Il ruolo del giudice onorario minorile
Professionisti
21 Ott 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Il ruolo del giudice onorario minorile

Chi è il giudice onorario minorile? Qual è il suo ruolo in tribunale? Come si pone nell’organizzazione della giustizia minorile? Vediamolo in questa breve guida.

 

 

Organi giudiziari minorili: chi sono i componenti privati?

Il componente privato nei tribunali giudiziari minorili è un esperto tecnico: tale può essere nominato anche uno psicologo [1], mentre in passato esperti erano considerati solo i cultori di biologia, psichiatria, antropologia criminale e pedagogia. La legge  stabilisce, inoltre, che i componenti privati degli organi giudiziari minorili debbano essere due, un uomo e una donna, e debbano avere almeno trent’anni.

 

 

Organi giudiziari minorili: chi è il giudice onorario minorile?

Il titolo di giudice onorario minorile è riservato proprio e unicamente ai componenti privati del Tribunale per i minorenni, mentre per la sezione della Corte d’Appello per i minorenni il titolo è di Consigliere Onorario; nel Tribunale di Sorveglianza, invece, si parla di Esperto.

 

 

Organi giudiziari minorili: Tribunale per i Minorenni

Il Tribunale per i Minorenni [2] ha competenza territoriale su tutto il circondario della Corte di Appello o sezione di Corte d’Appello.  A livello nazionale operano 29 Tribunali per i Minorenni, con un organico di circa 782 magistrati, dei quali 600 circa sono onorari.

 

Si tratta di un organo specializzato dell’amministrazione della giustizia, a composizione collegiale, composto da quattro giudici: due giudici professionali (cosiddetti togati) – tra cui il presidente – e due giudici onorari, un uomo e una donna, detti «cittadini benemeriti dell’assistenza sociale» e «cultori di biologia, psichiatria, antropologia criminale, pedagogia e psicologia». Come si intuisce, si tratta di soggetti scelti in quanto portatori di una specifica competenza, congrua con la specializzazione del Tribunale per i minorenni che esercita la giurisdizione in materia penale, civile ed amministrativa, relativamente a tutte le decisioni che riguardano i minori.

 

 

Giudici onorari: ruolo

Il giudice onorario resta in carica tre anni, durante i quali è un giudice a tutti gli effetti; significa che, nell’esercizio di tale attività, deve osservare i principi deontologici (le norme di comportamento) del giudice di professione, cioè il giudice togato. Non a caso, in camera di consiglio, al momento di prendere le decisioni, il voto del giudice onorario o del consigliere onorario hanno lo stesso peso di quello del giudice togato.

 

 

Giudici onorari: cosa fanno?

Il giudice onorario, quindi, non è il consulente tecnico: il suo compito è quello di giudicare,  proprio come il giudice togato. La differenza sta nel fatto che il giudizio di quest’ultimo è dato sulla base delle norme giuridiche, mentre quello del giudice onorario si fonda sulle conoscenze tecniche e scientifiche di cui egli è portatore. Dalla loro somma deriva la decisione: quella del tribunale, che è organo specializzato proprio perché a composizione mista.

 

Preliminare e preparatoria rispetto alla decisione vera e propria è un’attività istruttoria che consiste, tra l’altro, nell’ascolto delle parti interessate (genitori, minore, operatori di comunità, altri attori a vario titolo coinvolti). In questa fase, il giudice onorario agisce al fine di raccogliere tutti gli elementi necessari per la decisione collegiale, confrontandosi con situazioni e ruoli per lui del tutto nuovi. Proprio per questo, può capitare che dimentichi che in quel momento egli è un giudice e non un terapeuta e nemmeno un supervisore; il suo lavoro deve consistere sempre non in un colloquio clinico ma in un atto processuale. I giudici togati si aspettano dai giudici onorari competenza tecnica, professionalità e continuo aggiornamento, in quanto le conoscenze specialistiche sono varie e molteplici, con l’obiettivo di scegliere insieme le soluzioni più idonee a favore del minore.

 

 

Organi giudiziari minorili: cos’è la Sezione per i minorenni?

In ogni Corte d’appello è presente un’apposita sezione, denominata Sezione per i minorenni, che giudica sugli appelli presentati contro le decisioni del Tribunale per i minorenni e che è presieduta da un presidente di sezione della stessa Corte. Si tratta di un organo specializzato a composizione mista, in cui rientrano giudici togati (che in Corte d’appello si chiamano consiglieri) e da giudici onorari (che qui si chiamano consiglieri onorari).

La Sezione per i minorenni giudica in composizione di cinque consiglieri, di cui tre togati (uno dei quali presiede il collegio giudicante) e due onorari. Pertanto, nei giudizi di appello gli onorari non sono più in parità (come nell’udienza del tribunale per i minorenni), ma sono in minoranza. Ciò comporta la necessità di una loro partecipazione particolarmente attiva alle camere di consiglio e la capacità di spiegare ai consiglieri togati gli aspetti scientifici e tecnici di un determinato problema.

 

 

Organi giudiziari minorili: cos’è il Tribunale di sorveglianza?

Il Tribunale di sorveglianza svolge esclusivamente funzioni giurisdizionali a livello distrettuale (in un ambito locale, quindi): è composto da tutti i magistrati degli uffici di sorveglianza del distretto e da professionisti esperti in psicologia, servizi sociali, pedagogia, psichiatria e criminologia nominati ogni tre anni dal Csm Consiglio superiore della magistratura).

Al suo interno è presente un organo decisionale, costituito da quattro componenti: il presidente, uno dei magistrati di sorveglianza in servizio (sotto la cui giurisdizione ricade il condannato o il soggetto sulla cui posizione si deve deliberare) e da due esperti.

 

Si occupa di decidere sulla concessione della riabilitazione e della liberazione, di applicare o meno misure alternative alla detenzione in carcere (detenzione domiciliare, libertà vigilata e affidamento in prova ai servizi sociali, lavoro esterno); provvede sull’estinzione della pena a seguito dell’esito positivo di tali misure e su una eventuale estinzione della pena stessa.


[1] A seguito della l. n. 1441 del 27.12.1956 (artt. 4 e 5).

[2] Istituito e disciplinato dal R.D. n. 1404 del 20.07.1934, convertito in l. n. 835/1935 e successive modificazioni.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti