Invalido per lo Stato ma non per l’Inps, è possibile?
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25 Set 2016
 
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Noemi Secci
 


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Invalido per lo Stato ma non per l’Inps, è possibile?

Inabilità allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa riconosciuta ai dipendenti pubblici e ai lavoratori del settore privato: quali differenze?

 

È possibile essere riconosciuti inabili ed ottenere la dispensa dal servizio, ma non essere riconosciuti inabili dall’Inps per ottenere i benefici legati al possesso d’invalidità civile? La risposta è positiva, nonostante suoni come un paradosso: ancora di più se consideriamo che, dal 1° gennaio.1996, la Legge Dini [1] ha esteso ai pubblici dipendenti la pensione per inabilità assoluta e permanente allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, già prevista per i lavoratori del settore privato iscritti all’Inps.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza sui requisiti necessari per ottenere il riconoscimento dello stato d’inabilità, per i dipendenti pubblici e i lavoratori del settore privato.

 

 

Inabilità: requisiti

I requisiti contributivi e sanitari utili perché il dipendente pubblico ottenga l’inabilità a qualsiasi attività lavorativa sono gli stessi previsti per l’inabilità dei lavoratori privati. In particolare, il lavoratore deve essere in possesso:

  • di una certificazione medico legale, redatta da parte delle competenti Commissioni, dalla quale risulti che il dipendente è permanentemente impossibilitato a svolgere qualsiasi attività lavorativa, a causa di difetto fisico o mentale;
  • di un’anzianità contributiva di almeno 5 anni, di cui almeno 3 accreditati nel quinquennio precedente alla decorrenza della pensione di inabilità.

Per ottenere il trattamento previdenziale, è inoltre necessaria la risoluzione del rapporto di lavoro per infermità, non dipendente da causa di servizio, che determina uno stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

 

 

Inabilità: procedura per i dipendenti pubblici

Nonostante i requisiti sostanziali richiesti per ottenere l’inabilità assoluta e permanente allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa siano gli stessi, la procedura per l’ottenimento dell’inabilità è differente, a seconda che il soggetto interessato sia un lavoratore del settore pubblico o meno.

Per quanto concerne i dipendenti pubblici, difatti, deve essere presentata una domanda all’ente presso cui il lavoratore presta o ha prestato l’ultimo servizio, con allegato un certificato medico che attesti lo stato di inabilità assoluta e permanente allo svolgimento di  qualsiasi attività lavorativa.

L’amministrazione, una volta ricevuta la domanda, deve:

  • disporre l’accertamento sanitario presso le Commissioni mediche di verifica (CMV; nei casi in cui il paziente abbia difficoltà a spostarsi l’accertamento può essere anche domiciliare);
  • una volta ricevuto il verbale che attesta lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa, deve provvedere a risolvere il rapporto di lavoro;
  • inoltre, deve richiedere la liquidazione della pensione alla sede provinciale dell’Inpdap.

 

 

Inabilità e riconoscimento dei benefici per gli invalidi civili

Sfortunatamente, il riconoscimento dello stato d’inabilità assoluta e permanente allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa da parte della Commissione medica di verifica non dà diritto al riconoscimento dei benefici per gli invalidi civili da parte dell’Inps, ai quali invece ha diritto il lavoratore privato a cui è riconosciuta la pensione d’inabilità. A decorrere dal 1º aprile 2007 [2], difatti, sono state trasferite all’Inps le funzioni in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità già di competenza delle Commissioni mediche di verifica.

La procedura per il riconoscimento della pensione d’inabilità per i lavoratori del settore privato, essendo invece di esclusiva competenza dell’Inps, è unificata e prevede, grazie al trasferimento delle competenze, il riconoscimento dei benefici legati all’invalidità civile e, sussistendo i requisiti sanitari, anche dei benefici legati all’handicap, alla cecità, alla sordità e alla non autosufficienza.

La commissione preposta agli accertamenti sanitari è un’apposita commissione medica Asl integrata da un medico dell’Inps (CMI).

 

 

Inabilità riconosciuta dalla sola Commissione medica di verifica

In base a quanto esposto, il dipendente pubblico che necessita del riconoscimento dei benefici legati all’invalidità civile, pur essendo dichiarato dalla CMV in possesso d’inabilità assoluta e permanente allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, è comunque tenuto ad inoltrare domanda d’invalidità all’Inps ed a sottoporsi agli accertamenti della CMI. Accertamenti che, paradossalmente, possono avere esiti diversi rispetto a quelli effettuati dalla CMV, come nel caso in cui il lavoratore sia dichiarato inabile dalla prima commissione e gli sia invece riconosciuta una percentuale d’invalidità inferiore dalla Commissione Inps. Questo, nonostante, come chiarito dalla normativa in materia [3], lo stato riconosciuto dalla CMV, nei casi d’inidoneità psicofisica permanente assoluta, consista nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Non vi sono fonti normative ufficiali, difatti, che impongono alla Commissione Medica Integrata di adeguarsi a quanto esposto nel verbale della Commissione Medica di Verifica, nonostante la CMI, nella sua valutazione, debba basarsi anche su eventuali precedenti verbali rilasciati da differenti commissioni mediche.

In questi casi, vi sono comunque i presupposti per inoltrare ricorso contro la decisione della Commissione Medica Integrata.

 

 

Verbale d’invalidità dell’Inps: come presentare ricorso

In particolare, è possibile contestare il verbale della Commissione Medica Integrata presentando ricorso al Tribunale competente.

Dal 1° gennaio 2012 il ricorso deve essere preceduto da un’istanza di accertamento tecnico-preventivo [4], che va presentata alla sezione lavoro e previdenza del Tribunale territorialmente competente entro 180 giorni dalla data di ricevimento del verbale di accertamento dell’Inps.  Durante l’accertamento tecnico-preventivo è verificata la condizione sanitaria dell’interessato: a tal fine il giudice deve nominare un medico legale, che può essere affiancato dai medici legali nominati dall’Inps e dall’interessato stesso. Il medico legale, esaminata la documentazione ed eventualmente visitato l’interessato, deve presentare al Tribunale una relazione: se il suo parere è favorevole e non vi sono contestazioni, l’Inps deve adeguarsi  e liquidare eventuali prestazioni dovute entro 120 giorni dalla notifica del provvedimento emanato dal giudice.

Se la relazione del medico legale è negativa, o se è positiva e l’Inps presenta delle contestazioni,  è necessario presentare il ricorso al Tribunale entro 30 giorni dal deposito delle contestazioni.


[1] L.335/1995.

[2] Art. 10 D.L. 230/2005.

[3] DPR 171/2011.

[4] Art. 445 bis C.p.c.

 


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