Annullamento dell’ordine di demolizione per l’abuso edilizio
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23 Set 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Annullamento dell’ordine di demolizione per l’abuso edilizio

Che succede se il Tar annulla l’ordinanza di demolizione dell’immobile abusivo? Quali sono i riflessi sulla sospensione condizionale? La Cassazione fa il punto.

 

Con una sentenza di poche ore fa, la Corte di cassazione ha affermato che l’annullamento dell’ordinanza di demolizione di un immobile abusivo (con contestuale rilascio del permesso in sanatoria) giustifica pienamente l’inadempimento dell’ordine stesso. Di conseguenza, non c’è revoca della sospensione condizionale della pena e non è compromessa la possibilità di beneficiare dell’estinzione del reato. Infatti, se l’obbligo imposto dal giudice con la sospensione condizionale diviene impossibile per cause indipendenti dalla volontà del reo, l’infruttuosa scadenza del termine assegnato impedisce la revoca del beneficio, di cui ci si potrà ancora avvalere.

Abusi edilizi: le sanzioni e l’ordine di demolizione

La legge punisce chi realizza un intervento edilizio senza il permesso di costruire necessario, in totale difformità o con variazioni essenziali rispetto a tale atto [1]. In questi casi, il giudice penale può irrogare congiuntamente le sanzioni dell’arresto fino a due anni e dell’ammenda da 5.164 a 51.645 euro [2].

 

La stessa autorità giudiziaria è inoltre competente, con la medesima sentenza di condanna, ad ordinare la demolizione delle opere abusivamente realizzate [3]. L’ordine di demolizione, in particolare, non rappresenta una sanzione penale, ma ha natura amministrativa. Esso è volto alla tutela del territorio, ottenuta tramite il ripristino dello stato dei luoghi illecitamente modificato. Il suddetto ordine, quindi, non possiede una finalità propriamente punitiva, mirando invece a riparare il danno pubblico procurato con l’abuso edilizio.

La sospensione condizionale della pena

La sospensione condizionale della pena è una causa di estinzione del reato prevista dalla legge [4]. Essa è irrogata dal giudice quando si presume che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori illeciti.

 

Nell’emettere la sentenza, il giudice può subordinare il verificarsi dell’effetto estintivo del reato all’eliminazione, da parte del condannato, delle conseguenze dannose dello stesso (tramite, ad esempio, la demolizione delle opere abusive) [5]. In questo caso, se il reo provvede ad eseguire il comando imposto entro il termine stabilito dalla sentenza, il reato potrà dirsi estinto [6].

 

Al contrario, in caso di inadempimento o inerzia, si assisterà alla revoca automatica (senza la necessità di un ulteriore provvedimento giudiziale) della sospensione condizionale [7], con conseguente preclusione dell’effetto estintivo. Il termine assegnato dal giudice per l’adempimento dell’obbligo condizionante, quindi, va considerato come un elemento essenziale del beneficio concesso.

La Cassazione: l’annullamento dell’ordine di demolizione ne rende impossibile l’adempimento

Con la pronuncia in commento, la Cassazione ha affermato che l’annullamento dell’ordine di demolizione costituisce causa idonea a rendere impossibile l’adempimento del comando stesso [8]. Pertanto, non c’è nessun ostacolo al prodursi dell’effetto estintivo del reato. Nel caso di specie, il Tar aveva annullato la suddetta ordinanza e concesso il permesso di costruire in sanatoria (previo pagamento degli oneri legali previsti).

 

Ora, è necessario chiarire che la giurisprudenza, ormai pacifica sul punto, ritiene che se il reo, per causa indipendente dalla sua volontà, non ha adempiuto entro il termine fissato l’obbligo imposto dal giudice, resta per lui impregiudicata la possibilità di giovarsi dell’estinzione dell’illecito penale. La sopravvenienza dell’avvenimento non imputabile al colpevole, infatti, impedisce la revoca di diritto della sospensione condizionale [9].

 

Ebbene, secondo la Cassazione, una sentenza del Tar che annulli l’ordinanza di demolizione e conceda la sanatoria edilizia configura proprio un evento sopravvenuto, non dipendente dalla volontà del colpevole, che legittima l’inosservanza dell’obbligo imposto. Ne deriva che, in questo caso, il soggetto condannato in sede penale potrà lecitamente beneficiare dell’estinzione del reato derivante della sospensione condizionale e della mancata revoca della stessa.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 23 marzo – 19 settembre 2016, n. 38733

Presidente Grillo – Relatore Di Nicola

Ritenuto in fatto

1. V.L.R. ricorre per cassazione impugnando l’ordinanza indicata in epigrafe con la quale il tribunale di Tivoli, sezione distaccata di P., ha rigettato l’istanza con la quale l’interessata chiedeva dichiararsi l’estinzione del reato di cui alla sentenza del 31 ottobre 2006 del tribunale di Tivoli, confermata con la sentenza dei 13 maggio 2008 della Corte di appello di Roma e divenuta irrevocabile in data 19 dicembre 2008, di condanna per reati edilizi alla pena di venticinque giorni di arresto ed € 8500 di ammenda con ordine di demolizione dei manufatti abusivi.

2. Per la Cassazione dell’impugnata ordinanza la ricorrente articola un unico complesso motivo con il quale deduce l’erronea applicazione della legge penale (art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. in relazione all’articolo 167 cod. pen.) sul rilievo che la stessa non aveva provveduto alla demolizione imposta dalla sentenza avendo ottenuto tempestivamente dal Tar l’annullamento dell’ordinanza di demolizione e correlativamente la sanatoria, provvedendo al pagamento degli oneri previsti

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[1] Art. 31 D.P.R. n. 380/2001.

[2] Art. 44, lett. b), D.P.R. n. 380/2001.

[3] Art. 31, comma 9, D.P.R. n. 380/2001.

[4] Art. 163 cod. pen.

[5] Art. 165 cod. pen.

[6] Art. 167 cod. pen.

[7] Art. 168 cod. pen.

[8] Cass. sent. n. 38733/2016 del 19/09/2016.

[9] Cass. sent. n. 26744/2015 del 30/04/2015.

 


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