Noemi Secci
Noemi Secci
23 Set 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Opzione donna, proroga al 2018 o solo per l’ultimo trimestre 57/58?

In arrivo l’esito del monitoraggio delle risorse risparmiate con l’opzione contributiva donna: probabile proroga dell’accesso al beneficio.

 

L’opzione donna potrebbe essere estesa alle nate nell’ultimo trimestre del 1957 e del 1958, o addirittura a chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2018: la proroga sarà decisa dal cosiddetto “contatore”, cioè in base al monitoraggio dei risparmi ottenuti grazie alle penalizzazioni che l’opzione comporta.

La pensione con opzione donna, difatti, anche se consente un notevole anticipo del trattamento, comporta anche un taglio dell’assegno non indifferente, a causa del calcolo della pensione col sistema interamente contributivo. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza su questo sistema di pensionamento.

 

 

Opzione donna: come funziona

L’opzione donna è un regime previdenziale sperimentale, introdotto dalla Legge Maroni [1], che prevede i seguenti requisiti per il pensionamento delle lavoratrici:

  • 57 anni e 3 mesi d’età e 35 anni di contributi per le lavoratrici dipendenti, sia del settore pubblico che del privato;
  • 58 anni e 3 mesi d’età e 35 anni di contributi per le lavoratrici autonome.

La decorrenza della pensione non è immediata, ma si colloca:

  • dopo una finestra di 12 mesi dalla maturazione dei requisiti, per le lavoratrici dipendenti;
  • dopo una finestra di 18 mesi dalla maturazione dei requisiti, per le lavoratrici autonome.

A oggi, è possibile pensionarsi con l’opzione solo se i requisiti sono stati maturati entro il 31 dicembre 2015: restano fuori, dunque, le nate dall’ultimo trimestre del 1958 in poi, se lavoratrici dipendenti e le nate dall’ultimo trimestre del 1957 in poi, se lavoratrici autonome.

Non esiste nessun vincolo, invece, riguardo alla data in cui presentare la domanda di pensione: chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2015, difatti, può pensionarsi con opzione donna anche dopo anni [2], grazie al principio della cristallizzazione dei requisiti (secondo il quale, una volta che sono stati maturati i requisiti per la pensione, l’interessato è libero di richiedere il trattamento quando vuole, anche se nel frattempo i parametri cambiano).

 

 

Opzione donna: ricalcolo contributivo

In cambio dell’anticipo della pensione con opzione donna, l’assegno è calcolato col metodo interamente contributivo: questo sistema di calcolo, anziché basarsi sulle ultime annualità di stipendio, come avviene per il sistema retributivo, si basa sui contributi accreditati nell’arco della vita lavorativa (il cosiddetto montante contributivo). I contributi sono convertiti in pensione da un coefficiente di trasformazione, che aumenta con l’età pensionabile.

Il sistema risulta notevolmente penalizzante rispetto al retributivo, specie quando gli stipendi percepiti a fine carriera sono molto più alti rispetto a quelli percepiti nel corso della vita lavorativa. Inoltre, per rivalutare i contributi accantonati sono utilizzati dei coefficienti più bassi rispetto a quelli applicati nel metodo retributivo.

Non esiste, comunque, una penalizzazione fissa della pensione con l’Opzione, ma il taglio dell’assegno cambia a seconda della carriera della lavoratrice e dei periodi in cui sono collocati i contributi: diverse statistiche parlano comunque di una penalizzazione media del 25-30%.

 

 

Opzione donna: proroga e risparmio delle risorse

Non è allora difficile capire il perché sia probabile una proroga dell’opzione donna: grazie alle decurtazioni dell’assegno che il calcolo contributivo comporta, i risparmi a lungo termine per i conti pubblici sono notevoli.

La proroga dell’opzione, almeno per le nate nell’ultimo trimestre del 1957 e del 1958, in base alla valutazione delle risorse risparmiate dovrebbe essere sicura. Bisogna però considerare che le politiche attuali, adottate nell’ambito previdenziale, hanno poca lungimiranza e mirano a un risparmio nell’immediato: in pratica, chi decide non valuta il risparmio negli anni, ma valuta il minor numero di pensionamenti nell’immediato. Si preferisce, insomma, “risparmiare 10 oggi per spendere 100 domani”, piuttosto che “spendere 10 oggi per risparmiare 100 domani”.

Le possibilità di proroga sono quindi ancora incerte: per saperne di più dovremo attendere il prossimo 30 settembre, quando saranno rese note le risorse risparmiate.


[1] L. 243/2004.

[2] Inps nota 145949/2015.

 


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Commenti
23 Set 2016 Ida Zautzik

Purtroppo chi ha contributi misti ( Ago + gestione separata) non può nemmeno prenderla in considerazione. E’ una disuguaglianza intollerabile……