Recesso dal contratto: quando e come è possibile
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23 Set 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Recesso dal contratto: quando e come è possibile

Il recesso: di natura convenzionale e legale, gratuito e non. La multa penitenziale e la caparra confirmatoria. Come e quando comunicare il recesso.

 

Un contratto, di regola, impegna e vincola tutte le parti. In termini poveri, nessuna di esse può sottrarsi agli effetti del patto concluso, se non di comune accordo. Quindi, per sciogliere un contratto è necessario il consenso di tutti i contraenti: in tal caso, si dice che il contratto si è sciolto per mutuo consenso.

 

Alla regola generale, poc’anzi descritta, fanno eccezione le ipotesi in cui è riconosciuto, invece, il diritto di recesso. Se previsto, esso dà la possibilità alla parte del contratto che lo esercita, di sciogliere il patto di propria iniziativa e, cioè, senza  il consenso dell’altro contraente.

 

 

Il diritto di recesso è previsto dalla legge?

Assolutamente si [1] e, in particolare, la normativa, in generale, prevede due tipi di recesso:

 

1) quello convenzionale.

In questo caso, il recesso è frutto di un patto espresso tra le parti. Esse, quindi stabiliscono, di mutuo accordo, che una o magari entrambe possano recedere dal contratto. In buona sostanza, si specifica tutto ciò all’interno di una clausola apposita.

2) quello legale.

In questa ipotesi, è la legge a prevederlo, come avviene, ad esempio, con il contratto di affitto, con i contratti per le forniture di acqua, luce e gas, con le vendite a distanza, ecc. In altri termini, la legge stabilisce chi e quando può esercitare il diritto di recesso, cioè il diritto di sciogliere il contratto, senza che sia necessario il consenso della controparte.

 

 

Il diritto di recesso è gratuito?

In alcuni casi lo è, come ad esempio per il recesso, di natura legale, esercitato nei 14 giorni successivi alla sottoscrizione di un contratto a distanza, in altri, invece, potrebbe essere previsto un corrispettivo.

 

In altre parole, le parti di un contratto potrebbero aver pattuito la possibilità di esercitare il diritto di recesso, ma a condizione di versare una certa cifra: questa somma da pagare è tecnicamente definita multa penitenziale [2]. Nell’ipotesi descritta, chi vuole recedere dal contratto se non salda “l’obolo” pattuito non potrà ottenere l’effetto voluto, cioè quello di sciogliere il contratto e di disimpegnarsi.

 

 

Caparra confirmatoria, inadempimento e recesso: cosa significano?

Come già dettagliatamente illustrato nell’articolo, cos’è la caparra confirmatoria nel preliminare, le parti potrebbero aver previsto il versamento di una certa somma a titolo d’anticipo sul prezzo totale pattuito. Tale cifra, sempre secondo la volontà dei contraenti, rappresenta anche la misura del risarcimento dovuto nel caso d’inadempimento di una delle parti. Ebbene, se sussistono entrambe le condizioni, l’anticipo versato è tecnicamente chiamato caparra confirmatoria.

 

Ad esempio, se la caparra prevista è di natura confirmatoria, ed è effettivamente versata, la parte che l’ha ricevuta, di fronte all’inadempimento dell’altro contraente, può tranquillamente trattenerla e recedere dal contratto, cioè scioglierlo senza subire alcuna conseguenza.

 

Per meglio chiarire ancora, poniamo l’esempio del contratto preliminare di un immobile, dell’anticipo versato, a titolo di caparra confirmatoria, dal futuro compratore, dell’impossibilità sopravvenuta, per lo stesso, di concludere l’acquisto, perché magari non è riuscito ad ottenere il mutuo dalla banca. Ebbene, in questa ipotesi, il venditore potrà recedere dal contratto, trattenendosi, altresì e legittimamente, la caparra ricevuta.

 

 

Come e quando comunicare il recesso?

Incominciamo col dire che il recesso è tecnicamente definito un atto unilaterale recettizio, il che significa che, per produrre i suoi effetti, deve essere opportunamente comunicato al destinatario.

 

La forma da utilizzare è senza alcun dubbio quella scritta. La comunicazione deve essere inviata in maniera tale che non possa in alcun modo essere smentita da colui che la riceve (lettera racc.ta a.r oppure tramite posta elettronica certificata inviata ad altro indirizzo di posta elettronica certificata). Ad esempio, in materia di contratti per la visione dei programmi televisivi a pagamento, il recesso va inviato tramite racc.ta a.r.

 

Per quanto riguarda, invece, i termini entro i quali è possibile esercitare il recesso, essi variano da caso a caso. Per il recesso di natura convenzionale, cioè quello voluto dalla parti del contratto, bisognerà fare riferimento a quanto pattuito dalle stesse, tenendo conto che, per legge, il recesso non può mai essere esercitato se il contratto ha avuto un principio di esecuzione [3].

 

Per i contratti di fornitura di acqua, luce e gas, non c’è un termine per il recesso. Esso può essere esercitato in qualsiasi momento dall’utente, che magari decide di chiudere il contratto oppure di passare ad un altro fornitore.

 

Per i contratti a distanza, invece, il termine è di 14 giorni dalla data di sottoscrizione del contratto. In questo caso, per stabilire se l’utente ha tempestivamente comunicato il recesso è sufficiente far riferimento alla data di spedizione della lettera.


[1] Art. 1373 cod. civ.

[2] Art. 1373, 3° co. cod. civ.

[3] Art. 1373, 1° co. cod. civ.

 

 


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