Si può licenziare un dipendente rinviato a giudizio?
Editoriali
22 Set 2016
 
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Si può licenziare un dipendente rinviato a giudizio?

Licenziamento disciplinare per giusta causa: il semplice rinvio a giudizio non rileva come causa di licenziamento se non è stato tradito il rapporto di fiducia con l’azienda.

 

Se un dipendente viene rinviato a giudizio per un reato contestatogli al di fuori dell’ambiente di lavoro, e quindi per una condotta commessa non ai danni dell’azienda che lo ha assunto, può essere comunque licenziato? Il problema è stato posto alla Cassazione la quale ha dato la seguente spiegazione in una delle sentenze pubblicate ieri [1].

 

Il semplice rinvio a giudizio per fatti non attinenti al rapporto di lavoro non può essere considerato causa di licenziamento disciplinare se non intacca le fondamenta del rapporto di fiducia tra datore e dipendente. Bisogna, in altri termini, valutare che tipo di contestazione viene mossa dalla Procura della repubblica al lavoratore e verificare se questa può mettere a repentaglio l’azienda. Così, di certo, un dipendente di banca processato per truffa e appropriazione indebita di certo rischia di perdere il posto di lavoro in quanto si tratta di comportamenti che potrebbero porsi in contrasto con le funzioni per le quali cui è assunto. Diverso, invece, è il caso della diffamazione nei confronti di un dipendente addetto al servizio commerciale di un negozio. Ma addirittura, secondo la Cassazione, non può aversi un automatico licenziamento neanche nei confronti di chi, prestando servizio nel settore dei servizi pubblici essenziali, viene rinviato a giudizio per l’appartenenza ad una organizzazione criminale dedita al traffico di droga.

 

È ormai un consolidato orientamento della Cassazione quello di ritenere che la giusta causa di licenziamento si può verificare solo avendo a riguardo alla condotta specifica posta in essere dal dipendente, verificando se questa può ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario che lega il datore di lavoro al lavoratore (leggi anche Si può condannare un dipendente condannato penalmente?).


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 14 giugno – 21 settembre 2016, n. 18513
Presidente Bronzini – Relatore Boghetich

Svolgimento del processo

1. T.A. impugnava ex art. 1 comma 48 della L. n. 92 del 2012 il licenziamento irrogatogli – in data 8.1.2013 – dell’Azienda Municipale Ambiente s.p.a. Roma (AMA) per ragioni disciplinari, relative all’appartenenza ad una organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti a livello internazionale, attività criminosa svolta anche in abiti da lavoro e durante l’orario di servizio, con particolare riguardo alla cessione od offerta in vendita di un quantitativo di cocaina al collega F.M. in data 25.6.2009.
2. L’ordinanza di rigetto veniva confermata dal Tribunale con la successiva sentenza e la Corte d’appello rigettava il reclamo proposto dal T. . La Corte territoriale rilevava che tutti i vizi procedurali sollevati dal lavoratore dovevano ritenersi insussistenti e che i fatti contestati erano di tale gravità (tali da aver determinato un rinvio a giudizio in sede penale) che erano certamente Idonei a giustificare il licenziamento in tronco.
3. Per la cassazione della sentenza T.A. ha proposto ricorso, affidato a sei motivi. L’AMA ha resistito con controricorso, illustrato da memoria.

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[1] Cass. sent. n. 18513/16 del 21.09.2016.

 


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