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Lo sai che? Pubblicato il 23 settembre 2016

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Lo sai che? Annullamento dell’ordine di demolizione per l’abuso edilizio

> Lo sai che? Pubblicato il 23 settembre 2016

Che succede se il Tar annulla l’ordinanza di demolizione dell’immobile abusivo? Quali sono i riflessi sulla sospensione condizionale? La Cassazione fa il punto.

Con una sentenza di poche ore fa, la Corte di cassazione ha affermato che l’annullamento dell’ordinanza di demolizione di un immobile abusivo (con contestuale rilascio del permesso in sanatoria) giustifica pienamente l’inadempimento dell’ordine stesso. Di conseguenza, non c’è revoca della sospensione condizionale della pena e non è compromessa la possibilità di beneficiare dell’estinzione del reato. Infatti, se l’obbligo imposto dal giudice con la sospensione condizionale diviene impossibile per cause indipendenti dalla volontà del reo, l’infruttuosa scadenza del termine assegnato impedisce la revoca del beneficio, di cui ci si potrà ancora avvalere.

Abusi edilizi: le sanzioni e l’ordine di demolizione

La legge punisce chi realizza un intervento edilizio senza il permesso di costruire necessario, in totale difformità o con variazioni essenziali rispetto a tale atto [1]. In questi casi, il giudice penale può irrogare congiuntamente le sanzioni dell’arresto fino a due anni e dell’ammenda da 5.164 a 51.645 euro [2].

La stessa autorità giudiziaria è inoltre competente, con la medesima sentenza di condanna, ad ordinare la demolizione delle opere abusivamente realizzate [3]. L’ordine di demolizione, in particolare, non rappresenta una sanzione penale, ma ha natura amministrativa. Esso è volto alla tutela del territorio, ottenuta tramite il ripristino dello stato dei luoghi illecitamente modificato. Il suddetto ordine, quindi, non possiede una finalità propriamente punitiva, mirando invece a riparare il danno pubblico procurato con l’abuso edilizio.

La sospensione condizionale della pena

La sospensione condizionale della pena è una causa di estinzione del reato prevista dalla legge [4]. Essa è irrogata dal giudice quando si presume che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori illeciti.

Nell’emettere la sentenza, il giudice può subordinare il verificarsi dell’effetto estintivo del reato all’eliminazione, da parte del condannato, delle conseguenze dannose dello stesso (tramite, ad esempio, la demolizione delle opere abusive) [5]. In questo caso, se il reo provvede ad eseguire il comando imposto entro il termine stabilito dalla sentenza, il reato potrà dirsi estinto [6].

Al contrario, in caso di inadempimento o inerzia, si assisterà alla revoca automatica (senza la necessità di un ulteriore provvedimento giudiziale) della sospensione condizionale [7], con conseguente preclusione dell’effetto estintivo. Il termine assegnato dal giudice per l’adempimento dell’obbligo condizionante, quindi, va considerato come un elemento essenziale del beneficio concesso.

La Cassazione: l’annullamento dell’ordine di demolizione ne rende impossibile l’adempimento

Con la pronuncia in commento, la Cassazione ha affermato che l’annullamento dell’ordine di demolizione costituisce causa idonea a rendere impossibile l’adempimento del comando stesso [8]. Pertanto, non c’è nessun ostacolo al prodursi dell’effetto estintivo del reato. Nel caso di specie, il Tar aveva annullato la suddetta ordinanza e concesso il permesso di costruire in sanatoria (previo pagamento degli oneri legali previsti).

Ora, è necessario chiarire che la giurisprudenza, ormai pacifica sul punto, ritiene che se il reo, per causa indipendente dalla sua volontà, non ha adempiuto entro il termine fissato l’obbligo imposto dal giudice, resta per lui impregiudicata la possibilità di giovarsi dell’estinzione dell’illecito penale. La sopravvenienza dell’avvenimento non imputabile al colpevole, infatti, impedisce la revoca di diritto della sospensione condizionale [9].

Ebbene, secondo la Cassazione, una sentenza del Tar che annulli l’ordinanza di demolizione e conceda la sanatoria edilizia configura proprio un evento sopravvenuto, non dipendente dalla volontà del colpevole, che legittima l’inosservanza dell’obbligo imposto. Ne deriva che, in questo caso, il soggetto condannato in sede penale potrà lecitamente beneficiare dell’estinzione del reato derivante della sospensione condizionale e della mancata revoca della stessa.

note

[1] Art. 31 D.P.R. n. 380/2001.

[2] Art. 44, lett. b), D.P.R. n. 380/2001.

[3] Art. 31, comma 9, D.P.R. n. 380/2001.

[4] Art. 163 cod. pen.

[5] Art. 165 cod. pen.

[6] Art. 167 cod. pen.

[7] Art. 168 cod. pen.

[8] Cass. sent. n. 38733/2016 del 19/09/2016.

