Posso assentarmi dal lavoro per gravi ragioni senza comunicarlo?
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21 Set 2016
 
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Posso assentarmi dal lavoro per gravi ragioni senza comunicarlo?

L’assenza deve essere sempre giustificata: con l’utilizzo di ferie e permessi il dipendente può assentarsi dal lavoro per assistere un familiare con gravi problemi di disabilità: non conta la buona fede.

 

Le assenze ingiustificate dal lavoro sono vietate anche se avvengono per valide ragioni: il dipendente che non si presenta in azienda e, nello stesso tempo, non lo comunica al datore rischia infatti il licenziamento. Non lo salva neanche la buona fede quando la causa di tale comportamento non dipende da lui. Ciò che conta, infatti, non è tanto il motivo dell’assenza quanto piuttosto la mancata comunicazione all’azienda in modo da non risultare “assente ingiustificato”. Così è legittimo licenziare chi rimane a casa, senza giustificazione, per ben tre giorni di seguito anche se dimostra di aver dovuto assistere un familiare con handicap. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

La legge consente al dipendente beneficiario dei benefici previsti dalla famosa legge 104 del 1992 di utilizzare i tre giorni di permessi retribuiti per ogni mese. Fuori da questa previsione, non vi è altro modo per giustificare l’assenza dal lavoro. Neanche la buona fede. Salvo, ovviamente, ciò venga concordato con il datore di lavoro e quest’ultimo sappia dell’assenza del dipendente dettata da ragioni obiettive.

 

Insomma, quello che conta è la trasparenza. Secondo la Cassazione è sufficiente una «assenza ingiustificata» per condurre alla «risoluzione del rapporto di lavoro». Il comportamento contestato viene ritenuto sufficientemente grave per portare al licenziamento di chi non comunica «le ragioni dell’assenza». Il dipendente ha peraltro la possibilità di fare ricorso a «tutti gli istituti a disposizione del dipendente che si trovi in una situazione di svantaggio, quali ferie e permessi, per giustificare le assenze».

 

Secondo la sentenza in commento «l’assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio» consente il licenziamento».


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 5 luglio – 19 settembre 2016, n. 18326
Presidente Macioce – Relatore Boghetich

Svolgimento del processo

Con sentenza depositata il 31 maggio 2012 la Corte di appello di Brescia, in riforma della sentenza dei Tribunale della medesima sede, ha dichiarato illegittimi i due licenziamenti irrogati il 2.3.2011 alla dipendente F.B. dal Comune di Cellatica ai sensi dell’art. 55 quater dei d.lgs. n. 165 del 2001 per assenza ingiustificata protratta per oltre tre giorni, anche non continuativi, nel dicembre 2010. La Corte, ritenuta necessaria (nonostante la specifica e tipizzata previsione normativa) la verifica della sussistenza degli elementi soggettivi ed oggettivi della giusta causa di risoluzione del contratto, ha rinvenuto, nella condotta della lavoratrice, i profili della buona fede trattandosi di madre di una bambina minore affetta da handicap che aveva chiesto, infruttuosamente – per l’arco temporale 4.11-30.12.2010 – la fruizione di un periodo di aspettativa non retribuita e considerato, inoltre, il comportamento dell’ente che aveva proceduto ad un’unica contestazione disciplinare per poi adottare plurimi provvedimenti e che non aveva avvertito la lavoratrice dell’esaurimento di tutto l’arco temporale previsto

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[1] Cass. sent. n. 18326/16 del 19.09.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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