne finanziaria ha sempre ragione anche nel commettere gli errori vedi caso a benevento seguendo l’autotutela si vendono gli appartamenti in tribunale pe 15 e 17 milioni si fa un accertamento per successione dove l’ufficio del Registro fa una valutazione di 50/ 60 si fa il ricorso si arriva alla Centrale ci da ragione l’amm.ne appella il difensore non si presenta