Legge anti-sprechi: vantaggi su fisco e Tari
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22 Set 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Legge anti-sprechi: vantaggi su fisco e Tari

Più conveniente per le aziende che producono cibo e medicinali donare gratuitamente le eccedenze al settore no profit per destinarle ai poveri.

 

Più cibo e farmaci per tutti, meno sprechi, meno rifiuti per strada. Si ispira a questo principio la legge che semplifica la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi [1]. In sostanza, rende più facile (e più vantaggioso) per chi produce generi alimentari o farmaci donare le eccedenze agli enti pubblici o alle associazioni no profit affinché vengano distribuiti tra le fasce più povere della popolazione. Tra i benefici per le aziende, la riduzione della Tari.

 

 

Gli obiettivi della legge anti-sprechi

Da una parte, dunque, vengono ridotti gli sprechi in ogni fase di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di cibo, medicinali e altri prodotti. Dall’altra, ne beneficia chi non può permettersi di acquistarli, cioè i poveri. Gli obiettivi dichiarati nel testo della legge anti-sprechi sono, infatti:

  • favorire il recupero e la donazione delle eccedenze di cibo, di medicinali e di altri prodotti destinandoli a fini di solidarietà sociale;
  • limitare l’impatto negativo sull’ambiente riducendo la produzione di rifiuti e promuovendo il riutilizzo ed il riciclo per allungare il ciclo di vita dei prodotti;
  • raggiungere gli obiettivi stabiliti dai programmi nazionali di prevenzione e riduzione dei rifiuti (anche di quelli biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica) e contro lo spreco alimentare;
  • contribuire alla ricerca, all’informazione e alla sensibilizzazione dei cittadini, specialmente dei giovani, su questo tema.

 

 

I vantaggi fiscali della legge anti-sprechi

Dei vantaggi offerti dalla legge anti-sprechi dal punto di vista fiscale possono usufruire, in  qualità di soggetti donatari, le Onlus e tutti gli enti pubblici e privati no profit che operano con finalità civiche e solidaristiche.

 

La legge regolamenta la donazione gratuita di prodotti a questi soggetti, cioè ad associazioni, fondazioni o enti pubblici o privati che abbiano esclusivamente finalità di assistenza, beneficenza, educazione, istruzione, studio o ricerca scientifica e alle Onlus, esenti da Iva. Il limite per la comunicazione all’amministrazione finanziaria è stato alzato da 5.164,57 euro a 15.000 euro, cioè è stato praticamente triplicato, con la specifica esclusione dei beni deperibili. Sulla comunicazione devono essere indicati data, ora e luogo di inizio del trasporto, la destinazione finale dei beni, il loro ammontare complessivo sulla base dell’ultimo prezzo di vendita, i beni che sono stati donati a titolo gratuito.

 

Ogni singola donazione deve essere accompagnata da un documento di trasporto progressivamente numerato con la data, gli estremi di chi dona e di chi riceve oltre a quelli dell’incaricato del trasporto, la quantità ed il peso dei beni ceduti.

 

Verrà anche effettuata con cadenza trimestrale una dichiarazione sull’utilizzo dei beni ceduti con l’indicazione degli estremi dei documenti di trasporto di ogni cessione, e in cui si attesti l’impegno a utilizzare direttamente i beni ricevuti in conformità alle finalità istituzionali.

 

Altro vantaggio della legge anti-sprechi, la possibilità data ai Comuni di ridurre la tariffa sui rifiuti, cioè la Tari, alle utenze non domestiche relative ad attività produttive che producono e distribuiscono beni alimentari e che cedono gratuitamente, direttamente o indirettamente, la parte eccedente della loro produzione a chi ne ha bisogno.


[1] Legge 166/2016.

 

Autore immagine: Pixabay

 


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