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Pubblicato il 22 settembre 2016

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Se contesto l’incidente l’assicurazione aumenta il premio?

> Pubblicato il 22 settembre 2016

Polizza rc auto: in presenza di una contestazione sulla responsabilità dell’incidente stradale l’assicurazione deve spiegare le ragioni per cui decide di aumentare il premio all’automobilista.

Se facciamo un incidente e la colpa è nostra, il nostro attestato di rischio si «macchia»: in esso viene infatti segnalato il sinistro stradale e ci rimane per cinque anni. Sotto l’aspetto economico, la nostra classe di merito universale (anche detta Cu) scende di due punti (per esempio, se avevamo la quinta classe, passiamo alla terza) e per ritornare alla classe precedente devono decorrere due anni: ciò comporta un proporzionale aumento del premio che paghiamo semestralmente o annualmente all’assicurazione. In pratica il costo della polizza rc-auto diventa più caro, non in rapporto ai danni provocati all’altra auto, ma all’aumento della Cu. È il cosiddetto meccanismo del bonus-malus.

Diverso è il discorso se facciamo un incidente e la colpa non è nostra. In questo caso, la classe di merito resta la stessa e, anzi, avremo diritto al risarcimento per i danni procurati all’auto e le eventuali lesioni fisiche. Di regola il risarcimento va richiesto alla nostra stessa assicurazione, anche se il conducente responsabile dell’urto è assicurato con un’altra compagnia (è la regola del cosiddetto indennizzo diretto).

Ciò detto, è chiaro che, in occasione di un incidente stradale, anche se a pagare i danni sono, alla fine, le assicurazioni, si tenta sempre di contestare le ragioni dell’altro conducente per non vedersi aumentare il premio e per ottenere, dall’assicurazione, i soldi necessari a far riparare la propria auto.

Ma cosa succederebbe se, dopo un incidente, dovessimo contestare le nostre responsabilità e ciò nonostante l’assicurazione dovesse pagare l’altro conducente riconoscendo a quest’ultimo la ragione? Possiamo bloccare, con la nostra ricostruzione dei fatti, l’aumento della polizza? La risposta è contenuta in una recente sentenza della Cassazione [1].

Immaginiamo prima questa vicenda. Dopo un sinistro, un conducente chiede il risarcimento e l’assicurazione decide di accordarglielo. Per l’assicurato scatta dunque l’aumento della classe di rischio e l’aumento del premio da pagare. Ma quest’ultimo non ci sta e contesta le proprie responsabilità, portando, a proprio favore, una serie di testimonianze scritte.

Secondo la Suprema Corte, l’assicurazione viola il contratto che la lega al proprio cliente se non esamina le motivazioni e le prove da quest’ultimo fornite a propria discolpa. Diversamente non può disporre l’aumento della classe di rischio e, conseguentemente, il prezzo della polizza. Infatti non è il cliente che deve provare le proprie ragioni (e, quindi, le condizioni che impediscono l’aumento della classe di rischio), ma è l’assicurazione che decide di pagare il danneggiato e, quindi, deve dimostrare che sussistono i presupposti per aumentare il premio al proprio assicurato.

Risultato: se la nostra assicurazione decide, nonostante le nostre contestazioni, di risarcire il sinistro all’altro conducente, per aumentare la nostra classe di rischio e quindi il prezzo della polizza deve motivare in modo congruo la propria scelta e dimostrare di aver agito con la diligenza del buon padre di famiglia nell’ accertamento del danno e nella tutela del proprio assicurato.

note

[1] Cass. sent. n. 18603/16 del 22.09.16.

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