Equitalia: come bloccare la cartella di pagamento
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22 Set 2016
 
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Equitalia: come bloccare la cartella di pagamento

Se le somme non sono dovute, il contribuente destinatario di una cartella esattoriale può sospenderla con una semplice istanza scaricata dal sito di Equitalia.

 

Tutte le volte in cui Equitalia ci notifica una cartella di pagamento richiedendoci il pagamento di somme palesemente illegittime e non dovute, possiamo sospendere la riscossione forzata presentando una semplice istanza, secondo il modello presente sul sito di Equitalia e che è possibile scaricare a questo link (il modello è aggiornato al cambiamento di Equitalia sotto il nuovo nome Equitalia servizi di riscossione spa). Possiamo presentare l’istanza in modo del tutto gratuito, senza dover pagare bolli e, soprattutto, senza doverci valere di un avvocato. L’importante è muoversi per tempo perché il termine è molto stretto: 60 giorni dal ricevimento della cartella di pagamento.

 

I vantaggi di tale procedura sono soprattutto tre: innanzitutto, in questo modo, possiamo evitare di subire nell’immediatezza un pignoramento, un fermo auto o un’ipoteca se la cartella è palesemente illegittima (si pensi a una somma già pagata o per una multa che il giudice ha annullato).

Inoltre, non dobbiamo spendere i soldi per una causa perché tutto si svolge in via amministrativa.

In ultimo, potremo anche contare di farla franca sfruttando l’inerzia di Equitalia: difatti la legge stabilisce che se l’Agente della riscossione non riscontra l’istanza entro 220 giorni, ma rimane in silenzio senza dirci se la cartella è effettivamente illegittima o meno, detta cartella si considera automaticamente annullata e sgravata. Proprio al pari di una eventuale sentenza del tribunale.

 

L’istanza andrà presentata allo sportello di Equitalia o inviata per posta elettronica certificata. Attenzione però: molti lettori ci segnalano che alcuni dipendenti di Equitalia sono piuttosto restii a ricevere tale richiesta, non avendo cognizione della relativa legge. È bene allora conoscere gli estremi del provvedimento per poterlo eccepire al burocrate di turno. Si tratta della legge di stabilità per il 2013 e, in particolare, dell’articolo 1, commi 537-544, della legge 228/2012. Tenete dunque ben a mente questi estremi.

 

La legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2013: da quel giorno, Equitalia e tutti gli altri concessionari per la riscossione devono obbligatoriamente sospendere ogni iniziativa finalizzata alla riscossione forzata delle somme iscritte a ruolo non appena il contribuente presenta il modulo con l’istanza di sospensione.

 

Come abbiamo detto, l’istanza va presentata entro 60 giorni dalla notifica della cartella (il termine era inizialmente di 90 giorni, poi è stato ridotto a 60 dal recente decreto attuativo della delega fiscale).

 

Per quali errori della cartella si può presentare l’istanza di sospensione?

La legge indica in modo tassativo i casi in cui è possibile presentare l’istanza di sospensione. Essi sono i seguenti:

 

  • quando sul diritto di credito alla riscossione della somma è ormai intervenuta – per decorso dei termini massimi – la prescrizione o la decadenza prima della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo. Dunque non si può presentare la domanda di sospensione se la prescrizione è intervenuta dopo la notifica della cartella, quando ad esempio Equitalia, successivamente all’invio della prima richiesta di pagamento, abbia fatto decorrere molto tempo senza avviare gli atti esecutivi;
  • quando l’ente creditore ha emesso, in precedenza alla notifica della cartella, un provvedimento di sgravio della somma in questione;
  • quando il giudice o un’autorità amministrativa ha sospeso o annullato la pretesa di pagamento. Si pensi al caso dell’automobilista che abbia fatto ricorso contro una multa e il giudice abbia sospeso l’efficacia esecutiva del verbale o, addirittura, l’abbia totalmente annullato ritenendolo illegittimo;
  • quando il contribuente ha già pagato il debito all’ente creditore ed evidentemente la cosa è sfuggita a Equitalia o non le è stata mai comunicata.

 

Cosa succede dopo la presentazione dell’istanza di sospensione?

Entro 10 giorni dal giorno di presentazione della domanda di sospensione del contribuente Equitalia trasmette all’ente creditore (ad es. l’Inps, l’Agenzia delle Entrate, ecc.) la suddetta dichiarazione e la documentazione allegata per avere conferma dell’esistenza delle ragioni del debitore ed ottenere, in caso affermativo, l’immediata comunicazione della sospensione o dello sgravio, direttamente sui propri sistemi informativi.

 

L’ente creditore comunica al debitore l’esito dell’esame della dichiarazione, dando comunicazione ad Equitalia del provvedimento di sospensione o sgravio, o conferma della legittimità del debito iscritto a ruolo.

 

Se il contribuente non riceve, entro 220 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione una risposta di accoglimento o rigetto della sua contestazione, la cartella si considera automaticamente annullata.

 

L’annullamento non opera in presenza di motivi diversi da quelli appena elencati.

 

L’istanza di sospensione legale può essere presentata solo una volta.

 

È prevista la responsabilità penale del contribuente che produce documentazione falsa per far sospendere la cartella: in tal caso si applica la sanzione dal 100 al 200% dell’ammontare delle somme dovute, con un importo minimo di 258 euro.


 


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