Entro quanto tempo va contestata una cartella di pagamento?
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22 Set 2016
 
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Entro quanto tempo va contestata una cartella di pagamento?

Se Equitalia ti ha notificato una cartella esattoriale, per legge hai un numero di giorni prestabilito per fare ricorso: scaduto il termine la cartella diventa definitiva.

 

Brutte notizie per gli indecisi: chi non propone per tempo ricorso al giudice contro la cartella di pagamento di Equitalia la deve pagare anche se è illegittima. Questo perché il termine per fare ricorso è prefissato dalla legge e, una volta scaduto, la cartella esattoriale diventa definitiva. In verità, c’è sempre la possibilità di sperare in un ricorso per autotutela anche se il termine per la causa è scaduto, ma raramente si ottiene collaborazione da parte dell’Agente della riscossione.

 

 

Quanto tempo ho per impugnare una cartella di Equitalia?

Alla luce di quanto appena detto, è fondamentale sapere quanto tempo abbiamo per contestare una cartella esattoriale prima che essa diventi definitiva. E la risposta non è sempre la stessa. Tutto dipende, infatti, dal tipo di tributo o di sanzione per la quale ci è stata notificata la cartella stessa. Un’idea ce la possiamo fare leggendo il dettaglio dell’atto consegnatoci dal postino o dal messo notificatore: al suo interno troveremo una pagina in cui viene dettagliato l’elenco delle voci che hanno originato la pretesa di pagamento di Equitalia. Ad esempio, può trattarsi di multe per violazione del codice della strada; di mancato pagamento di imposte come Irpef, Iva, Irpeg, imposta di registro, ecc.; di omesso versamento di contributi all’Inps; quasi sempre c’è in mezzo il bollo auto o un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate che ha dato origine a un ricalcolo delle imposte.

 

Insomma, la prima cosa che dobbiamo fare è vedere da cosa scaturisce la cartella esattoriale. A questo punto possiamo ricostruire quanti giorni abbiamo per fare ricorso al giudice.

 

1 | Tasse e imposte

Nel caso in cui la cartella di pagamento abbia ad oggetto imposte (Iva, Irpef, Imu, Tasi, Irap, Tari, bollo auto, accertamenti fiscali dell’Agenzia delle Entrate, ecc.), il ricorso va presentato entro 60 giorni alla Commissione Tributaria. Il termine decorre dal giorno della notifica dell’accertamento o della cartella. Se però questa è stata depositata alla casa comunale perché, al momento dell’arrivo del messo, eravamo assenti, il termine decorre a partire dal decimo giorno successivo all’arrivo della seconda raccomandata che ci avvisa di suddetto deposito in Comune.

 

A questi 60 giorni si applica la cosiddetta sospensione feriale: non va calcolato cioè il periodo che va dall’1 al 31 agosto. Questo significa che, se i 60 giorni cadono a ridosso di agosto (ad esempio il 15 luglio), il termine non è più di 60 ma di 90 giorni.

 

La regola dei 60 giorni per fare ricorso ha però due eccezioni:

  • la prima eccezione – applicabile solo agli avvisi di accertamento – riguarda il caso in cui il contribuente abbia presentato istanza di accertamento con adesione. In questo caso i giorni per presentare il ricorso diventano 150: ai 60 giorni dalla notifica dell’atto se ne aggiungono altri 90 per consentire di espletare la procedura di adesione;
  • la seconda eccezione riguarda il caso in cui il valore della lite non sia superiore a 20mila euro e dunque, sia per l’accertamento che per la cartella, vi è l’obbligo – a pena di improcedibilità del ricorso – di esperire il procedimento di reclamo/mediazione. Dopo la notifica del ricorso all’ente impositore o all’agente della riscossione, il contribuente non può depositare direttamente il ricorso in Commissione Tributaria, ma deve aspettare che trascorrano 90 giorni. Decorso tale termine, nel caso in cui non si sia concluso un accordo di mediazione (perché l’ente non ha risposto affatto o ha risposto negativamente), il contribuente può iscrivere la causa in commissione tributaria. La costituzione in giudizio si realizza mediante iscrizione della causa in Ctp, che avviene nei successivi 30 giorni dalla notifica del ricorso.

 

2 | Multe stradali

Se la cartella ha ad oggetto una contravvenzione per violazione del codice della strada, il termine per fare ricorso è di 30 giorni che decorre secondo le regole appena descritte. Il ricorso, in questo caso, va presentato davanti al Giudice di Pace del luogo della violazione.

Il termine però si riduce a 20 giorni se motivo della contestazione è di natura formale (ad esempio, mancanza di firma della cartella, mancanza delle indicazioni del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo o di compilazione della cartella ecc.).

 

3 | Contributi previdenziali Inps o Inail

Se la cartella ha ad oggetto somme da versare all’Inps o all’Inail il ricorso va presentato entro 40 giorni al Tribunale del lavoro del luogo di residenza del contribuente.

 

Anche in questo caso il termine si riduce a 20 giorni per proporre opposizione per vizi formali relativi alla cartella.

 

 

Che succede se non faccio ricorso contro la cartella di pagamento?

Come anticipato in apertura, chi rinuncia o si dimentica di fare ricorso non ha altre possibilità di ricorrere al giudice. Pertanto, in caso di mancato pagamento della cartella entro 60 giorni dalla notifica, sulle somme iscritte a ruolo sono dovuti gli interessi di mora per ogni giorno di ritardo, nonché gli oneri della riscossione calcolati sul capitale e sugli interessi di mora, e le eventuali ulteriori spese derivanti dal mancato o tardivo pagamento della cartella.

 

Trascorso il termine di 60 giorni, Equitalia può iscrivere ipoteca sulla casa o disporre il fermo amministrativo sull’auto. In aggiunta o in alternativa può avviare il pignoramento su tutti i beni del debitore (mobili e immobili, conti correnti, stipendi e pensioni, canoni di locazione percepiti in caso di case date in affitto). Non si procede alla riscossione dei crediti relativi ai tributi erariali e regionali solo nei rarissimi casi in cui la somma dovuta, comprensiva di sanzioni e interessi, non sia superiore, con riferimento a un singolo periodo d’imposta, a 30 euro (ciò però non vale se il credito deriva da ripetuta violazione degli obblighi di versamento relativi a uno stesso tributo).


Autore immagine: 123rf com

 


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