Caduta nella buca: risarcimento solo se non si vede
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21 Set 2016
 
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Redazione
 


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Caduta nella buca: risarcimento solo se non si vede

Insidie stradali: chi cade in una fossa o una voragine apertasi sul marciapiedi o sulla strada non ha diritto al risarcimento se il pericolo era chiaramente visibile.

 

C’è buca e buca: ci sono quelle grandi e profonde, e ci sono quelle piccole nelle quali entra a malapena un piede. Eppure, contrariamente a quanto potrebbe apparire a naso, solo nella seconda ipotesi spetta il risarcimento per chi vi cade. Il principio sposato dalla legge e dai tribunali è infatti quello secondo cui tanto più un pericolo è evidente ed evitabile, tanto minore è la possibilità di essere risarciti. Questo perché non si può tutelare anche chi cammina con la testa per aria, magari con gli occhi fissati sul cellulare mentre chatta o scorre la timeline di Facebook. Al contrario, il pedone ha diritto all’indennizzo tutte le volte in cui la buca stradale costituisca un’insidia, perché nascosta e non visibile anche con l’ordinaria diligenza.

Sono questi i principi sposati da tutti i tribunali, Cassazione compresa, e da ultimo ribaditi dal Tribunale di Trento [1].

 

Immaginiamo allora un pedone che cammina lungo un marciapiedi, per una strada che percorre tutti i giorni e che sa essere dissestata e cosparsa di buche. La intraprende ugualmente, accettando il rischio, ma prestando la dovuta attenzione a dove mette in piedi. Senonché un giorno si distrae per rispondere a un sms comparso sul telefonino. E cade. Di chi è la colpa? Del pedone che, pur sapendo delle buche, non ha fatto caso al pericolo o dell’amministrazione comunale che doveva aggiustare il suolo pubblico? Secondo i giudici, non spetta alcun risarcimento tutte le volte in cui il danneggiato era già a conoscenza della buca per aver percorso più volte la medesima strada ed essendo così al corrente delle insidie ivi presenti.

 

Facciamo un altro esempio e prendiamo il caso di chi cade in una buca enorme, grande quanto metà della carreggiata. Anche in questa ipotesi, nessuna responsabilità può essere imputata al Comune per non aver aggiustato la strada, poiché il pedone poteva essere in grado – qualora avesse usato la normale attenzione che si addice in questi casi – di accorgersi per tempo del pericolo ed evitarlo. Insomma nessun trabocchetto era presente sul suolo pubblico e alcun risarcimento si può invocare.

 

Da quanto abbiamo detto ben si comprende allora la regola generale: non spetta alcun risarcimento danni da insidia stradale se il pericolo è percepibile o prevedibile con l’ordinaria diligenza. Quanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più l’incidente è conseguenza solo del comportamento imprudente del pedone.

 

L’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito (in questo caso il Comune) risponde dei danni provocati dal difetto di manutenzione, per tutti gli incidenti e le cadute sulle buche riconducibili a situazioni di pericolo connesse alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, salvo che si accerti la concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o di prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo. Nel compiere tale ultima valutazione, si deve tener conto che quanto più il pericolo è suscettibile di essere previsto e superato attraverso l’adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più il comportamento di lui viene ad incidere nel dinamismo causale, sino a interrompere il nesso eziologico tra la condotta attribuibile all’ente e l’evento dannoso.

 

La concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto esclude quindi che si possa parlare di una insidia stradale e, quindi, che possa scattare la responsabilità della pubblica amministrazione per difetto di manutenzione della strada pubblica.


[1] Trib. Trento sent. n. 567/16.

 


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