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Lo sai che? Pubblicato il 23 settembre 2016

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Lo sai che? Per un massaggio thailandese o shiatsu non ci vuole una laurea

> Lo sai che? Pubblicato il 23 settembre 2016

Liberalizzati anche i massaggi non estetici purché non abbiano scopo terapeutico: solo questi ultimi sono riservati alle professioni mediche.

Da oggi si potrà aprire un centro di massaggi thailandesi senza avere un titolo (a rischio e pericolo dei clienti): questo perché una recente risoluzione del ministero dello sviluppo economico [1], resa nota in questi giorni, ha chiarito che l’attività di massaggiatore di tipo non estetico è libera, non richiede cioè titoli, a condizione che non sia rivolta a finalità terapeutiche (per curare cioè specifiche patologie), nel qual caso resta riservata alle professioni mediche.

Su questo fronte già il Ministero della Salute, nel 2013 [2], aveva espresso lo stesso parere, precisando che l’attività del massaggio thailandese non è annoverabile tra le prestazioni sanitarie, poiché non ha finalità terapeutica.

Del resto anche la Corte Costituzionale [3] ha ormai sdoganato il libero esercizio delle attività non sanitarie, stabilendo che solo lo Stato può regolare l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e titoli abilitanti, mentre le Regioni non hanno alcuna competenza in materia e non possono dar vita a nuove figure.

Insomma, come per i massaggi estetici, via libera ai centri massaggi thailandesi, tuina, shiatsu o, comunque, relativi a discipline bio-naturali, con la conseguenza che la Procura della Repubblica non potrebbe mai disporre il sequestro cautelativo del relativo locale. Del resto, tali attività non sono state inserite nemmeno nella Tabella A allegata allo schema di decreto legislativo in fase di approvazione da parte delle commissioni parlamentari (SCIA 2).

Anche la Cassazione è allineata sugli stessi principi. E così, quest’anno, la Suprema Corte ha detto [4] che risponde del reato di esercizio abusivo della professione [5], colui che, senza aver conseguito la laurea in medicina e la relativa abilitazione professionale, eserciti l’attività di massaggiatore a scopo curativo: la professione sanitaria di massaggiatore abilita solo a compiere trattamenti finalizzati a migliorare il benessere personale su un soggetto sano e integro e non il compimento di attività che presuppongono competenze mediche, teraupetiche o fisioterapiche. Nella specie, i massaggi eseguiti dall’imputata – cui i malati si rivolgevano ottenendone promessa di guarigione – erano preceduti da un colloquio con finalità anamnestico-diagnostiche, e seguiti da una benedizione con imposizione delle mani.

Ed ancora, sempre secondo la Cassazione [6], bisogna distinguere tra l’esercizio di massaggi in relazione a precise patologie (quali ernia del disco, dolori cervicali e al braccio, mal di schiena, sinusite) – che richiede adeguate conoscenze tecniche e la cui effettuazione è riservata ai titolari di specifica abilitazione professionale (per via della delicatezza della funzione e dell’idoneità ad incidere sulla salute delle persone)- dall’esercizio di massaggi a scopo meramente distensivo, che invece è attività libera e non richiede titoli o lauree.

note

[1] Min. Sviluppo Economico, risoluzione n. 138831 del 18.05.2016.

[2] Min. Salute parere n. 36979 del 7.08.2013.

[3] C. Cost. sent. n. 153/2016.

[4] Cass. sent. n. 13213/16

[5] Art. 348 cod. pen.

[6] Cass. sent. n. 50063/2015.

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