Mantenimento alla donna che decide di dedicarsi alla casa
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22 Set 2016
 
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Mantenimento alla donna che decide di dedicarsi alla casa

Separazione e divorzio: se la scelta della donna di non lavorare e dedicarsi alla famiglia è condivisa da entrambi i coniugi, a quest’ultima spetta l’assegno di mantenimento anche se ha un potenziale lavorativo.

 

Non basta un titolo professionale in capo all’ex moglie per evitare di versarle il mantenimento. L’assegno mensile alla donna, conseguente alla separazione dei coniugi, spetta anche se questa abbia un potenziale lavorativo (perché dotata di laurea e iscritta in un albo professionale) se, per una scelta condivisa con il marito, abbia deciso di dedicarsi alla casa e rinunciare alla libera professione. È quanto chiarito dalla Cassazione con una ordinanza pubblicata ieri [1].

 

Secondo la Corte, in caso di separazione non serve appellarsi al fatto che la donna abbia titoli per esercitare una determinata professione (nella specie, quella di commercialista per via dell’iscrizione al relativo albo) per escludere il pagamento, da parte dell’ex marito, dell’assegno di mantenimento: se «l’impiego» delle competenze della donna per il ménage quotidiano della casa e della famiglia è stato frutto di «una scelta condivisa» durante il matrimonio, scelta «finalizzata a limitare il tempo dedicato al lavoro e a non svolgere l’impegnativa attività professionale» proprio per «non sottrarre ulteriore tempo alla vita familiare», allora quest’ultima ha diritto a essere mantenuta. La rinuncia a una carriera professionale, fatta anche nell’interesse dell’ex marito, ha diritto a un compenso dopo la separazione. E questo compenso si chiama assegno di mantenimento. Che spetta almeno finché non si metta in proprio e guadagni almeno quanto l’ex marito.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 13 giugno – 21 settembre 2016, n. 18542

Presidente Ragonesi – Relatore Bisogni

Fatto e diritto

Rilevato che in data 22 aprile 2016 è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c. che qui si riporta

Rilevato che

  • II Tribunale di Torino, con sentenza n. 6939/2008, ha pronunciato la separazione personale dei coniugi E.V. e M. A. C., ha respinto le reciproche domande di addebito e ha disposto a carico del Celia un assegno mensile di mantenimento di 750 euro in favore della V..
  • La decisione è stata confermata dalla Corte di appello di Torino con sentenza n. 2354/13.
  • Ricorre per cassazione M. A. C. affidandosi a sei motivi di ricorso tutti relativi alla insussistenza del diritto all’assegno e alla quantificazione del suo ammontare.
  • Si difende con controricorso E.V..
  • Ritenuto che

  • Con il primo motivo di ricorso si deduce, ex art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c., la violazione e falsa applicazione dell’art. 156 c. c. e 1′ omesso esame di un fatto decisivo della controversia. Il ricorrente sostiene che la Corte di appello ha adottato dati non comparabili per accertare la sussistenza del diritto all’assegno di mantenimento richiesto dalla V. in quanto ha preso in considerazione il suo reddito imponibile e non
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    [1] Cass. ord. n. 18452/16 del 21.09.2016.

     


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    Commenti
    8 Ott 2016 Simone Donati

    Si ma l’accordo era durante il matrimonio, poi che cavolo c’entra un’accordo fatto da sposati dopo il divorzio?Dopo il divorzio tutti gli accordi da sposati decadono altrimenti se si dovrebbero stare a considerare gli accordi da sposati non ci si dovrebbe neanche separare, visto che si giura di stare insieme tutta la vita!!!!! Le trovano tutte per rendere la vita delle donne più facile e quella degli uomini sempre più drammatica!!!!!
    Allora se si versa il mantenimento all’ex-moglie per il motivo che c’è stato un’accordo da sposati che lei doveva fare i lavori domestici allora allora la donna dovrebbe continuare a fare i lavori domestici per l’ex-marito anche dopo la separazione!!!!!!! Che cosa vogliono la botte piena e il marito ubriaco???? Come al solito se la mettono sempre a modo loro!!!!