Dipendente filmato dall’investigatore privato: il controllo è lecito
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21 Set 2016
 
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Dipendente filmato dall’investigatore privato: il controllo è lecito

Licenziato il lavoratore che dice di essere in malattia e, invece, viene scoperto dall’investigatore assoldato dall’azienda che lo scopre svolgere attività incompatibili con il certificato medico.

 

L’azienda può mettere alle calcagna dei dipendenti assenti per malattia un investigatore privato che ne controlli i movimenti: questi può riprendere, con una telecamera, il lavoratore mentre svolge attività incompatibili con la patologia dichiarata nel certificato medico (ad esempio, se a fronte di una lombosciatalgia, il dipendente viene sorpreso sollevare carichi pesanti; se, a fronte di una convalescenza da polmonite, viene trovato in giro per la città a fare spesa). In tal caso è legittimo il licenziamento in tronco (senza cioè preavviso) intimato dal datore di lavoro sulla scorta dei filmati realizzati dal detective. Filmati che costituiscono una prova se non contestati con adeguate e convincenti motivazioni. È quanto chiarito dalla Cassazione poche ore fa [1].

 

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Va licenziato chi si finge malato. È inoltre legittimo, da parte del datore, utilizzare, per mascherare il “truffatore” le immagini video e le fotografie realizzate, su suo incarico, da un’agenzia investigativa assunta per verificare l’attendibilità della certificazione medica. Il licenziamento è valido anche se il dipendente è stato presente alla visita fiscale del medico dell’Inps. Sebbene, infatti, la malattia sia effettiva e già certificata e non si possa neanche pretendere che il malato stia in casa anche dopo l’arrivo del medico o fuori dagli orari della visita fiscale, egli comunque non può mai compiere attività che possano, in qualsiasi modo, pregiudicare una rapida guarigione. Chi, insomma, pone attività incompatibili con la malattia non fa che ledere la fiducia che lo lega all’azienda.

 

I filmati dell’investigatore privato non violano né il diritto alla privacy, né lo Statuto dei lavoratori. È vero che quest’ultimo corpo normativo vieta le riprese a distanza dei dipendenti per controllarne l’attività, ma ciò solo all’interno del posto di lavoro. Per cui ben vengano le videoriprese all’esterno, ad esempio per strada, su un pullman, in palestra, nel cortile di casa mentre il falso malato esce o entra nel proprio appartamento con le buste della spesa.

 

Sempre lo statuto dei lavoratori vieta [2] accertamenti, da parte dell’azienda, sulle infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente; inoltre il datore può effettuare il controllo delle assenze per infermità solo attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti. Tutto ciò, però, non impedisce all’azienda di procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, a indagini volte a dimostrare l’insussistenza della malattia o la non idoneità di quest’ultima a determinare uno stato d’incapacità lavorativa e, quindi, a giustificare l’assenza.

 

 

La vicenda

Nel caso di specie, un dipendente, assunto con mansioni di autista, aveva dichiarato di essere affetto da una lombalgia acuta, ma le foto scattate dal detective e le testimonianze di quest’ultimo stesso avevano dimostrato che, durante l’assenza dal lavoro, il dipendente svolgeva lavori sul tetto della propria abitazione. Lavori ritenuti molto pesanti e, quindi, incompatibili con i dolori di schiena e al nervo sciatico.

 

Pertanto, la Cassazione ha ribadito il suo tradizionale orientamento: lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il licenziamento, in relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, dimostrando, quindi, una fraudolenta simulazione. E ciò anche nel caso in cui tale attività possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio.


In pratica

Legittimo l’utilizzo delle foto e dei filmati realizzati dall’investigatore privato ingaggiato dall’azienda per verificare l’attendibilità del certificato di malattia. Nelle riprese si vedeva il lavoratore intento a sistemare il tetto di casa e il suo cortile

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 5 maggio – 21 settembre 2016, n. 18507
Presidente Nobile – Relatore Della Torre

Svolgimento dei processo

Con sentenza n. 80/2015, depositata il 6/2/2015, la Corte di appello di Caltanissetta, in accoglimento dei reclamo proposto da Sicilsaldo S.p.A. e in riforma della sentenza dei Tribunale di Gela, respingeva il ricorso con il quale O.I. aveva impugnato il licenziamento intimatogli per giusta causa, con telegramma in data 13112/2013, per “simulazione fraudolenta dello stato di malattia”.
La Corte di appello riteneva legittimo il ricorso, da parte dei datore di lavoro, ad una agenzia investigativa per verificare l’attendibilità della certificazione medica e utilizzabili il video e le fotografie, che ritraevano il lavoratore mentre il 7/11/2013, e quindi durante il periodo di malattia, eseguiva, dalle ore 13.30 alle ore 14.20, lavori sul tetto e nella corte della propria abitazione, non essendovi stato idoneo disconoscimento, ex art. 2712 c.c., di tali riproduzioni; riteneva, quindi, attendibile la testimonianza dell’investigatore privato incaricato dalla società di svolgere le indagini, stante la sua estraneità ai fatti di causa, ed esente il procedimento disciplinare dai vizi dedotti, posto che le contestazioni, così come

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[1] Cass. sent. n. 18507/16 del 21.09.16.

[2] Art. 5 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori).

 


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