[9] Cass. sent. n. 26744/2015 del 30/04/2015.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 23 marzo – 19 settembre 2016, n. 38733

Presidente Grillo – Relatore Di Nicola

Ritenuto in fatto

1. V.L.R. ricorre per cassazione impugnando l’ordinanza indicata in epigrafe con la quale il tribunale di Tivoli, sezione distaccata di P., ha rigettato l’istanza con la quale l’interessata chiedeva dichiararsi l’estinzione del reato di cui alla sentenza del 31 ottobre 2006 del tribunale di Tivoli, confermata con la sentenza dei 13 maggio 2008 della Corte di appello di Roma e divenuta irrevocabile in data 19 dicembre 2008, di condanna per reati edilizi alla pena di venticinque giorni di arresto ed € 8500 di ammenda con ordine di demolizione dei manufatti abusivi.

2. Per la Cassazione dell’impugnata ordinanza la ricorrente articola un unico complesso motivo con il quale deduce l’erronea applicazione della legge penale (art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. in relazione all’articolo 167 cod. pen.) sul rilievo che la stessa non aveva provveduto alla demolizione imposta dalla sentenza avendo ottenuto tempestivamente dal Tar l’annullamento dell’ordinanza di demolizione e correlativamente la sanatoria, provvedendo al pagamento degli oneri previsti dalla legge, con la conseguenza che, stante il contrasto tra giudicati, non doveva provvedere alla demolizione ordinata con la sentenza ed invece poteva, come previsto dalla legge, ottenere i benefici connessi alla sanatoria richiesta (ed ottenuta) ed alla sentenza n. 697 del 2010 del Tar di annullamento dell’ordine di demolizione. In siffatto contesto, del tutto pacifico, il giudice avrebbe dovuto dichiarare l’estinzione dei reato ai sensi dell’articolo 167 cod. pen. e non invece ritenere irrilevante l’annullamento dell’ordine di demolizione disposto dal Tar sul presupposto che la ricorrente avrebbe dovuto invece ottemperare all’ordine di demolizione contenuto in sentenza e non eseguito.

Considerato in diritto

1. II ricorso è fondato nei limiti e sulla base delle considerazioni che seguono.

2. La Corte di cassazione ha costantemente affermato (per tutte, Sez. 3, n. 26744 del 30/04/2015, De Francisci, Rv. 264024) il principio, cui si è evidentemente ispirato il giudice dell’esecuzione, secondo il quale, in tema di sospensione condizionale della pena, il mancato adempimento, entro il termine fissato, dell’obbligo di demolizione dell’immobile abusivo – cui sia stata subordinata la concessione del beneficio di cui all’art. 163 cod. pen. – determina la revoca della sospensione condizionale della pena la quale, operando di diritto, preclude che possa essere dichiarato l’effetto estintivo di cui all’art. 167 cod. pen., rendendo di conseguenza irrilevante il sopravvenuto rilascio del permesso di costruire in sanatoria. La ragione di ciò si rinviene nel fatto che il termine per l’adempimento, sulla base del principio di obbligatorietà ed effettività della pena, costituisce un elemento essenziale della concessione del beneficio, ed entro tale termine, pena la revoca in sede esecutiva, deve essere assolto l’obbligo condizionante. È tuttavia fatta salva l’ipotesi di sopravvenuta impossibilità non dipendente da atto volontario dell’interessato, con la conseguenza che il giudice dell’esecuzione è tenuto a motivare su questioni, invocate nel caso di specie dalla ricorrente (annullamento da parte del Tar dell’ordine di demolizione e conseguimento postumo dei permesso in sanatoria) che investano l’esistenza di cause che abbiano reso impossibile l’adempimento.

Ne deriva che l’annullamento dell’ordine di demolizione con sentenza irrevocabile dei giudice amministrativo oppure la legittima concessione del permesso in sanatoria, intervenuti prima della scadenza del termine fissato per l’adempimento dell’obbligo di demolizione, esplicano la loro efficacia impedendo, per fatto sopravvenuto indipendente dalla volontà dell’interessato, la revoca del beneficio di cui all’art. 163 cod. pen., e lasciando pertanto impregiudicata la possibilità di avvalersi dell’effetto estintivo di cui all’art. 167 cod. pen.

Nel caso in esame, il giudice dell’esecuzione non ha motivato su tali decisivi punti con la conseguenza che a ciò dovrà porre riparo il giudice del rinvio il quale si atterrà al seguente principio di diritto: l’annullamento dell’ordine di demolizione con sentenza irrevocabile del giudice amministrativo oppure la legittima concessione dei permesso in sanatoria, intervenuti prima della scadenza del termine fissato per l’adempimento dell’obbligo di demolizione, esplicano la loro efficacia rappresentando valide cause che ne rendono impossibile l’osservanza, sicché impediscono, per fatto sopravvenuto indipendente dalla volontà del condannato, la revoca del beneficio di cui all’art. 163 cod. pen., lasciando pertanto impregiudicata la possibilità per l’interessato di avvalersi, sussistendone le condizioni, dell’effetto estintivo di cui all’art. 167 cod. pen.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Tivoli per nuovo esame.

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